Europe in the G-20 world
La conferenza è stata introdotta da una discussione generale su un quesito di fondo: nei nuovi equilibri internazionali, l’Europa è destinata in ogni caso a perdere rilevanza?
La conferenza è stata introdotta da una discussione generale su un quesito di fondo: nei nuovi equilibri internazionali, l’Europa è destinata in ogni caso a perdere rilevanza?
Sono oltre dieci i punti percentuali di differenziale di crescita che negli ultimi 10 anni separano l’Italia dalla media dei paesi dell’eurozona: e se è vero che alcuni di questi hanno avuto una crescita non sostenibile, perché basata sull’espansione dell’indebitamento privato o pubblico, resta comunque penalizzante il confronto con paesi più virtuosi come Germania e, soprattutto, Francia. Tale ritardo è in parte dovuto alle difficoltà del Mezzogiorno, che si presenta oggi come pericolosamente simile alla Grecia, e su molti fattori anche nettamente più debole.
Solo l’anno scorso, in media, le famiglie italiane hanno speso più di 35 miliardi di euro per la mobilità. Sempre nel 2009 il costo della congestione nelle aree metropolitane è stato di circa 9 miliardi di euro. Solo a Roma, per esempio, si bruciano dai 12 ai 15 milioni di carburante, a cui vanno aggiunti i costi prodotti dall’aumento dell’inquinamento urbano ed extraurbano e dall’incidentalità.
L’Europa, grazie ai suoi legami storici e alle competenze nei settori strategici, può svolgere un ruolo di primo piano nel coinvolgere gli attori locali più dinamici e indirizzare risorse esterne verso programmi costruttivi. Il governo e le iniziative private sono entrambi indispensabili, perchè le attività economiche non possono prescindere dalle più ampie condizioni politiche e di sicurezza.
Export: motore della crescita del Paese e, al contempo, specchio di un sistema produttivo proiettato verso il mondo. Questa duplice caratterizzazione delle esportazioni italiane rappresenta, da oltre un decennio, un argomento preminente nel dibattito pubblico relativo alla competitività dell’economia nazionale in epoca di globalizzazione.
Radici da declinare al plurale, come composizione di un mosaico di contributi e significati, a volte anche conflittuali. Le fondamenta della cultura italiana non possono essere altrimenti descritte: una pluralità di conoscenze, costumi e saperi che hanno maturato nel tempo un carattere unitario. Il risultato è una originale composizione delle differenze generate da tre grandi epoche storiche segnate rispettivamente dalla preponderanza dei Comuni medievali, dalle nuove teorie scientifiche di matrice rinascimentale e dalla rivoluzione industriale.
Al centro del dibattito, organizato in collaborazione con l’ISPI e il TG1, un bilancio del primo anno della Presidenza Obama, una valutazione della crisi economico-finaziaria e degli strumenti messi a punto per superarla, nonché il rapporto tra la nuova amministrazione e l’Europa.
Il dibattito sulla necessità di ampliare l’orizzonte degli indicatori economici – in particolare quello sulla misurazione del PIL – ha suscitato, all’estero come in Italia, un’ampia serie di riflessioni. Lo studio Aspen Institute-Fondazione Edison, “L’Italia nella nuova geo-economia del G20”, intende essere un contributo a tale discussione.Dallo studio emerge un’Italia meglio posizionata rispetto alle classifiche tradizionali. Il confronto con le altre economie industrializzate è favorevole in una moltitudine di campi.
La riflessione su come misurare l’economia e la società è molto maturata negli ultimi anni, spingendosi oltre il concetto di Prodotto Interno Lordo. Ciò è vero al livello degli istituti nazionali di statistica, delle maggiori organizzazioni internazionali, e del mondo accademico e della ricerca: esiste oggi una vasta rete di conoscenze e di dati che consentono una visione assai più completa delle attività economiche e del loro effettivo valore.
Il 2009 segna due importanti momenti per l’Europa: nel 1989 cadeva il muro di Berlino e, con l’entrata in vigore lo scorso 1° dicembre del Trattato di Lisbona, si chiude la terza tappa della costruzione europea: quella che dal 1990 ad oggi ha prodotto il grande allargamento ai nuovi Paesi membri e il primo tentativo di costituzione europea. La prima tappa – che va dal 1950 al 1970 – aveva visto la creazione del mercato comune e della Comunità Europea; nella seconda – che va dal 1970 al 1990 – sono stati posti i fondamenti dell’Unione politica e dell’Euro.
La crisi finanziaria internazionale ha avuto, fra gli altri, l’effetto negativo di interrompere la riflessione sui problemi del mercato del risparmio in Italia e sulle azioni da intraprendere per superarli. I segnali di debolezza sul fronte del risparmio emergevano già dalla fine degli anni Novanta, ma sono deflagrati con più chiara evidenza per via delal crisi.
La discussione ha preso l’avvio dal metodo scientifico, evidenziando la complessa e spesso difficile interazione delle scienze “esatte” con la politica e soprattutto con i mezzi di informazione – filtro indispensabile per raggiungere l’opinione pubblica e di riflesso anche le elites.
A Palazzo Litta, a Milano, si è tenuta la quattordicesima edizione della conferenza annuale degli Amici di Aspen che ha proposto una riflessione su come il binomio cultura e innovazione possano innescare nuove forme di leadership in grado di far ripartire anche la vita economica, con particolare attenzione al tessuto imprenditoriale.
La semplificazione normativa costituisce, in termini di sviluppo economico e di competitività, una fondamentale sfida per la modernizzazione del Paese. Gli oneri burocratici inutili che gravano sui cittadini e sulle imprese, conseguenza dell’applicazione di normative ormai obsolete, rappresentano una vera e propria tassazione occulta, un freno a mano tirato per l’economia che deve ripartire.
In collaborazione con The Aspen Institute è stata promossa una riflessione sull’attualità dei valori dell’Illuminismo, attraverso l’interpretazione di oltre quaranta testi di autori americani ed europei, fra cui diversi italiani. La rilettura di queste fonti del pensiero contemporaneo si è avviata con l’esame delle contraddizioni del nostro tempo fra idealismo universalista e necessità di dare risposte concrete a problemi di dimensione mondiale.
Quando Charles De Gaulle incontrò André Malraux all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, gli disse “D’abord le passé”, intendendo che il senso della storia permette a ognuno di rivolgere lo sguardo al passato per uscire da una fase critica presente e costruire il futuro.