Assessing Globalization
Nella discussione sulla globalizzazione l’attenzione si è ovviamente concentrata sulla crisi finanziaria, anche se poi l’analisi degli aspetti si breve periodo ha ceduto il passo a quella di medio e lungo termine.
Nella discussione sulla globalizzazione l’attenzione si è ovviamente concentrata sulla crisi finanziaria, anche se poi l’analisi degli aspetti si breve periodo ha ceduto il passo a quella di medio e lungo termine.
Una riflessione – mirata al settore delle PMI – su come favorire e tutelare la concorrenza in un contesto geopolitico e geoeconomico inasprito, valutandone gli aspetti regolatori interni ed europei è il tema scelto per la tredicesima edizione della conferenza annuale degli Amici di Aspen. Per aprire il dibattito e avere il polso della situazione, il Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha tracciato uno stato dell’arte e ha colloquiato con esponenti del mondo dell’impresa e dell’accademia.
Nel 2030, i consumi mondiali di energia, trainati dall’incalzante sviluppo economico di Cina e India, potranno superare anche del 50% i livelli attuali. Le fonti fossili continueranno a giocare il ruolo più importante e – in particolare – gli idrocarburi saranno chiamati a soddisfare più della metà del fabbisogno energetico mondiale. La concentrazione delle riserve di petrolio e gas naturale in aree del pianeta a incerta stabilità politica complica tale scenario e apre importanti interrogativi sulla sostenibilità del futuro assetto energetico mondiale.
L’estendersi e l’aggravarsi della crisi finanziaria mondiale evidenzia un fallimento dei mercati. Si chiude un’epoca di mercati senza regole e finisce l’illusione che l’economia “solida”, in particolare l’edilizia residenziale, si potesse trasformare in economia “liquida”, in finanza deregolamentata. La pervasività delle tecnologie digitali, risorsa fondamentale della globalizzazione, non è di aiuto nella localizzazione dei titoli “tossici”: l’incertezza sulla loro consistenza e concentrazione aggrava la crisi.
Non è in discussione il diritto della Chiesa di partecipare al dibattito pubblico, ma lo Stato deve rimanere laico e le leggi non possono essere conformate alla convinzione di una parte soltanto, ma devono essere per tutti. Si tratta allora di trovare nuovi equilibri tra religione e politica su temi che interessano la dimensione individuale e collettiva delle società del XXI secolo.
Gli andamenti demografici, l’innovazione tecnologica, le aspettative dei cittadini: sono queste le sfide di maggior rilievo che oggi, e ancora di più negli anni a venire, è chiamata ad affrontare la sanità in tutti i principali Paesi a welfare ed economia avanzati. Nel sistema italiano queste sfide assumono un rilievo ancor più significativo, in quanto il capitolo “sanità” rappresenta, subito dopo le pensioni, la voce più ingombrante della spesa pubblica.
Affermare astrattamente dei valori è un esercizio facile, ma praticarli richiede impegno e un chiaro quadro di riferimento. Tale quadro non può prescindere dal confronto tra il relativismo dell’etica laica e l’etica religiosa, che afferma un sistema di valori universali.
Il concetto di “human security” è incentrato sul miglioramento delle condizioni complessive di sicurezza – anche economica – delle popolazioni civili in un teatro di crisi o post-conflitto. Dunque, richiede l’adozione di priorità diverse rispetto ai più tradizionali concetti di sicurezza nazionale, o anche di “state building” e “nation building”.
I rapporti bilaterali tra Italia e Israele sono diventati negli ultimi anni più intensi e proficui, anche se sul piano delle grandi questioni strategiche ed economiche il livello europeo è quello più appropriato. In parte per effetto dell’11 settembre, è cresciuto l’interesse per le ragioni profonde dei problemi della regione Medio Oriente/ Mediterraneo: ciò ha reso più evidente l’importanza dei fattori sociali e politici interni. E in questa prospettiva risaltano i caratteri peculiari di Israele come una sorta di avamposto dell’Occidente.
Ricominciare a “fare banca”, senza rinnegarne la natura di impresa a pieno titolo, ma riaffermando la sua intrinseca diversità rispetto a ogni altro genere di attività imprenditoriale. Smaltiti gli entusiasmi acritici per un modello orientato unicamente alla massimizzazione del profitto, in Italia si torna a discutere di uno schema di intermediazione finanziaria più responsabile di fronte alla collettività.
E’ ormai sempre più diffuso il convincimento che la realizzazione del nuovo assetto dei rapporti finanziari tra Stato ed enti territoriali prefigurato dalla riforma costituzionale del 2001 rappresenti un appuntamento ineludibile nell’agenda politica dei prossimi mesi.
I diritti umani si possono definire come quei diritti inalienabili che spettano a ogni individuo. La tradizione dei diritti umani risale al mondo antico e fu codificata nel diritto romano, per essere poi richiamata come fondamento dell’indipendenza politica delle entità feudali e infine cristallizzata nella Magna Charta del 1215.
Nel suo significato moderno e in rapporto ai governi, il concetto dei diritti umani presume che i governi abbiano il dovere di non causare danno ma anche di proteggere attivamente i diritti fondamentali.
Sulle origini del forte rallentamento americano rimangono analisi diverse: la bolla del mercato immobiliare, i mutui subprime come specifico fenomeno speculativo, i più generali squilibri dell’economia statunitense. L’attenzione si concentra inevitabilmente sul settore finanziario, ma le dinamiche dei prezzi sono egualmente importanti, per o produttori come per i consumatori.
Il ricordo del contributo dato da Giovanni Agnelli alla solidità del rapporto Italia-Stati Uniti è stato il punto di partenza di una conferenza volta a sottolineare una doppia esigenza: da una parte, l’importanza di salvaguardare la eredità storica del rapporto transatlantico, dall’altra, il bisogno di adattare costantemente le politiche e i fori di dialogo alle sfide del momento.
La forma e la bellezza, la gioia e la pazienza nella sofferenza, il senso del reale, l’allergia a certe forme di retorica, la lontananza dall’astrazione e il rifiuto di una “tradizione psicologica”: sono questi alcuni dei tratti distintivi che nei secoli hanno contribuito a creare un’identità italiana, quella, per intenderci, che affascinava personaggi, noti e non, del bel mondo europeo e li induceva- quasi soggiogati da una sorta di imperativo categorico – a compiere il famoso “Viaggio in Italia”.
Lo scenario economico globale soffre di una crescita mondiale in rallentamento, degli effetti della recente crisi finanziaria americana, degli squilibri valutari tra dollaro ed euro e di una inflazione in ripresa dovuta all’incremento dei prezzi delle materie prime, non solo energetiche. Il complicarsi degli scenari economici, finanziari e valutari mondiali impone alle imprese italiane e al sistema Paese un diverso approccio per aumentare competitività e crescita, ben sapendo di non poter prescindere dai vincoli di bilancio UE nonché da quelli del Patto di Stabilità e Crescita.
Globalizzazione, erosione dei requisiti classici della sovranità nazionale, rivoluzione tecnologica, finanziarizzazione dell’economia. Il contesto è al centro del dibattito pubblico ormai da diversi anni, in Italia e all’estero. In che modo arginare lo smottamento generato da fenomeni globali dalla portata in larga misura imprevista? Come fronteggiare i rischi e sfruttare le opportunità di una trasformazione impetuosa?
Il workshop internazionale si è concentrato anzitutto sul dibattito interno, attualmente in corso in Russia, che vede protagoniste varie scuole di pensiero nonostante la stretta del regime sul dissenso politico e i mezzi di informazione. È emerso un vasto consenso di fondo sul principale merito della presidenza Putin: aver consolidato lo Stato centrale e aver sfruttato la rendita energetica per accrescere il peso economico – e in parte politico – del paese sul piano internazionale.