Infrastrutture: utili e sostenibili
Un approccio innovativo al tema delle infrastrutture impone di ridefinirne la nozione e ridisegnarne i confini.
Un approccio innovativo al tema delle infrastrutture impone di ridefinirne la nozione e ridisegnarne i confini.
Tornare allo Stato: questa è la tendenza diffusa nei momenti di crisi economica. E l’oggi non fa eccezione. Ma è diverso il contesto: una rivoluzione copernicana investe la società, l’economia, la politica e la cultura. C’è necessità di un recupero di competitività, di aumento di investimenti e diminuzione del debito pubblico, laddove anche il risparmio privato, a causa della crisi non gode di ottima salute. Vanno rilanciati gli investimenti e si deve provvedere ad un razionale ricollocamento dei fattori produttivi.
I grandi avanzamenti della ricerca e le aumentate capacità diagnostiche garantite dai big data stanno facendo evolvere la medicina verso cure personalizzate, caratterizzate da una più marcata attenzione alla prevenzione.
In un contesto industriale in cui tutte le fasi del processo produttivo sono sempre più coinvolte dalla digitalizzazione e dall’avvento della manifattura 4.0 è necessario chiedersi come cogliere le opportunità della rivoluzione in atto. In un mondo fatto di atomi e di bit, se da un lato è necessario sviluppare i building blocks di questa ennesima rivoluzione industriale, dall’altro serve la capacità di combinarli per dare vita a innovazioni sempre più veloci e inarrestabili.
Il confronto internazionale nella formazione universitaria è una delle sfide poste dalla globalizzazione. Nella “competizione per i talenti”, l’Italia appare privilegiare l’obiettivo di un’apprezzabile qualità media dell’istruzione universitaria piuttosto che coltivare punte di eccellenza. Lo conferma l’evidenza che solo un ateneo italiano è classificato tra i primi duecento a livello mondiale, mentre nel confronto a livello di singole discipline l’Italia esprime diverse eccellenze.
A cosa serve la RAI? Ha ancora senso parlare di servizio pubblico radiotelevisivo?
Più di 40 anni fa la Corte costituzionale salvò il monopolio perché c’erano poche frequenze e il servizio pubblico era l’unico a garantire le libertà costituzionali. Invitò il Parlamento ad assumersi le responsabilità di indirizzo e controllo della RAI e impose all’azienda concessionaria di rappresentare e raccontare il pluralismo sociale e culturale del Paese.
Le agenzie delle Nazioni Unite con sede a Roma – il WFP (World Food Programme), l’IFAD (International Fund for Agricultural Development) e la FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) – sviluppano e attuano programmi essenziali per garantire la sicurezza alimentare e promuovere interventi umanitari a livello mondiale. La loro influenza è rafforzata da un’efficace collaborazione con imprese, ONG e governi nazionali, sempre più importante per mettere a punto progetti pilota e impiegare i fondi necessari allo sviluppo del sistema alimentare.
Il design è una componente cruciale del successo internazionale del made in Italy, al punto che è possibile utilizzare la metafora del petrolio a significare il suo valore per l’economia del Paese. Si tratta di una forma di “energia” che si nutre della storia, della cultura, del gusto, della bellezza che nei secoli hanno costruito l’immagine dell’Italia all’estero. Un’immagine che può contare su una forza di attrazione considerevole che le deriva dall’apprezzamento internazionale rispetto a uno stile di vita che continua a raccogliere successi a livello globale.
A differenza del passato la leadership si misura sulla capacità di costruire una squadra, di mantenerne lo spirito vincente, e di “fare” squadra. Quali sono gli elementi costitutivi di una squadra di successo? Come massimizzare il rendimento individuale dei singoli per ottimizzare quello complessivo? Servono più le sconfitte o le vittorie per migliorare il rendimento di un collettivo? Sono questi solo alcuni degli interrogativi che un leader deve necessariamente porsi nel tentativo di costruire un gruppo vincente, in qualsiasi campo esso si trovi ad operare.
L’industria agroalimentare italiana è uno dei settori più rappresentativi del made in Italy, non solo per il fascino da sempre esercitato a livello internazionale dal cibo italiano, ma anche per l’importanza economica del comparto. L’Italia infatti vanta la leadership europea nelle produzioni di nicchia protette da marchi come DOP e IGP e genera, anche grazie a queste attività, un valore economico complessivo di oltre 260 miliardi di euro (il 17% del PIL nazionale), con 3,3 milioni di addetti (il 13% dell’occupazione del Paese) e un export di 34 miliardi di euro.
Le imprese familiari costituiscono uno degli attori principali nel panorama economico europeo. Tuttavia, la crisi di questi ultimi anni (rectius: il cambiamento epocale) pongono interrogativi articolati e complessi: le aziende affrontano cambiamenti di luogo, contenuto delle attività, cultura e modo di operare. Agli interrogativi occorre rispondere con la concretezza, tipicamente imprenditoriale, e la riflessione, propriamente accademica. Si pone, quindi, come cruciale il confronto costruttivo e realistico tra l’imprenditoria e la ricerca.
I grandi flussi commerciali e finanziari nella regione del Mediterraneo e Medio oriente, da cui dipendono le concrete opportunità di rilancio economico, poggiano soprattutto sulle nuove reti energetiche (sia da fonti convenzionali che rinnovabili) e sul raddoppio del Canale di Suez, oltre al persistente ruolo dei grandi investitori del Golfo (in particolare attraverso i fondi sovrani).
Petrolio basso, forte crescita degli investimenti nelle rinnovabili, accordo di Parigi sul clima e riduzione significativa delle emissioni: lo scenario energetico mondiale, e in particolare quello dell’area Mediterranea, sta entrando in una nuova era. La permanente volatilità del petrolio non impatterà in futuro in modo diverso e meno determinate sugli scenari economici e su quelli aziendali. Al tempo stesso non c’è crisi per le rinnovabili: con il petrolio basso, contrariamente ad alcuni timori, crescono gli investimenti.
Fra opportunità e criticità l’ecosistema digitale traccia cambiamenti profondi. Lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie rappresentano una vera e propria rivoluzione, a cui nessun versante della società resta immune: dall’informazione all’economia, dalla vita sociale al lavoro, dall’organizzazione delle città alla pubblica amministrazione. Uno dei tratti distintivi della rivoluzione digitale è l’uso, sempre più ampio, dei bigdata, un fenomeno dalla portata enorme, ricco di potenzialità, ma anche di rischi.
Gli stranieri presenti attualmente in Italia sono circa cinque milioni – 8,2% della popolazione residente – e contribuiscono al PIL nazionale per l’8,8%. I numeri raccontano di una presenza di immigrati pari al numero di italiani residenti all’estero e di un contributo economico di rilievo, che si ripercuote anche sul sistema di welfare.