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Le prospettive economiche del Brasile e le opportunità per l’Italia nel contesto globale

  • Roma
  • 16 Giugno 2026

        In un quadro internazionale in rapido mutamento, le relazioni tra Italia e Brasile mantengono una solidità caratterizzata da legami storici basati sull’affinità culturale fra i due Paesi, con potenziali spazi di rafforzamento dei vincoli economici e industriali. La principale economia dell’America Latina rimane fondamentale per l’Italia, in uno scenario in cui la competizione per le risorse strategiche — materie prime, terre rare, tecnologie avanzate, capacità manifatturiere — è sempre più centrale tanto nelle decisioni macroeconomiche quanto in quelle di impresa. Del resto, l’aumento del peso economico dei BRICS apre spazio a nuove configurazioni di alleanze, in cui le risorse di paesi come il Brasile — agricole, energetiche, minerarie — assumono un valore strategico crescente, soprattutto se accompagnate da trasferimento tecnologico europeo.

        Il Brasile attraversa una fase di crescita moderata ma costante, con un’espansione del PIL stimata tra il 2 e il 3% annuo negli ultimi quattro anni, un tasso di disoccupazione ai minimi storici e un’inflazione sotto controllo. Il tasso di interesse di riferimento, attorno al 14,5%, resta tuttavia elevato e rappresenta un freno significativo agli investimenti. Il Paese dispone di una matrice energetica con un fortissimo contributo delle fonti rinnovabili, frutto di decenni di politiche energetiche ed è impegnato in una transizione strutturale da un’economia a vocazione estrattiva verso un’economia della conoscenza. Sul piano politico, il Brasile mantiene un equilibrio istituzionale stabile tra i poteri dello Stato, elemento che si prevede non sarà alterato in modo sostanziale dalle elezioni presidenziali di ottobre, nonostante il clima di forte polarizzazione.

        Su questo sfondo si inserisce l’intesa raggiunta tra Unione Europea e Mercosur dopo venticinque anni di negoziati, che rappresenta uno spartiacque nelle relazioni tra i due blocchi grazie alla creazione di un’area commerciale di quasi 800 milioni di consumatori, pari a circa un quinto del PIL mondiale, per un valore economico combinato stimato nell’ordine di 20.000 miliardi di euro. Oltre alla componente tariffaria, l’intesa prevede una semplificazione delle procedure doganali e un quadro di governance economica condivisa, pur permanendo, sia in Brasile che in Italia, alcuni criticità regolatorie. L’accordo può essere considerato non solo uno strumento commerciale, ma anche una tappa di un percorso più ampio verso una maggiore autonomia strategica dell’Unione. In questo quadro, il voto italiano in sede di Consiglio europeo è stato determinante per consentire l’avanzamento del dossier. E del resto per un’economia esportatrice come l’Italia i benefici attesi riguardano sia l’accesso a un mercato di 210 milioni di persone — di cui oltre 30 milioni di origine italiana — sia il consolidamento della propria posizione di terzo partner commerciale europeo del Brasile, dopo aver superato la Spagna e essersi avvicinata ai Paesi Bassi, i cui dati sono influenzati tuttavia dalla rilevanza portuale del Paese negli scambi extra-UE.

        Sul piano bilaterale, l’interscambio commerciale tra Italia e Brasile ha toccato un massimo storico, con un valore superiore agli 11 miliardi nel 2025, in crescita anche grazie al traino delle esportazioni italiane di macchinari e prodotti farmaceutici. Sono oltre 1.100 le aziende italiane attive sul mercato brasiliano, molte delle quali inserite in filiere collegate a grandi gruppi industriali presenti dagli anni Settanta, in particolare nel settore automobilistico. Si osserva, in parallelo, un flusso di investimenti in direzione inversa, con imprese e famiglie brasiliane che guardano all’Italia come porta d’accesso al mercato europeo, anche alla luce delle difficoltà di ingresso sul mercato statunitense e delle tensioni con la Cina, che resta comunque il principale partner commerciale del Brasile.

        La solidità dei rapporti economici bilaterali, fa emergere chiaramente la necessità di approfondire la cooperazione in ambiti ad alto valore aggiunto: tecnologia, intelligenza artificiale, settore spaziale, energie rinnovabili e idrogeno verde. Sul piano della sicurezza, la cooperazione bilaterale si estende anche al settore della difesa, con precedenti di sviluppo congiunto di sistemi d’arma e recenti acquisizioni di equipaggiamenti italiani da parte delle forze armate brasiliane. Ancora poco valorizzato è, invece, il potenziale dell’industria della cultura, dell’intrattenimento, delle fiere e dello sport, cresciuta in Brasile del 6% annuo nell’ultimo decennio — a fronte di una media globale del 4,5% — e capace di generare fra il 7 e l’8% del PIL nazionale.

        Per approfittare al meglio delle opportunità offerte dall’economia brasiliana, le piccole e medie imprese italiane necessitano tuttavia di supporto sia finanziario sia culturale, determinante nell’affrontare un mercato percepito come distante e complesso nonostante le affinità storiche. Un ruolo chiave può essere giocato dagli strumenti pubblici di sostegno alle aziende, oltre che dalla rete diplomatico-consolare, in una collaborazione virtuosa fra pubblico e privato. I principali ostacoli da superare sono legati alla complessità burocratica e doganale brasiliana, alla necessità di un approccio non omogeneo ai diversi Stati della federazione e a un costo del capitale interno elevato, che rende cruciale l’offerta di “capitale paziente” europeo attraverso garanzie e prestiti a lungo termine. Resta, in definitiva, un margine considerevole di crescita ancora inespresso: tradurre la solidità del rapporto bilaterale in una cooperazione economica e industriale più strutturata appare oggi la priorità per entrambi i Paesi.