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Il lavoro del futuro: fra incertezza e valori emergenti

Roma, 27/11/2018, Tavola rotonda Aspen University Fellows

La Tavola Rotonda sul tema del lavoro inaugura la nuova iniziativa Aspen University Fellows, dedicata da Aspen Institute Italia a studenti in fase avanzata del percorso universitario. I rappresentanti della generazione Z, i Post-Millennials nati dopo il 1995, sono chiamati a interpretare due sfide: la distruzione creativa di posti di lavoro determinata dall’innovazione tecnologica e la necessità di costruire un nuovo contratto sociale che garantisca benessere condiviso, inclusione, competitività.

La  transizione fra la domanda e offerta di lavoro non è un percorso finito nel tempo, che converge verso un equilibrio stabile, non è “attraversare un fiume”, ma è caratterizzata da continuità storica. Lo skill gap è una caratteristica permanente, che nasce quando la tecnologia digitale ha accelerato, circa venti fa, la sua pervasività in ogni ambito economico. Preoccupa la difficoltà, a livello mondiale, di costruire una risposta in termini di policy per affrontare questo cambiamento. Si assiste al superamento delle tradizionali categorie contrattuali (white collars-blue collars, lavoratori autonomi e dipendenti). Occorrono soluzioni nuove per dare dignità al lavoro precario, intermittente, liquido. Serve colmare lo spazio vuoto del nuovo lessico del lavoro: fra  “diritti” e “doveri”, fra “sicurezza” e  “competitività”, fra “occupabilità” e “formazione”. Il ruolo dello Stato non si limita a “chi rimane indietro”, realizzando obiettivi di inclusione e di welfare in cui il cittadino non rimane solo: occorre anche competere, sfruttare opportunità, indirizzare l’economia a produrre un benessere da condividere.

Altra parola chiave del dibattito è la disintermediazione indotta dall’applicazione delle tecnologie digitali. Dal settore dei servizi alla politica si assiste a un superamento di ogni luogo o agorà di incontro. Uffici, mercati e persino aule parlamentari riducono i loro spazi fisici in favore di quelli virtuali, veicolati da piattaforme digitali e social media. Ci si chiede se abbia ancora senso parlare di luogo e orario di lavoro nell’epoca dello smart working (“work anywhere, work anytime”). Ci si chiede quanto la sharing economy potrà modificare transazioni e mercati.Il pensiero digitale va compreso e trasformato, specialmente in Italia dove il ritardo nell’adozione delle nuove tecnologie è molto elevato, perché “non si perde occupazione a causa del digitale, ma a seguito di investimenti troppo limitati, soprattutto nel digitale”[1].   

Il successo delle esperienze di formazione internazionali di diversi partecipanti conferma l’elevata qualità della preparazione disponibile nel sistema di istruzione italiano. Occorre riconoscere, valorizzare e sfruttare al meglio questa ricchezza, pur riconoscendone alcuni limiti come la scarsa integrazione fra scuola, università e lavoro. “Colui che si lamenta dei propri attrezzi non è un buon carpentiere”. Anche la “fuga dei cervelli” deve essere letta in chiave di opportunità di costruire una leadership italiana anche con esperienza internazionale. Inoltre, si sottolinea che la mobilità del lavoro in ambito europeo si può anche leggere diversamente dalla “fuga”, ma come razionalizzazione di un mercato unico delle competenze e del lavoro che è un’ideale condiviso. Ancora limitato solo alla fase di studi prelavorativa dell’Erasmus.

Fra le qualità che dovranno essere curate da parte del lavoratore del futuro saranno rilevanti un’attitudine all’approccio interdisciplinare, al potenziamento di soft skills, alla capacità di lavorare in squadra. Per i giovani che affronteranno fra poco il loro primo lavoro sarà anche importante rimanere in sintonia e interpretare una società che nel mondo sta cambiando rapidamente nonché   contribuire alla sua crescita con valori condivisi e competenze.