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Amministrazione pubblica e capitalismo delle piattaforme digitali

Roma, 17/04/2019, Tavola rotonda Nazionale

Aspen Institute Italia ha promosso questa tavola rotonda per esaminare il ruolo delle pubbliche amministrazioni di fronte alle principali sfide poste dall’innovazione tecnologica. Nel corso dell’incontro è stato presentato un background document dal titolo «Amministrazione pubblica e capitalismo delle piattaforme digitali».

Innanzitutto, il dibattito ha evidenziato che occorre ripensare i tradizionali processi decisionali pubblici e riformare i modelli organizzativi per sfruttare al meglio le potenzialità offerte dai sistemi informatici. La digitalizzazione, infatti, consente di migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione nell’erogazione dei propri servizi in favore di cittadini e imprese, eliminando procedure arcaiche e superflue e semplificando i rapporti con gli utenti. Rendere digitale l’amministrazione, dunque, dovrebbe essere lo scopo principale delle politiche pubbliche del presente e del futuro. In questa prospettiva, è necessario rafforzare l’attuale modello di governance istituzionale riducendo la frammentazione delle competenze, favorendo un migliore coordinamento delle attività tra enti pubblici e attribuendo a specifiche autorità politiche e amministrative maggiori poteri per promuovere e guidare lo sviluppo digitale. È utile, inoltre, potenziare gli investimenti nel settore, che dovrebbero concentrarsi sia sulle reti e sulle infrastrutture digitali, sia sul reclutamento di dirigenti e funzionari pubblici esperti nell’uso delle nuove tecnologie.

L’economia digitale, poi, rende inevitabile l’intervento dello Stato nella regolazione delle grandi piattaforme che si basano sull’accesso e sulla condivisione di dati personali. Per molto tempo le piattaforme di imprese private hanno potuto crescere e svilupparsi in assenza di una normativa pubblica. Oggi, tuttavia, si ritiene sempre più necessario che le istituzioni pubbliche stabiliscano norme dettagliate a tutela dei diritti dei cittadini che si avvalgono dei servizi di tali piattaforme. In particolare, i poteri pubblici dovrebbero garantire una maggiore sicurezza delle reti e dei dati personali e dovrebbero scongiurare che i processi di digitalizzazione diventino un monopolio di alcuni giganti dell’informatica. In tale ottica, a livello tanto nazionale, quanto internazionale, si dovrebbero adottare regimi giuridici di regolazione in grado di tutelare la concorrenza del mercato digitale e di scongiurare il consolidamento di posizioni dominanti.

La discussione, infine, ha messo in luce un altro aspetto, certamente non secondario, del ruolo che le amministrazioni dovrebbero assumere nell’era digitale. Gli enti pubblici, infatti, oltre a riformare le proprie strutture e procedure, e al di là della regolazione delle attività delle multinazionali digitali, dovrebbero impegnarsi a contrastare il divario digitale che impedisce ad ampi strati della popolazione di godere dei benefici dell’evoluzione tecnico-scientifica, incentivando gli investimenti dei privati, favorendo un facile accesso alla rete e diffondendo una nuova cultura digitale. L’azione dei pubblici poteri, quindi, può fare da volano per la digitalizzazione di tutta la società italiana.