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Global Health Forum

Roma, 12/02/2009 - 13/02/2009, Conferenza Internazionale
Rassegna stampa

L’incontro fa parte del più ampio progetto Aspen for the G8, dedicato alla presidenza italiana del G8, che intende contribuire a definire le linee guida per un’azione del G8 contrassegnata dalla sinergia tra settore pubblico e privato.

I partecipanti hanno colto l’occasione per mettere sul tavolo tutte le problematiche relative alla salute globale che i governi dei paesi sviluppati e dei paesi in via di sviluppo, le organizzazioni internazionali, le ONG, e tutti gli attori coinvolti devono affrontare e tentare di risolvere. La salute globale è da molti riconosciuta come una priorità e non solo per un fatto di equità e giustizia sociale che non renda ancora più profondo il divario tra Nord e Sud del mondo, ma anche in un’ottica di sicurezza per tutto il pianeta. Infatti, come alcuni sostengono, uno degli effetti della globalizzazione è anche la “globalizzazione “ delle maggiori malattie che i paesi occidentali avevano – apparentemente – debellato o, quanto meno, contenuto. Parliamo di malaria, tubercolosi, AIDS ma anche di influenza aviaria e l’elenco potrebbe continuare. E’ certamente riconosciuto che la crisi economica che stiamo vivendo mette a repentaglio gli sforzi degli stakeholders per raggiungere gli obiettivi già stabiliti dagli accordi di Parigi, Accra e Doha e dai Millennium Development Goals. Anzi, è opinione diffusa che la crisi finanziaria rischi non solo di aumentare la distanza tra paesi ricchi e poveri ma anche tra gruppi sociali ricchi e poveri all’interno di molti paesi.

Le priorità emerse dal dibattito riguardano in particolare la necessità di coordinare una azione che combini  la lotta alle maggiori pandemie con misure adeguate al rafforzamento dei sistemi sanitari. Non va dimenticata la crisi dovuta alla mancanza di operatori del settore (medici, infermieri) e neanche l’importanza di ridurre la mortalità per parto, neonatale e infantile.

L’approccio più equilibrato dovrebbe muoversi attraverso vari settori quali povertà, fame, educazione e parità sessuale, cambiamenti climatici, acqua e misure igieniche. Allo stesso tempo i singoli paesi dovrebbero garantire una copertura universale per l’accesso ai servizi sanitari.

Si è discusso, con spunti molto interessanti, di innovazione e ricerca nel settore della salute e della necessità di trasferire più tecnologia possibile nei paesi in via di sviluppo per incrementare l’efficienza delle risorse già in uso, specialmente per la ricerca di nuovi medicinali e vaccini. Uno strumento ora utilizzato e che è indubbiamente una risorsa per il futuro è l’Advance Market Commitments, impegno finanziario dei paesi industrializzati volto a pagare l’acquisto futuro di un vaccino oggi non disponibile. È importante rafforzare e incrementare questa sinergia tra settore pubblico e privato e rendere il mondo del business consapevole del ruolo fondamentale che può avere a livello globale e locale. Fino ad ora, la collaborazione tra pubblico e privato ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi stabiliti a livello mondiale ma molto si può ancora fare, magari rientrando nell’ordine di idee che la concorrenza e la solidarietà possono produrre effetti positivi in questo settore. Anche il ruolo della società civile può essere molto significativo nel dare forma alle esigenze sanitarie nei paesi poveri e contribuire alla costruzione delle politiche dello sviluppo.

Per far fronte a tutte queste esigenze “globali” del settore della salute, è necessario individuare forme di finanziamento straordinario con proposte concrete, tempestive e verificabili. Proprio perché siamo in tempi di crisi, i finanziamenti ai fondi per gli aiuti allo sviluppo sono stati ridotti ed è quindi ancor più necessario ricorrere a misure alternative in accompagnamento a quelle ufficiali. Le idee ci sono e alcune sono già in pratica, come ad esempio la tassa sui voli aerei, strumento accolto e attuato da 27 paesi. Con una imposta di un dollaro si sono raccolti oltre 600 milioni di dollari negli ultimi due anni. Ma non basta: è al vaglio la proposta di offrire l’opportunità, sempre ai passeggeri dei voli aerei, di versare un contributo  volontario di pochi dollari in più sul costo del biglietto. Questo contributo sarà destinato a finanziare programmi di salute globale.

L’assistenza pubblica allo sviluppo e le associazioni private sono fonti di finanziamento che, da sole, non sono più sufficienti. È necessario creare una finanza addizionale e orientata ai risultati, grazie alla quale si possa ripetere il miracolo di triplicare, come già avvenuto, il numero dei bambini malati di AIDS adeguatamente curati. 

La speranza emersa a conclusione dell’incontro è che  i leader del G8 continuino a considerare la salute globale come una delle priorità nella loro agenda e che  sostengano e promuovano, nel tempo, meccanismi di finanziamento che permettano di far fronte alle necessità di nuovi medicinali, di nuovi vaccini e di nuove tecniche per la diagnostica.