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Media, social network e cybersecurity. Le nuove tendenze della comunicazione tra sistema politico e mondo aziendale

  • Milano
  • 27 Ottobre 2026

        Lo scenario internazionale è segnato da una instabilità strategica che rende sempre più difficile programmare investimenti e decisioni di lungo periodo. L’incertezza non riguarda soltanto i mercati e la geopolitica, ma anche le notizie e la loro provenienza. In questo contesto la comunicazione ha smesso di essere una funzione di supporto: è diventata una leva strategica, per le imprese come per gli equilibri politici, perché la rivoluzione tecnologica in corso ne ridefinisce strumenti e canali, incidendo direttamente sui rapporti di forza fra Paesi. Le imprese italiane devono imparare a gestirla sia per cogliere opportunità sia per difendere il proprio business, riconoscendo che il valore dipende in misura crescente da risorse intangibili, in primo luogo dal capitale relazionale.

        L’intelligenza artificiale è il fattore che più accelera questa trasformazione. Dall’IA agentica, applicata ai rapporti fra imprese e verso i consumatori, si passa all’IA fisica, cioè alla traduzione dei modelli in hardware meccatronico e in automazione industriale. Su questo terreno l’Italia non parte da zero: la combinazione di capacità manifatturiera e servizi all’innovazione la rende un interlocutore naturale per trasformare le tecnologie in applicazioni. Perché un tale vantaggio si traduca in una leva strategica, restano però da affrontare nodi quali l’accesso alle materie prime e la cybersicurezza. Cruciale è anche la sovranità dei dati aziendali: ogni impresa li deve governare, organizzare e federare lungo la propria filiera, con regole chiare di governance e di scambio capaci di massimizzare l’impatto della tecnologia sulla manifattura.

        Da sola, però, l’IA non può essere motore di competitività: sarà adottata a largo spettro dal settore industriale e cambierà le condizioni di tutti gli attori, non solo di poche aziende, per cui l’adozione in sé non garantisce un vantaggio. Inoltre, la produttività aumenta solo se si riorganizza l’intera macchina aziendale. Le decisioni cruciali dal punto di vista della strategia aziendale richiedono una conoscenza profonda di come funzionano i sistemi di intelligenza artificiale: da solo lo slogan dello human in the loop non basta. Per i giovani si pone un problema di formazione: se le attività di ingresso vengono svolte dalle macchine, occorre ripensare il modo in cui si costruiscono competenze e carriere.

        È necessario cambiare anche la prospettiva sulla comunicazione: il nodo, per le imprese, non è più solo cosa comunicare ma quali informazioni ricevere per compiere decisioni strategiche. E per un sistema di piccole e medie imprese con minori competenze tecnologiche, garantire la qualità delle informazioni su cui si decide conta più dell’apparato di marketing. Anche per questo conta sapere come sono costruiti i sistemi: l’algoritmo non è neutro, perché riflette le scelte di chi lo scrive e il contesto in cui opera. In un tale quadro, le aziende sono chiamate a elaborare i propri algoritmi costruiti sul proprio know-how, valorizzando la capacità italiana di tenere insieme saperi umanistici e competenze tecnico-scientifiche.

        Tecnologia, informazione e fiducia ridisegnano il quadro non solo per gli attori economici ma anche per la società, perché informazione e democrazia restano inscindibili. Le democrazie sono una minoranza nel mondo e i media sono parte essenziale della loro infrastruttura. L’informazione è tanto più credibile quanto più è sostenibile, perché un’impresa editoriale solida non deve piegarsi a logiche improprie. La fiducia verso gli operatori dei media si costruisce anche attraverso altri canali – formazione, comunità, intrattenimento – purché i piani restino distinti. In questo quadro il controllo dell’accuratezza dei fatti diventa decisivo, anche perché l’ampliamento delle fonti di informazione non ha migliorato la preparazione del pubblico: gli algoritmi tendono a offrire conferme alle idee già possedute, creando bolle e “camere dell’eco”.

        Il caso degli Stati Uniti offre un osservatorio utile. La campagna per le elezioni di metà mandato ruota attorno all’economia: da una parte il costo della vita, dall’altra la promessa di un alleggerimento fiscale; la televisione conserva un ruolo centrale, mentre l’IA è entrata nel dibattito politico sia per la raccolta fondi sia per la costruzione e diffusione dei messaggi. Il risultato elettorale però dipenderà da fattori strutturali, come la riperimetrazione dei collegi (gerrymandering), in un Paese polarizzato con pochi seggi realmente contendibili. Anche il consenso su dazi e investimenti è influenzato non solo dalla comunicazione, ma anche da risultati concreti: gli investimenti attratti non hanno finora migliorato la bilancia commerciale. Per le imprese italiane la lezione è chiara: in un contesto in cui le promesse vengono messe alla prova dei fatti, chi si propone sul mercato degli Stati Uniti deve presentare vantaggi semplici, misurabili e mantenibili nel tempo.

        Mentre Stati Uniti e Cina accelerano sull’IA, sul piano europeo la sfida è rendere competitivo un modello che tiene insieme democrazia, economia di mercato e diritti della persona. Servono conoscenze e capacità critica, più che competenze in senso stretto: imparare a imparare e saper vagliare i dati prodotti dalle macchine: l’IA è un acceleratore straordinario dei processi, ma se non impara a usarla come tale, l’Europa non ha futuro. Sul piano sociale, la ricostruzione dei corpi intermedi e un ruolo più forte del terzo settore, anche attraverso incentivi fiscali ai trasferimenti e ai lasciti, possono contribuire a riequilibrare un potere che la politica ha progressivamente ceduto alla finanza e alle Big Tech.