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Aspen at Expo - Agribusiness and trade: friends or foes?

Food Security, Nutrition and Global Health
Milano, 09/07/2015, Workshop Internazionale
Rassegna stampa

Lo sviluppo del mercato agricolo è nuovamente al centro dell’attenzione mondiale. Salgono i prezzi dei prodotti alimentari al consumo e si intensificano le fluttuazioni improvvise del costo delle derrate agricole nel breve periodo. Il mondo rischia un’era di scarsità di cibo, dopo un periodo di abbondanza, a motivo di fattori quali i cambiamenti demografici, quelli climatici, crescenti problemi per il sistema globale della salute e la carente distribuzione della ricchezza.

Efficienza e profitto sono gli obiettivi primari per un settore agricolo moderno e competitivo che deve fronteggiare un prevedibile grande aumento della domanda. Le nuove opportunità di business potrebbero rafforzare la crescita, incrementare la produzione, garantire maggiore qualità per il consumatore e creare nuove opportunità di lavoro.

Le frontiere agroalimentari diventano oggi decisive per lo sviluppo, per la cooperazione tra paesi e per le attività commerciali legate a questo settore. Le opportunità sono altissime, ma, al tempo stesso, tante sono le problematiche da affrontare e risolvere. È necessario tutelare il reddito degli agricoltori, spingere i piccoli produttori in contesti aperti alla grande organizzazione, garantire ai consumatori prodotti sicuri, con un coordinamento efficiente e un allineamento tra le normative europee e il resto del mondo in nome della sicurezza alimentare e della salute globale.

Tutto questo rientra in una nuova “geopolitica del cibo”: mentre i paesi occidentali discutono di regole, il resto del mondo corre veloce, anche per quanto riguarda la ricerca e l’innovazione. I russi, ad esempio, i brasiliani e gli indiani hanno acquisito posizioni di leadership rispetto all’Occidente. La conferma viene dai dati: l’Unione europea importa circa 37 milioni di tonnellate di soia all’anno, con una dipendenza del 90% rispetto al fabbisogno. I cinesi stipulano accordi commerciali di lungo periodo. Grande concorrenza viene anche da nuovi paesi che si affacciano nello scenario mondiale: l’accaparramento di terre e risorse naturali può mettere l’Europa in grande crisi nel futuro.

La politica globale del cibo, lo spreco dei prodotti alimentari – specie nei PVS- richiede, dunque, una nuova strategia. Proprio per queste ragioni commercio e agricoltura devono essere “amici”, poiché contribuiscono alla crescita e allo sviluppo. Affinché questa “amicizia” funzioni è necessario coinvolgere anche i paesi in via di sviluppo. L’agribusiness e il suo commercio diventano cruciali perché creano valore aggiunto, riducono fame e malnutrizione, trasferiscono tecnologia e creano indipendenza femminile. Si stima, infatti, che il 43% delle donne lavorano in agricoltura, ma non hanno accesso al capitale e alla tecnologia; producono l’80% del lavoro nella catena di valore agricola ma non sono facilitate nello svolgimento del loro lavoro.

Nell’Africa Subsahariana si registra una produttività molto più elevata che in Europa, Asia o America Latina e questo indica grandi opportunità. Le regole del commercio devono, quindi, adeguarsi a un mondo più aperto riducendo gli ostacoli che non riguardano strettamente le tariffe, ma altri fattori che portano a escludere i PVS quali la regolamentazione e le questioni sanitarie. Sono necessarie anche sovvenzioni agricole che non causino distorsioni negli scambi, aiuti allo sviluppo con effetto diretto sul commercio, aiuti per il packaging nel rispetto degli standard qualitativi internazionali, ad esempio per marketing e branding. È, inoltre, auspicabile un maggiore coinvolgimento del settore privato per incrementare gli investimenti trasformando così la vita dei produttori dei paesi del Sud del mondo. Sono opportuni anche aiuti dal settore finanziario per agevolare il credito e migliori regolamentazioni per l’accesso alla terra.

Resta cruciale che tutti questi fattori vadano nella stessa direzione, in un’ottica “win-win”: tutti devono poter trarre un vantaggio da una migliore ed equa regolamentazione. Il cluster del caffè può essere un valido esempio a tale proposito: crea lavoro nei paesi produttori e il riconoscimento globale degli effetti benefici del caffè sulla salute ha consentito una crescita del mercato producendo una rivoluzione positiva. È migliorato lo sviluppo sociale e ci si deve impegnare sempre di più nel futuro per incrementare il valore aggiunto e la qualità del prodotto.

Differenziare le produzioni sarà una delle grandi sfide del futuro di questo settore, insieme con un maggiore impegno verso l’impatto dei cambiamenti climatici, che porteranno aree produttrici ad affrontare varie difficoltà: temperature più alte, meno terra da coltivare e, quindi, una maggiore efficienza produttiva nel salvataggio tanto dell’ambiente quanto delle diverse realtà sociali.