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Youth Forum - New Jobs for New Generations

Roma, 11/12/2015, Aspen Mediterranean Initiative
Rassegna audio-video

Investimenti nelle infrastrutture, nell’internet of things e nelle energie rinnovabili, con una grande attenzione al contesto locale. Questi i fattori che possono dare una svolta decisiva all’occupazione giovanile nell’area mediterranea, secondo quanto emerso in occasione dello Youth Forum di Med 2015, “The challenge: new jobs for new generation”.

Secondo un report della Banca mondiale, occorre che nel mondo arabo vengano creati 100 milioni di posti di lavoro entro il 2020, solo per mantenere immutato il livello di disoccupazione, non per ridurlo. Creare nuova occupazione, dunque, rappresenta una sfida quanto mai ambiziosa e per uscirne vincenti è indispensabile colmare il gap di infrastrutture, specialmente nel Nord Africa.

Un tentativo è stato fatto dopo la primavera araba, quando è stato messo in campo un piano di stabilizzazione, finalizzato a far crescere gli investimenti in questo settore. L’ecosistema però, non ha avuto la capacità di assorbire e mettere a frutto quelle risorse. Questo momento storico mette in evidenza i limiti di un approccio centralizzato, in cui lo Stato è l’attore principale: una delle soluzioni, dunque, sta nel guardare a modalità “diffuse”, dove la crescita arriva dal basso, dal contesto locale. L’energia rinnovabile è un settore in rapida evoluzione in questo senso e nei paesi del GCC e nel Nord Africa sta dando ottimi frutti: numerosi investimenti si stanno riversando su piccoli progetti, che consentono per esempio a un contadino povero in Egitto di diventare un “utility player”, convertendo la propria azienda agricola in progetto solare, per produrre energia e rivenderla alla rete elettrica.

È molto difficile fare previsioni in uno scenario globale complesso e in continuo mutamento, come quello attuale. Certo è, però, che un momento di indeterminatezza come l’attuale è il periodo migliore per provare idee radicali e nuove. Sembra, dunque, il tempo giusto per non tornare alla conformità dello status quo. Gli investimenti volti alla creazione del lavoro hanno sempre seguito una curva top- down: oggi non funziona più così anzi occorre incoraggiare investimenti fra pari o partnership pubblico-privato, un format che dovrebbe essere adottato su larga scala.

I governi, peraltro, non sono più in grado di creare occupazione e i giovani devono investire nell’istruzione e contare sulle proprie capacità. È necessario, dunque, creare una classe di imprenditori e lavoratori autosufficienti. Va cambiato il paradigma sul fallimento, che non va più considerato un disastro nella carriera imprenditoriale di un giovane, ma un’opportunità da cui trarre insegnamento.

Uno dei miti da sfatare è che l’innovazione riduca l’occupazione. Al contrario: l’innovazione oggi non uccide il lavoro, ma lo crea. Ma non solo: grazie all’innovazione sono cresciuti a livello globale produttività, benessere e  PIL, mentre la i livelli di povertà sono drasticamente crollati .

Altro mito da abbattere,  ed è anche la sfida più difficile, è quello dell’appeal che Daesh esercita sulle nuove generazioni contro il quale va costruita una vera e propria efficace contronarrativa. L’Isis si serve dei migliori mezzi tecnologici per portare avanti la sua propaganda: social network, video, magazine. Occorre che l’Occidente, e in particolare le nuove generazioni, elaborino e comunichino in modo efficiente una narrazione diversa, fatta di storie positive e ispiranti, per esempio attraverso la creazione di un forum permanente, che annoveri i giovani leader dell’area mediterranea. È un passo decisivo per dare una risposta a chi crede di trovare in Daesh una nuova identità valoriale: è un errore, infatti, credere che l’unica ragione di seduzione da parte di Isis consista nel fornire uno stipendio di 2mila dollari al mese e una casa a giovani che non hanno nulla da perdere.

Le ragioni per le quali un giovane decide di lasciare la propria casa e il proprio paese, scegliendo di andare a combattere, risiedono anche in motivazioni di natura ideologica. Lo stesso vale, d’altra parte, anche per chi emigra dal proprio paese per lavorare per una grande società dell’ICT o per un importante media group: non lo fa puramente per ragioni economiche, ma anche per la volontà di portare innovazione nei paesi in via di sviluppo, ridurre il digital divide, cambiare il mondo.