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Saving Europe: a new compact across the Atlantic

Roma, 22/05/2013 - 23/05/2013, Aspen European Dialogue
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La sfida principale per i leader europei è trovare il delicato equilibrio tra consenso politico interno (a fronte di forti tensioni sociali) e riforme necessarie ma dolorose che avranno effetti positivi quasi soltanto nel medio o lungo periodo. Mentre appare superata la fase più acuta della crisi sul versante finanziario, restano molte preoccupazioni per lo stato complessivo delle economie europee e per la tenuta dell’Unione dal punto di vista politico e istituzionale. Si intrecciano dunque in modo strettissimo questioni tecniche su cui si registrano successi parziali ma il lavoro deve certamente proseguire, e considerazioni politiche che possono frenare un’azione incisiva ma non debbono essere sottovalutate (pena una pericolosa perdita di sostegno democratico). Sul piano tecnico, si tratta di consolidare la moneta unica, ridurre le asimmetrie interne all’eurozona, creare le condizioni per una ripresa sostenibile della crescita. Sul piano politico, si tratta di fronteggiare l’ascesa di varie forme di populismo che alimentano sentimenti anti-UE, la tentazione di rinazionalizzare alcuni settori di intervento governativo, la difficoltà nel far pesare gli interessi europei nel contesto internazionale anche quando questi sono in larga parte condivisi.

L’Europa deve comunque perseguire una più marcata integrazione in alcuni ambiti-chiave, a cominciare dall’unione bancaria ma senza dimenticare il necessario completamento del mercato unico.

La UE nel suo complesso va qui presa in considerazione come spazio economico gestito da regole in gran parte comuni, andando dunque oltre l’eurozona. Saranno per questo decisivi non soltanto i rapporti tra la Germania e i suoi partner europei,  ma anche quelli della Gran Bretagna con Bruxelles: è chiaro infatti che il peso dell’economia britannica (soprattutto nel settore finanziario) e la sua apertura tendenzialmente globale sono una componente essenziale degli assetti continentali.

Due esigenze sono emerse con particolare rilievo per tutti i paesi-membri della UE: ridurre la disoccupazione giovanile e dare realistiche prospettive di crescita soprattutto nel settore manifatturiero. A livello delle decisioni comuni europee per affrontare le emergenze del debito è stato fatto molto, soprattutto con il rafforzamento del ruolo della BCE, ma un’area in cui si potrebbe fare di più in termini di rilancio è la promozione degli investimenti (una sorta di patto per gli investimenti), in particolare nel settore delle grandi infrastrutture.

In ogni caso, è ora il momento per i governi nazionali di perseguire un programma di interventi mirati per andare oltre il consolidamento dei bilanci (tenendo conto ovviamente delle diverse situazioni di ciascun paese). Saranno essenziali in questa ottica interventi a sostegno delle piccole e medie imprese (compresa la riapertura dei canali del credito), dell’export come volano di una nuova fase di crescita, e appunto dell’impiego giovanile.

Si tratta di uno sforzo complessivo di reindustrializzazione, che passa anche attraverso l’innovazione e l’utilizzo più efficiente delle risorse disponibili.

Questi obiettivi richiedono un’ottica ancora più ampia rispetto a quella europea, per includere la dimensione transatlantica: il tessuto finanziario e produttivo degli Stati Uniti sta dimostrando ancora una volta una grande capacità di adattamento e rinnovamento, pur fra i seri problemi strutturali di cui soffre l’economia americana. L’avvio dei negoziati per la nuova partnership economica euroamericana (TTIP) va dunque nella giusta direzione, puntando a sfruttare appieno l’enorme potenziale degli scambi tra le due sponde dell’Atlantico, anche come catalizzatore di una maggiore liberalizzazione con altri grandi attori globali che è al momento impossibile in ambito multilaterale. Dunque, progressi concreti dell’integrazione transatlantica avrebbero effetti positivi anche su scala globale, rafforzando al contempo il peso dei partner euro-americani in vari consessi internazionali – con importanti ripercussioni geostrategiche oltre che strettamente economiche. Le condizioni politiche sono oggi più propizie che nel recente passato, ma (anche per la presenza di correnti populiste in tutti i paesi occidentali) si prospetta comunque un notevole sforzo di flessibilità e creatività sia a livello governativo che del mondo imprenditoriale.