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Il futuro degli investimenti esteri in Italia e in Europa

Modalità digitale, 23/11/2021, Digital Panel Debate

L’attrattività del sistema-Paese è da sempre un elemento critico per l’Italia che rappresenta tra il 2 e il 3% del mercato degli investimenti diretti esteri in Europa, collocandosi al dodicesimo posto nel continente. La difficoltà nell’attrazione di investimenti è un tema fondamentale da affrontare per garantire sostegno e sviluppo al tessuto di piccole e medie imprese, in un Paese che presenta un marcato dualismo, non solo fra Nord e Sud, ma anche fra diversi livelli di competitività e produttività.

Ci sono alcuni segnali di controtendenza, grazie a un deciso miglioramento della reputazione del Paese e a dati economici in forte crescita. Nel 2020 quando i flussi di investimenti si sono contratti a doppia cifra, l’Italia è cresciuta del 5% e il trend sembra proseguire, rafforzandosi nel 2021, come indica l’andamento di Piazza Affari che si presenta quest’anno come la miglior Borsa europea.

L’Italia può contare, fra i propri punti di forza, la qualità del capitale umano e l’appetibilità dello stile di vita, mentre gli ostacoli principali riguardano la burocrazia e la lentezza del sistema amministrativo, insieme al livello di pressione fiscale. Mentre si stanno registrando progressi dal punto di vista fiscale rimane fondamentale continuare a investire sul capitale umano, creando le condizioni per trattenere i talenti ed attrarne dall’estero.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta un’occasione unica per potenziare i punti di forza e affrontare le difficoltà, favorendo la realizzazione di una parte delle riforme che sono richieste dagli investitori esteri per facilitare l’allocazione di fondi e rimuovere gli ostacoli che si frappongono ai capitali in entrata. I maggiori investitori nell’economia italiana rimangono i Paesi più storicamente vicini, con gli Stati Uniti dal primo posto, seguiti da Francia e Germania, mentre problemi geopolitici sono presentati da altre aree del mondo verso cui è stato posto un meccanismo di difesa basato sul golden power. Si tratta, tuttavia, di una questione non solo italiana, ma europea, che pone la necessità di uno sguardo continentale sulla tutela delle competenze tecno-scientifiche e dei settori strategici.

Tutta Europa, del resto, è chiamata a trovare un modello per tutelare la propria industria e al contempo trovare le risorse per sostenere un recupero post-Covid affidato a due grandi transizioni, quella energetica e quella digitale. Lo sforzo importante messo in campo dall’Unione con il Next Gen EU è all’insegna di una forte innovazione. Ne sono un esempio gli eurobond capaci di offrire non risorse pubbliche, ma garanzie pubbliche a finanziamenti privati. L’Italia deve essere protagonista di questa sfida, mettendo in campo la grande disponibilità di risparmio privato: una leva competitiva capace, insieme agli investimenti esteri, di mobilitare risorse per la ripresa e la modernizzazione dell’economia.