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Finanziare la ripresa. Europa, Germania, Italia

Modalità digitale, 19/05/2020, Incontro Aspen Junior Fellows

Il fil rouge dell’incontro potrebbe essere individuato in un quesito inziale: perché due Paesi così simili, anche culturalmente, oggi godono di rapporti politici fragili e apparentemente instabili, nonostante Italia e Germania abbiano solide relazioni commerciali? La ricerca di una risposta ha avuto un perimetro molto ampio e una dimensione profonda, anche a dimostrazione della storicità del rapporto tra Italia e Germania che nasce nel Rinascimento e oggi si caratterizza in una condivisione di valori e principi dell’Unione europea.

Certamente, una prima importante differenza tra i due stati risiede nella contrapposta visione sul concetto di chi debba disporre della ricchezza. Infatti, per la Germania vige il principio per cui lo Stato deve essere preservato, ricco e poco indebitato a fronte di famiglie un po’ più povere – tant’è che il Ministro delle finanze tedesco ogni anno è obbligato a raggiungere lo zero budget deficit. In Italia, invece, è possibile individuare una visione contrapposta che vede le famiglie tendenzialmente più ricche dello Stato.

L’approccio italiano potrebbe aver segnato negativamente l’andamento del debito pubblico nazionale dall’ingresso nell’euro ad oggi, avvenuto senza il rispetto dei parametri previsti, ma sulla base di promesse con cui si garantiva un cambio di rotta nella gestione dei conti pubblici. Tali cambiamenti si sono verificati effettivamente fino al 2006-2008 in cui il debito pubblico era stabile intorno al 103%; dopodiché, è iniziata una stagione in cui evidentemente qualche meccanismo si è interrotto e il debito è salito al 135% (pre-Covid 2020).   

In questi anni, infatti, le attività dei diversi governi italiani che si sono succeduti non sono state coerenti con l’obiettivo di riduzione del debito pubblico e del rilancio degli investimenti; infatti, sono state varate diverse misure di welfare che negli anni si sono sovrapposte e che hanno delineato una tendenza degli esecutivi a adottare un approccio assistenzialista anziché volto a generare un volàno per gli investimenti, ad esempio nello sviluppo infrastrutturale. In questa particolare condizione post-emergenziale sarà ancora più difficile intervenire per invertire l’andamento.

Se, dunque, da un punto di vista storico e politico il rapporto Italia-Germania è ricco di complessità, da un punto di vista economico, invece, i due Stati registrano una partnership commerciale caratterizzata da elevati flussi di import-export soprattutto in settori quali l’automazione, l’abbigliamento, l’arredamento e l’alimentazione. Tali ambiti economici condividono una comune indipendenza e si sono sviluppati (quasi) autonomamente rispetto alle leadership politiche che si andavano avvicendando nei due Paesi. Diversamente è accaduto nel rapporto tra Italia e Francia dove, invece, si verificano soventi sovrapposizioni politiche rispetto a dossier industriali che intersecano settori strategici quali ad esempio energia e telecomunicazioni. La bilancia commerciale tra Germania e Italia cresce ogni anno e trova nell’assoluta condivisione della catena del valore dei prodotti la sua espressione più alta.

Tale sinergia richiamata nel rapporto italo-tedesco è frutto di una struttura culturale ed economica molto simile. Entrambi i Paesi, infatti, condividono un concetto di economia sociale di mercato fondata su pilastri molto forti e pubblici (e.g. la sanità, l’istruzione e il welfare); un approccio mutuato dai propri padri fondatori Adenauer e De Gasperi entrambi con un background fortemente centrista. Inoltre, sia Germania che Italia convergono sulla predominanza di medie imprese esportatrici e produttrici.

Tuttavia, tra Italia e Germania restano terreni di frizione: basti pensare ad esempio alla recente sentenza della Corte costituzionale federale tedesca – i cui effetti domestici riguardano il possibile abbassamento dei tassi di interesse e la relativa solvibilità futura del sistema pensionistico privato e pubblico – e il “freddo” supporto della Germania nella fase iniziale della crisi Covid-19 che aveva colpito pesantemente l’Italia.  Sono anche emersi elementi di contesto, potenzialmente positivi, per la ripresa economica interna, tra cui la tendenza di alcuni imprenditori a ricapitalizzare le PMI e la crescita del venture capital in settori di punta dell’industria italiana come il biotech. Durante il dibattito si è anche discusso dei legami culturali tra i due Paesi e l’importanza che debbano essere rinsaldati anche grazie ad attività sociali delle imprese tedesche.  

Allargando infine la riflessione al contesto europeo si è auspicata una maggiore devoluzione verso l’Unione europea e il rafforzamento delle istituzioni comunitarie così da portare ad un’uniformità ed armonia fra i diversi sistemi interni degli Stati Membri. In questo modo, si potrebbe porre un limite alle differenze che oggi vengono descritte come strutturali, ma che potrebbero essere il frutto della mancanza proprio di politiche comuni in alcuni ambiti cruciai dell’azione di Stato quali ad esempio le politiche fiscali.