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"The EU, the US and global disorder. The need for a new Bretton Woods"

Parigi, 18/04/2008 - 19/04/2008, Aspen European Dialogue
Rassegna stampa

La diciassettesima edizione dell'Aspen European Dialogue, dal titolo "The Eu, the Us and the global disorder. The need for a new Bretton Woods "si è svolta a Parigi, nel formato di tavola rotonda con partecipanti di primo piano italiani e internazionali. Il programma è stato arricchito da un keynote speech di Jean-Claude Trichet. Alle questioni economiche e finanziarie sono stati dedicate le sessioni del venerdì, che hanno fatto emergere due questioni di fondo. La prima è relativa all'opportunità di dare vita a una nuova architettura di regole e istituzioni - una nuova Bretton Woods, adattata alle realtà del XXI secolo: i pareri sono stati discordanti, con una tesi secondo cui gran parte delle misure di riforma siano responsabilità dei governi nazionali, e l'altra secondo cui la governance internazionale va decisamente rafforzata per gestire problemi strutturali e non soltanto congiunturali. La seconda questione di fondo riguarda le caratteristiche distintive del "modello europeo" di governance, soprattutto nell'eurozona: la maggioranza dei partecipanti ritiene che il modello stia dando prova di solidità e sostenibilità e che possa traghettare l'Europa oltre una fase di notevole instabilità globale. Ciò che andrebbe invece migliorata decisamente è la capacità europea di agire sul piano internazionale in settori diversi da quello monetario e commerciale, cominciando dal settore energetico. La giornata conclusiva della conferenza si è concentrata sulla dimensione geopolitica del disordine internazionale, a partire dalla regione del "grande Medio Oriente". Qui una stretta collaborazione tra Europa e Stati Uniti è ritenuta assolutamente cruciale, vista la particolare complessità delle varie fonti di conflitto e l'eredità certo non positiva del ruolo degli attori esterni come pacificatori e stabilizzatori. Un dialogo a tutto campo anche con le controparti più problematiche, compreso l'Iran, è probabilmente indispensabile per ottenere progressi sostanziali nel medio e lungo termine. Le prospettive del rapporto transatlantico sono poi state analizzate alla luce della campagna presidenziale americana e del maggiore pragmatismo mostrato dai due lati dell'Atlantico sullo sviluppo della difesa europea. Mentre il futuro dell'intervento in Afghanistan rimane un difficile nodo da sciogliere per la NATO, si richiede comunque agli europei di adottare pienamente un atteggiamento più globale e strategico per contribuire attivamente alla sicurezza comune. Il prossimo presidente americano, in ogni caso, valuterà i rapporti transatlantici in base a questo contributo effettivo. Sulla base di un paper preparato da Aspen Italia, è stata discussa l'ipotesi per cui, diversamente dagli anni della guerra fredda ma anche al "periodo d'oro" della globalizzazione negli anni '90, i rischi di contagio vadano oggi dall'economia alla sicurezza e non l'inverso. In altri termini, la crisi in atto rischia di minare le fondamenta economiche del rapporto transatlantico - cioè il ruolo insostituibile degli Stati Uniti come motore dell'innovazione, della finanza e degli scambi internazionali. Infine, l'intreccio tra diritti umani e interessi diplomatici ed economici è stato oggetto di un panel che ha evidenziato soprattutto le grandi difficoltà di un approccio coerente. Da questo punti di vista, l'indiscutibile successo economico di grandi paesi governati da regimi parzialmente o del tutto autoritari rende il lavoro delle diplomazie ancora più delicato che in passato.