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Double transition: economics and politics across Europe and the Mediterranean

Istanbul, 02/03/2012 - 04/03/2012, Aspen Bosphorus Dialogue
Rassegna stampa
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La seconda edizione dell’Aspen Bosphorus Dialogue ha ripreso i temi complessivi del rapporto tra le linee di tendenza interne all’Europa e le trasformazioni che stanno avendo luogo lungo i suoi confini.

La discussione sul futuro dell’eurozona ha confermato l’esistenza di interpretazioni molto diverse su come affrontare le questioni fiscali e di bilancio, la regolamentazione del sistema bancario, gli squilibri di competitività. Appare ormai chiaro comunque che la gestione dell’euro ha fatto emergere una serie di tensioni e contraddizioni nell’intera struttura dell’Unione europea, soprattutto rispetto al meccanismo della solidarietà – o meglio il suo mancato funzionamento nei momenti di crisi più acuta. Le reazioni dei paesi membri di fronte all’emergenza rischiano di mettere in discussione l’integrazione politica come principio-cardine, nonostante i tentativi di rilanciare la cooperazione su alcune policy condivise, a cominciare dal fiscal compact – che però conferma i limiti del consenso intra-europeo se si guarda sia agli strumenti di enforcement sia alla sua adozione non unanime.

Più ampiamente, va affrontata una grande sfida di consenso politico, visto che i governi sono costretti – più o meno direttamente e con maggiore o minore margine di manovra – a prendere misure impopolari, mentre aumenta la preoccupazione per la scarsa crescita delle economie europee e naturalmente la disoccupazione. Il rischio evidente è quello di un’ondata di populismo con connotazioni anti-europee.

Questa fase di difficoltà sta poi spingendo la UE a comportamenti introversi in un contesto globale che invece richiederebbe, su vari dossier strategici, un aumento della capacità di azione comune.

Su tale sfondo, il ruolo della Turchia sta crescendo di importanza, a dispetto dei persistenti ostacoli nel processo di adesione – con un passaggio particolarmente delicato nel prossimo semestre di presidenza cipriota. 

È cruciale sviluppare nuove forme di collaborazione pragmatica tra Bruxelles e Ankara in settori prioritari come l’energia, l’immigrazione, la sicurezza interna ed esterna (soprattutto a fronte della fortissima instabilità mediorientale).

Proprio rispetto al quadro mediorientale, la Turchia sta prendendo iniziative di alto profilo ed è impegnata in prima linea nella difficile gestione della crisi siriana, dove è indispensabile ricostruire un fronte multilaterale solido per superare i dissensi emersi in sede ONU ed elaborare soluzioni realistiche che siano sostenibili nel tempo. Ovviamente, le molteplici ramificazioni regionali del problema siriano (Iran, Iraq, Libano, paesi del Golfo etc.) rendono necessaria la massima prudenza ma non eliminano certo l’esigenza di affrontare quella che è di fatto una grave emergenza umanitaria oltre che di sicurezza.

La questione del programma nucleare iraniano, legata in parte anche a quella siriana, è altrettanto gravida di implicazioni regionali e perfino globali. Ancora una volta, la compattezza del fronte internazionale è assolutamente essenziale per rendere più efficaci misure diplomatiche, sanzioni e possibili offerte negoziali, stanti le difficoltà oggettive poste dall’atteggiamento del regime di Teheran. Un fattore di relativa incertezza è la posizione degli Stati Uniti: nonostante le recenti dichiarazioni chiarificatrici da parte del presidente Obama, essa è percepita come ambigua sia da alcuni alleati che, probabilmente, dalla stessa leadership iraniana. Molta ambiguità circonda del resto anche le intenzioni dell’Iran: tra i partecipanti sono emerse opinioni divergenti da cui derivano scelte diverse sugli strumenti e i tempi per affrontare sia la questione nucleare in sé che il più ampio ruolo regionale del paese.

Altrettanto può dirsi del conflitto israelo-palestinese: non c’è pieno accordo sul suo grado di priorità nel quadro regionale, nè sui modi migliori per riavviare il processo di pace. In ogni caso, gli attori regionali sembrano avere acquisito maggiore influenza sulle dinamiche israelo-palestinesi e questo potrebbe avere effetti positivi, pur restando essenziale il contributo dei paesi occidentali.

Quanto alle prospettive delle transizioni arabe, è stato sottolineato che un aspetto decisivo sarà ora quello delle scelte di politica economica e sociale: senza un chiaro miglioramento dei trend – a cominciare dalla disoccupazione e dalla corruzione endemica – qualunque progresso politico è a rischio di sommovimenti improvvisi e involuzioni. Inoltre, gli scambi intra-regionali devono intensificarsi decisamente per consentire una crescita sostenibile e una maggiore apertura ai mercati internazionali. Saranno questi i terreni su cui si misurerà la tenuta dei governi o delle coalizioni guidati da forze islamiste, più ancora che uno scontro apertamente ideologico: in una prospettiva di valori e di concezione dello stato restano dubbi e preoccupazioni, ma il test immediato è quello delle scelte concrete per creare un miglior rapporto tra stato e cittadini. In tal senso, più che di modelli da imitare (primo fra tutto quello della Turchia attuale) i paesi della regione hanno bisogno di trovare soluzioni pragmatiche fondate sul loro specifico assetto sociale ed economico.

Un altro tema di grandissima rilevanza che lega i destini dei paesi europei e della sponda sud del Mediterraneo è naturalmente quello dell’energia. La crisi economica ha avuto ripercussioni contraddittorie su questo settore, tra pressioni sui prezzi per la domanda asiatica e forte rallentamento delle economie occidentali: in ogni caso le proiezioni sul medio e lungo periodo indicano una domanda crescente soprattutto da parte della sponda sud, mentre sul versante europeo si avrà soprattutto un processo di diversificazione e cambiamento del mix energetico. Il maggiore interrogativo riguarda l’allocazione delle risorse finanziarie per le grandi infrastrutture necessarie ad aumentare la produzione e la sicurezza del trasporto, in un contesto di forte incertezza geopolitica in molti dei paesi-chiave. La Turchia è posizionata al centro di vari progetti rivolti sia ai mercati occidentali che a quelli asiatici, e potrà beneficiare anche sul piano dei rapporti industriali e finanziari che tendono a svilupparsi parallelamente agli accordi energetici. Nel prevedibile futuro, anche la Russia resterà un paese cruciale nei mercati energetici, soprattutto per l’Europa, ma alcune scoperte offshore e la probabile crescita consistente dell’importanza dei giacimenti di shale gas potrebbero alterare in misura significativa il peso relativo dei tradizionali produttori, in Medio oriente e in altre regioni.