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Come massimizzare il patrimonio energetico dell'Italia?

Modalità digitale, 24/11/2021, Tavola rotonda Nazionale

Il tema della transizione energetica è stato al centro delle discussioni del G20 di Roma dell’ottobre 2021 e della COP26 di Glasgow del novembre 2021. L’Italia è stata parte attiva di un dibattito che ha messo in luce come la transizione non sia solo energetica, ma anche economica, finanziaria, sociale e culturale.

Tutti gli indicatori macroeconomici del 2021 - tra cui il PIL in risalita di circa il 6%, la domanda energetica e le emissioni di CO2 in atmosfera quasi ai livelli del 2019 - hanno evidenziato come lo shock pandemico sia stato solo un fenomeno momentaneo, e che oggi il problema del disaccoppiamento tra crescita di consumi e aumento di emissioni - e quindi della transizione energetica/decarbonizzazione - sia più che mai attuale. In uno scenario in cui la pandemia ha comunque rafforzato nelle coscienze dei governi e di tutti l’importanza della salute pubblica, il biennio 2020-21 ha visto l’energia elettrica e le rinnovabili continuare il loro percorso di significativa crescita.

I trend attuali non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi climatici definiti a Parigi nel 2015 e ribaditi a Glasgow nel 2021. La transizione deve accelerare e deve puntare su un mix vincente di elettrificazione, efficienza energetica, sviluppo delle energie rinnovabili, digitalizzazione dei processi produttivi, ricerca e sviluppo, e innovazione tecnologica, di cui tra i più significativi esempi vanno annoverati l’idrogeno e la CCUS-Carbon Capture and Utilization or Storage. Tutte queste soluzioni potranno essere utilizzate anche per i settori industriali in cui la decarbonizzazione è più difficile, come i trasporti su lunga distanza, l’industria chimica, del cemento, dell’acciaio e manifatturiera in generale. Non va dimenticato però che il livello attuale degli investimenti energetici è pari a circa un terzo di quanto sarebbe necessario per raggiungere gli obiettivi di zero emissioni nette al 2050 attraverso lo sviluppo e la diffusione delle soluzioni citate.

La transizione energetica in Italia deve essere oggi più che mai anche una transizione burocratica: sia la normativa sia gli iter autorizzativi devono sostenere il processo di velocizzazione degli investimenti, tra cui quelli nelle energie rinnovabili e nei nuovi vettori energetici come l’idrogeno.

Al fine di attuare la transizione energetica sarà necessaria una coesione tra tutte le parti in gioco, ossia cittadini, istituzioni, governi, imprese ed Energy Companies. Queste ultime avranno un ruolo fondamentale nell’accelerare la transizione nel loro triplice ruolo di produttori di energia, utilizzatori finali di energia e partner di clienti industriali.

La transizione energetica dovrà valorizzare il patrimonio energetico italiano inteso come capacità sia di produrre energia da fonti pulite e sostenibili, sia di consumarne meno: un utilizzo razionale ed efficiente dell’energia consentirà di distribuirla a tutta la popolazione mondiale, soprattutto a quei Paesi che ne sono più carenti.

Fondamentale sarà trovare un equilibrio tra la necessaria accelerazione da imprimere al  processo di transizione e quella gradualità che è fondamentale per calmierare il più possibile l’instabilità e la volatilità nel settore energetico attuale, di cui il recente aumento dei prezzi è un chiaro esempio. Le fonti energetiche tradizionali - gas su tutti - dovranno accompagnare il processo di transizione e avranno un ruolo fondamentale per garantire la sicurezza energetica del Paese.