Moneta e pagamenti sono la linfa dell’economia e governare la loro evoluzione apre sfide inedite in un mondo sempre più permeato dalle tecnologie digitali. Il panorama è stato segnato in primo luogo da bitcoin e altre criptoattività: caratterizzate da alta volatilità, sono utilizzate a fini speculativi e come mezzo di pagamento nell’economia sommersa. La seconda tipologia di criptoattività è costituita dalle cosiddette stablecoin che dovrebbero essere ancorate a una valuta avente corso legale: il loro impiego si è progressivamente affermato come riserva di valore per i residenti in Paesi con monete fluttuanti e ad alta inflazione o come opzione per i pagamenti all’ingrosso. La terza categoria, introdotta da pochi anni, comprende le monete digitali di banca centrale, quale l’euro digitale. A livello globale, queste monete – conosciute con l’acronimo inglese CBDC (Central Bank Digital Currencies) – sono attualmente una decina, perlopiù in fase sperimentale, con un valore corrispondente a un paio di miliardi di euro. Sono emesse dalle banche centrali come equivalenti del contante con valore certo e garantito.
In questo scenario l’eurozona si deve confrontare con tre problemi. In primo luogo, il mercato dei pagamenti al dettaglio è frammentato e manca una soluzione autenticamente europea per i pagamenti presso i punti di vendita fisici e del commercio elettronico; si ricorre quindi a fornitori non europei di carte e wallet digitali, mettendo a rischio l’autonomia strategica del continente. In secondo luogo, la cosiddetta tokenizzazione e l’uso della tecnologia del registro distribuito (conosciuta come DLT, distributed ledger technology) stanno cambiando la natura stessa della moneta e dei mercati; questi scambi presentano rischi di frammentazione della liquidità e rigidità nella sua offerta, oltre a un rischio di credito e di cambio se il regolamento è denominato in valuta estera. Inoltre, la loro diffusione compromette la stabilità monetaria e il ruolo della moneta pubblica quale àncora dei pagamenti. In terzo luogo, è necessario considerare l’impiego di stablecoin per ovviare ai problemi di lentezza e onerosità dei pagamenti transfrontalieri. Questi strumenti sollevano tuttavia rischi di sostituzione monetaria, oltre a rappresentare un pericolo per la stabilità finanziaria: le stablecoin ancorate al dollaro, infatti, possono indebolire il ruolo internazionale dell’euro, comportando per la moneta europea una minor rilevanza nel mondo digitale. Ciò si tradurrebbe in un sistema dei pagamenti dell’UE meno resiliente, in una stabilità finanziaria ridotta e in un indebolimento della sovranità monetaria e dell’autonomia strategica dell’Unione.
In tal senso la Banca centrale europea si è attivata affinché l’euro rimanga stabile, affidabile e utilizzabile nel mondo digitale, assumendo un ruolo guida nella trasformazione della moneta e nella modernizzazione dei servizi di pagamento nell’area euro.
Oltre a progetti sul sistema di pagamenti veloci e sui pagamenti all’ingrosso, il cantiere più noto riguarda l’euro digitale: una volta adottato un quadro legislativo comunitario, la BCE potrà emettere un equivalente digitale del contante per i pagamenti al dettaglio. Si tratterebbe di un mezzo di pagamento pubblico avente corso legale in tutta l’area dell’euro, sia nei negozi fisici sia in quelli online. Si estenderebbero così i benefici del contante al mondo digitale, con un alto livello di protezione dei dati personali, rafforzando al contempo la libertà di scelta e l’autonomia strategica dell’UE. Un altro vantaggio sarebbe la riduzione della dipendenza, oggi eccessiva, da pochi e dominanti fornitori privati extraeuropei: si aprirebbe quindi un’opportunità per servizi di pagamento, wallet e carte offerti da operatori comunitari.
Nella progettazione dell’euro digitale, la BCE persegue l’obiettivo di preservare il ruolo delle banche nel finanziamento dell’economia: queste avrebbero il ruolo di distribuire l’euro digitale, mantenere le relazioni con la clientela e continuare a gestire i conti anche in euro digitale, percependo una remunerazione per questi servizi. Vi sarebbero inoltre salvaguardie a tutela della stabilità finanziaria: l’euro digitale non sarà remunerato e limiti di detenzione eviteranno prelievi destabilizzanti.
Le tempistiche per l’introduzione di questo strumento generano tuttavia dibattito. A fronte di una proposta legislativa della Commissione europea risalente a giugno 2023, l’iter di approvazione è ancora in corso. Se i co-legislatori, Consiglio e Parlamento europeo, adotteranno il regolamento nel corso del 2026, un esercizio pilota potrà aver luogo nella seconda metà del 2027 e l’euro digitale potrà essere pronto per la prima emissione a metà 2029. La preoccupazione è che, sino ad allora, alternative quali le stablecoin possano prendere piede sul mercato europeo rendendo il lavoro sulla moneta digitale una soluzione tardiva.
In ogni caso, la sfida che probabilmente definirà l’esito dell’euro digitale si giocherà sull’accettazione da parte del pubblico: solo una soluzione di semplice utilizzo, accessibile e inclusiva, potrà affermarsi come metodo di pagamento paneuropeo e diversificato, integrato con gli strumenti di pagamento disponibili sul mercato e in piena interoperabilità con il settore privato.


