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Palazzo Lancellotti (già de Torres) a Piazza Navona

Sede di Aspen Institute Italia a Roma

a cura del Mario Bevilacqua, Professore Associato di Storia dell’Architettura, Università di Firenze

Uno dei palazzi patrizi più cospicui dello straordinario invaso monumentale di piazza Navona, palazzo Torres (Lancellotti per via ereditaria dal 1656) è uno dei capolavori dell’architettura civile romana del Rinascimento maturo.

Il palazzo venne costruito accorpando case preesistenti acquistate a partire dal 1542 da monsignor Luis de Torres, originario di Malaga (1495-1553), arcivescovo di Salerno per segnalazione di Carlo V, su progetto dall’architetto e intellettuale napoletano Pirro Ligorio (1513-1583). Al suo interno le mostre delle porte del piano nobile conservano le iscrizioni che ricordano l’arcivescovo come primo costruttore del palazzo, rendendo possibile circoscrivere entro il 1553 la fine dei principali lavori.

Al piano nobile si conservano importanti decorazioni ad affresco, iniziate durante la prima campagna di lavori, ma poi portate avanti dai successori dell’arcivescovo di Salerno, tra cui vanno ricordati, nell’eccezionale fortuna curiale della famiglia spagnola ormai romanizzata, monsignor Ludovico (1532-1583), arcivescovo di Monreale; Ludovico II (1551-1609), cardinale dal 1606; Cosimo (1594-1642), cardinale dal 1622.

Si tratta di un mecenatismo emblematico della Roma del Rinascimento e della Controriforma, espressione dell’ambiente internazionale della Curia pontificia e di una cultura che rapidamente trapassa dalle atmosfere di colta rievocazione della magnificenza dell’Urbe antica e dell’arte e architettura classiche, evidente nelle scelte stilistiche dell’impianto del palazzo, all’esaltazione dell’ortodossia cattolica impressa nelle decorazioni interne di committenza dei vescovi e cardinali de Torres nella seconda metà del Cinquecento.

Le decorazioni del palazzo presentano infatti fregi e volte “a grottesche”, raffinata ripresa cinquecentesca da pitture e stucchi di età imperiale, a paesaggio (tra cui alcuni fregi attribuiti ad Agostino Tassi, eseguiti per i Lancellotti nella prima metà del Seicento), e a scene di soggetto biblico. La decorazione, purtroppo molto lacunosa, del grande salone a doppia altezza con scene della Vittoria di Lepanto del 1571 venne commissionata da monsignor Ludovico de Torres arcivescovo di Monreale, e celebra la vittoria della Fede contro i turchi esaltando la figura del committente, attivo nell’organizzazione internazionale della lega contro l’infedele su incarico di papa Pio V (di cui compare il ritratto). È opera di pittori romani rimasti finora anonimi (è documentato unicamente l’intervento del piemontese Casare Arbasia, che sarebbe poi passato a dipingere in Spagna e a Torino), ma si pone in diretto confronto con la fortunata rappresentazione del trionfo militare cristiano esaltato come episodio emblematico in età controriformista, e che trova un modello diretto negli affreschi di Giorgio Vasari nella Sala Regia dei palazzi Pontifici eseguiti per Pio V e completati per Gregorio XIII nel 1571-73, e nel soffitto della chiesa dell’Aracoeli, eseguito all’intagliatore francese Flaminio Bolangier nel 1571-74.

Ricchi e di splendida fattura cinquecentesca sono anche i soffitti lignei a cassettone, dipinti e dorati, di palazzo Torres, in cui ricorre lo stemma della famiglia, e che rimandano alla stessa temperie artistica dominata dalla figura del Bolangier.

L’attribuzione dell’architettura di palazzo Torres Lancellotti a Pirro Ligorio è attestata a partire dai primi anni ’50 del ’600, con la pubblicazione dell’incisione di Pietro Ferrerio con la facciata (del tutto inattendibile l’attribuzione al Vignola avanzata da Baglione nel 1642). Nella parte inferiore del foglio compare l’iscrizione “Palazzo de Ss.ri Lancellotti in piazza Navona architettura di Pirro Ligorio  famosissimo pittore et antiquario nobile napolitano fabbricato l’anno MDLX che fu già de Sig.ri Torres”.

Al momento è possibile confermare l’autografia dell’artista napoletano, di cui palazzo Torres costituirebbe la prima e già matura opera architettonica, solo per via stilistica: una ricerca documentaria analitica sulle vicende costruttive non è stata ancora intrapresa, anche se sembra plausibile supporre che la didascalia dell’incisione raccolga una tradizione consolidata.

L’analisi del prospetto di palazzo Torres va in questo senso: il paramento a bugnato liscio rientra tra le scelte ricorrenti in Ligorio, dalla casina di Pio IV nei giardini vaticani, al completamento del cortile del Belvedere di Bramante. È una soluzione di estrema raffinatezza che caratterizza un ben determinato filone dell’architettura romana di metà Cinquecento, evocativa della magnificenza dei rivestimenti a lastre marmoree dell’architettura imperiale.

Pirro Ligorio è un protagonista della vita artistica e intellettuale nell’Italia del Rinascimento maturo: cultore degli studi di archeologia, pittore, architetto, intellettuale versatile e cortigiano, la sua attività si dispiega in alcuni dei principali cantieri romani del tempo: lo Studium Urbis della Sapienza, San Pietro in Vaticano, dove divenne architetto della fabbrica dopo la morte di Michelangelo, villa d’Este a Tivoli. Il legame con gli Este di Ferrara lo portò a trasferirsi nella capitale del ducato, dove visse fino alla morte dedicandosi alla redazione di una monumentale Enciclopedia dell’antichità che avrebbe avuto enorme fortuna nei secoli successivi.


Riferimenti bibliografici:
Su palazzo Torres Lancellotti manca purtroppo uno studio monografico approfondito che analizzi le vicende storiche della proprietà, le fasi costruttive e decorative, le trasformazioni nei secoli, mettendo in risalto l’importanza dell’opera, del suo architetto e del committente nel più ampio contesto del Rinascimento italiano.

Alcune succinte indicazioni sono in:
Armando Schiavo, I vicini di palazzo Braschi, in “Capitolium”, 1966, nn. 8-9 (poi in C. Pietrangeli, a cura di, Palazzo Braschi e il suo ambiente, Roma 1969, pp. 151-158)

Luigi Salerno, Palazzo de Torres Lancellotti, in Piazza Navona isola dei Pamphili, Roma 1970, pp. 271-276

Cecilia Pericoli Ridolfini, Guide Rionali di Roma. Rione VI, Parione, I, Roma 1973, pp. 64-70

Vincenzo Abbate, ‘Torres adest’: i segni di un arcivescovo tra Roma e Monreale, in “Storia dell’arte”, 2007, pp. 19-66