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Un Paese per giovani

Milano, 18/02/2020, Tavola rotonda Aspen University Fellows

La quarta Tavola Rotonda dell’iniziativa Aspen University Fellows è stata dedicata al tema della compatibilità tra l’Italia e le nuove generazioni e del ruolo che queste ultime hanno da svolgere all’interno della società, la cui realtà complessa spesso crea uno sfondo di incertezze e pessimismo.

La “fuga dei cervelli”, causata della mancanza di opportunità e investimenti nel proprio paese, l’invecchiamento demografico e l’andamento in declino del reddito, fanno sì che alla domanda se attualmente il nostro sia o meno un paese per giovani si risponda “no”.  All’interno della discussione sono state identificate tre principali tematiche con maggiore influenza su questa risposta, ovvero: la partecipazione, la meritocrazia, il conflitto generazionale.

La partecipazione costituisce il rapporto bidirezionale tra stato e cittadini ed è consolidata principalmente dalla reciprocità.  Si è fatto notare come in Italia questa reciprocità manchi quando si tratta di fiducia ma anche di comprensione. Talvolta, i giovani tendono a non capire a fondo il proprio ruolo civico e a interpretare i loro diritti costituzionali come promesse e garanzie (ad esempio il diritto al lavoro), omettendo di considerare il peso della propria capacità di agire. D’altro lato, l’atteggiamento poco coinvolto dello Stato nel futuro dei giovani e nella comprensione delle loro necessità è percepito come una profonda mancanza di fiducia.

Riguardo a ciò che lo Stato può e deve offrire ai giovani è stata spesso sottolineata l’importanza della meritocrazia e del diritto di avere accesso alle opportunità adeguate a una valutazione corretta delle proprie capacità.  Nello specifico, si è molto discusso sul processo di valutazione come strumento necessario, ma non per questo meno causa di timori e apprensione da parte dei giovani. Ciò deriva non tanto dalla paura dell’esito quanto dalla paura del processo stesso, in quanto si avvale spesso di criteri sì attinenti al dibattito pubblico e sociale ma frequentemente non corrispondenti alle realtà dei giovani.  

Infine, sono emerse domande riguardo al conflitto generazionale, che seppure meno intenso rispetto ad altri momenti nella storia è pur sempre parte del problema, soprattutto in un paese con un forte squilibrio demografico come l’Italia. La maggiore criticità rilevata in questo conflitto riguarda l’assunzione delle responsabilità che vanno oltre la propria generazione e la consapevolezza che remunerare di più il passato invece che investire sul futuro ha un grave impatto sulle giovani generazioni del presente.

In conclusione, si può affermare che ciò che spingerà l’Italia a diventare un “paese per giovani” è un atteggiamento reciprocamente proattivo. Da un lato, lo Stato deve incrementare quantitativamente e qualitativamente le opportunità offerte così come gli sforzi di engagement dei giovani con il mercato del lavoro e più ampiamente all’interno della società. Dall’altro però, i giovani devono reagire con entusiasmo e iniziativa e onorare un senso di cittadinanza consapevole e responsabile.