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Ripensare e rilanciare il turismo dopo la pandemia

Modalità digitale, 04/05/2020, Tavola rotonda Nazionale

La crisi pandemica in atto è solo l’ultima delle crisi in ordine di tempo dopo l’11 settembre, le primavere arabe, la crisi finanziaria del 2008 e Brexit. Per non parlare dei cambiamenti climatici, che rappresentano una sorta di “ombrello“ delle ultime emergenze.

COVID-19 è arrivato su un tessuto anche emozionale già fiaccato: forte è il sentimento di insicurezza e questa crisi lo acuisce. L’emergenza sanitaria sta, infatti, accelerando il prodursi di effetti già evidenti in crisi precedenti, dando una spinta a fenomeni in traiettoria; al tempo stesso, genera anche cambiamenti importanti come la rivoluzione del lavoro nel terziario e provoca effetti sociali negativi che si traducono nella crisi di alcuni settori, tra cui il turismo. Non è peraltro la prima crisi per questo settore, ma è molto diversa dalle precedenti in quanto il crollo della domanda rischia di rimanere strutturale, ripercuotendosi anche sull’offerta, e le sue ramificazioni toccano sia le grandi città d’arte che i piccoli borghi. La chiave di trasformazione può risiedere in una sempre maggiore qualificazione dell’offerta che - unita ad una sinergia tra pubblico e privato - permetta al sistema di risollevarsi.

L’orizzonte di uscita è di lungo periodo: serviranno almeno dieci anni per qualificare l’offerta, anche a costo di perdere numeri e governance. Serve trovare unità di intenti tra UE, Stato centrale, Regioni e impresa: sulla base di alcune esperienze passate che si sono risolte positivamente si potrà comunque guardare con fiducia alla ricostruzione, pur sapendo che sarà un cammino molto lungo.

Con l’approdo alla Fase 2 cambiano i paradigmi e le parole chiave diventano sicurezza, coordinamento e innovazione. In quest’ottica occorre ripensare le interconnessioni e la mobilità; serve comunicare la necessità del distanziamento sociale per tornare a viaggiare; sarà fondamentale ricostruire la fiducia nei mezzi pubblici di trasporto di cittadini e viaggiatori. E lo stesso rapporto di fiducia si deve ricreare nei confronti della destinazione Italia che sconta ancora l’immagine di epicentro della pandemia europea.

Il nostro è un Paese esportatore di made in Italy ed “importatore” di viaggiatori e turisti: per ristabilire la sua reputazione come destinazione di viaggio sicura e promuovere il sistema Paese nel suo complesso, si può guardare a forme di disruptive innovation per il turismo, utilizzando anche strumenti finanziari innovativi e coinvolgendo investitori professionali.

Grave resta la crisi del settore aereo, ulteriore vittima di questi tempi di pandemia. La ripresa sarà complessa, graduale e i flussi saranno molto bassi rispetto all’epoca pre COVID-19. Se il modello di overtourism aveva di fatto generato possibilità di viaggiare per tutti, è probabile che tale tendenza venga modificata e che si arrivi a un modello che dovrà guardare maggiormente alla sostenibilità ambientale nella pianificazione dei flussi turistici. Fondamentale inoltre lavorare al meglio con task force comunitarie in modo tale da garantire mobilità almeno con i paesi limitrofi.

Il comparto turismo nel suo complesso è caratterizzato da importanti livelli occupazionali per donne e giovani, categorie che subiranno un impatto negativo dalla crisi in atto. Per questo, e per evitare che le imprese brucino patrimonio, si è proposto di dare una nuova forma alla cassa integrazione, privilegiando soprattutto l’aspetto formativo e consentendo alle aziende di rimanere aperte e attuare percorsi di riqualificazione del personale, necessari per affrontare un mercato differente.

In conclusione, il turismo post COVID-19 vedrà probabilmente una ridefinizione del modello economico con maggiore attenzione allo sviluppo e alla cura del territorio, privilegiando il turismo di qualità.