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Politica ed economia di un "green deal " in Europa

Roma, 18/12/2019, Aspenia

La transizione energetica e la lotta ai cambiamenti climatici sono al centro del programma politico dalla Commissione Europea presieduta da Ursula Von der Leyen che ha proposto investimenti nell’ordine di 260 miliardi, una parte consistente dei quali dovrebbe andare alla ricerca. Un programma ambizioso che necessita l’impegno e il coinvolgimento anche del mondo imprenditoriale privato. E, al tempo stesso, ha bisogno dell’adesione dei cittadini europei, sempre più consapevoli della questione ambientale, che andrebbero però messi maggiormente al corrente dei vantaggi di un modello di economia sostenibile e circolare.

La nuova Commissione ha messo a punto anche una “Annual Sustainable Growth Strategy” e, d’intesa con il Parlamento europeo, sta elaborando una nuova tassonomia con la quale sarà possibile valutare il tasso di sostenibilità per progetti e richiesta di fondi. C’è chi ha sottolineato come sia venuto il momento di accelerare visto che gli ultimi quattro anni sono andati persi: sono, ad esempio, ben 500.000 le morti per malattie legate all’inquinamento, di cui 70.000 in Italia.

Il recente fallimento della Cop 25 di Madrid è essenzialmente dovuto non solo alle posizioni di Stati Uniti e Cina, ma anche a quella dei Paesi in via di sviluppo e dalla collocazione in ordine sparso dei Paesi europei, prima fra tutti quella della Polonia. L’Europa dovrà imparare a presentarsi con un fronte unico se vorrà evitare nuove sconfitte come questa e come quella ancora in atto sul fronte dell’immigrazione. Secondo alcuni partecipanti la Cop 25 ha visto comunque alcuni progressi. Si è ad esempio convenuto che un maggiore approccio di mercato contribuirà a diminuire i costi dell’accordo di Parigi e porterà alla riduzione di emissioni. In questo quadro l’Italia, che ospiterà la Cop 26, avrà un ruolo decisivo per raggiungere quei progressi che sono mancati a Madrid.  

Sembra esistere su questi temi una sorta di “problema Stati Uniti”. L’Amministrazione Trump ha preso la decisione di ritirarsi dall’Accordo di Parigi, ma l’America non è solo Washington: ben 25 stati hanno politiche energetiche e climatiche autonome. Non solo: in questi 25 Stati il la crescita del PLI è stata tre volte superiore rispetto alla media nazionale.

Non bisogna, infatti, dimenticare che affrontare i cambiamenti climatici e accelerare la transizione energetica significa cambiare modello economico: un percorso non facile che necessita grandi investimenti e una strategia di lungo periodo. Il mondo finanziario è passato attraverso cambiamenti radicali in direzione della sostenibilità e molti finanziamenti vengono ormai concessi preferibilmente alle aziende che dimostrino di aderire a criteri di sostenibilità. Peraltro, ormai più dell’80% degli studi sul settore dimostra che le aziende in cui prevale un approccio sostenibile hanno le migliori performance economiche e finanziarie. Secondo la Consob 2 aziende italiane su 3 sono propense a fare investimenti legati alla sostenibilità. Importanti banche d’affari americane non finanziano più progetti operazioni riguardanti l’estrazione di combustibili fossili.  Anche la Bei concede credito solo ad aziende che si ispirano a modelli di sostenibilità.

Un modello economico sostenibile poggia su una radicale trasformazione del sistema energetico a partire da un miglioramento dell’efficienza energetica, e non solo nelle città. Nel settore energetico sono previsti al 2050 investimenti per 95 trilioni di dollari: è stato stimato che per ogni dollaro investito la resa garantita oscilla tra il 3 e i l 7 %. Ruolo fondamentale ha anche la mobilità elettrica, a cominciare dalla diffusione della infrastruttura che va certamente migliorando, pur avendo dovuto superare molti vincoli burocratici. Va contestualmente aumentato il parco vetture e non esiste ormai bando pubblico che non sia aperto a vetture elettriche. Anche le licenze dei taxi vengono ormai concesse solo ad auto elettriche.

La transizione energetica verso le rinnovabili ha avuto negli ultimi sette anni una notevole crescita e ormai la loro capacità istallata è pari ad altre fonti e anche il costo si è adeguato. Anzi, si stima che in futuro i 4/5 del pianeta avrà energia più a buon mercato di quella oggi a disposizione. Anche lo storage ha visto una diminuzione di costi, nell’ordine del 15% in meno. In futuro il mix energetico è destinato a cambiare: una volta esauritisi i combustibili fossili, esisteranno fonti energetiche ponte come il gas e il nucleare, ma certamente le energie rinnovabili avranno la leadership del settore. Grande futuro potrà avere l’idrogeno, purché vengano sviluppate nuove tecnologie e abbassati i costi, ad oggi ancora molto alti.

In questo quadro l’Italia ha fatto progressi importanti raggiungendo prima del tempo gli obbiettivi previsti per il 2020. Manca ancora però una visione di lungo periodo, quella che dovrebbe mettere a sistema l’impegno delle istituzioni, dell’università, degli enti di ricerca e del mondo economico e finanziario.