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L'Italia e l'Europa

Milano, 05/02/2019, Tavola rotonda Aspen University Fellows

La prima Tavola Rotonda del 2019 degli Aspen University Fellows è dedicata a discutere le  prospettive dell’Italia e dell’Europa in quest’anno in cui si incrociano le incertezze della Brexit, le elezioni del Parlamento Europeo, l’incertezza economica di un continente che non riesce a realizzare una prosperità condivisa e con crescenti tensioni sociali.  

La cosiddetta “generazione Erasmus” è incline a vivere l’Europa come una realtà consolidata, quasi una commodity, e non un cantiere in corso. Per tale motivo, ci si è confrontati sia sull’attualità, che  sui valori e sulle radici di un progetto comune, sui successi conseguiti, ma anche sugli aspetti critici. Questa duplice valenza richiede l’applicazione di un solido sguardo storico ad un processo, l’integrazione europea, che ha coinvolto l’Italia nel corso degli ultimi 70 anni.

L’analisi retrospettiva ha individuato i benefici che la nascita dell’Unione Europea ha apportato alle singole comunità nazionali. Più di mezzo secolo di pace, la riduzione della povertà, l’allargamento del welfare e dei diritti civili sono alcuni traguardi raggiunti all’interno della cornice europea. Molti paesi hanno sperimentato periodi di elevata crescita: si pensi al miracolo economico italiano degli anni ‘60. Il settore produttivo dell’Italia, caratterizzato da un mosaico di piccole e medie imprese, inizialmente scettico, ha saputo adattarsi e trarre significativi benefici dal mercato unico. Più recentemente, il passaggio all’unione monetaria ha introdotto una lunga stagione di tassi d’interesse contenuti e di inflazione contenuta, combinazione quasi sconosciuta a molti stati membri. Al contempo, nei contesti di crisi, le istituzioni europee hanno saputo mettere a disposizione strumenti come il Quantitive Easing della Banca Centrale Europea ed il Fondo Europeo di Stabilità.

Le sfide che l’Europa ha di fronte sono state il fulcro della discussione. È stato sottolineato come l’Unione Europea non possa limitarsi a regolamentare i fenomeni globali, ma debba farsi promotrice di innovazione. L’avvento dell’economia digitale ha favorito la nascita di quasi-monopoli in mercati quali l’acquisto online ed i social network. Un tema particolarmente sentito dalle generazioni più giovani, che chiedono una elevata disponibilità di accesso alla rete e ai social media. Tuttavia, l’esigenza di affrontare le posizioni dominanti, sotto il profilo finanziario, tecnologico e delle economie di rete, in ambiti come la tutela dei dati e la privacy, non può prescindere dal creare i presupposti per un mercato che sappia favorire l’emergere di soggetti europei che possano confrontarsi con i giganti americani e cinesi.

Tematiche di portata globale quali la sicurezza, i cambiamenti climatici e le migrazioni di massa devono essere affrontate solo in un contesto sovranazionale, che la scala europea può rappresentare. Si è sottolineato come sia evidente che le sfide del ventunesimo secolo non siano realisticamente affrontabili dai singoli paesi europei. Pertanto, ci si chiede cosa ostacoli una difesa europea (con rilevanti guadagni di efficienza ed efficacia), una politica estera comunitaria ed una politica economica efficace e d’impatto (con un budget che abbia dimensioni adeguate). L’invecchiamento demografico, comune a tutti i paesi avanzati, è un’ulteriore sfida che richiede politiche convergenti o comuni.

L’esperienza dell’Unione Europea coniuga aspetti positivi con altrettante criticità o fallimenti. È doveroso tutelare i traguardi raggiunti. Difendere le conquiste dell’integrazione europea significa anche trovare la forza per apportare modifiche e migliorie. Un aspetto controverso è l’architettura istituzionale. Maggiori responsabilità e poteri devono essere attribuiti alle istituzioni europee più rappresentative come il Parlamento Europeo e la Commissione, ma permane una tendenza a perseguire interessi nazionali, spesso contrastanti, muovendo così il baricentro dei poteri verso il Consiglio Europeo, organo di rappresentanza degli stati membri. Una scarsa informazione, sia tra i giovani che tra gli adulti, di come l’Unione Europea è destinata a fomentare scetticismo e scarso senso di appartenenza, che si traduce nell’auspicio dell’uscita sia dalla moneta unica che dall’Unione Europea.

Le esperienze di studio a livello europeo di numerosi Aspen University Fellows e l’appartenenza ad una generazione che da sempre ha goduto dei benefici di una “cittadinanza europea”, come la libertà ed economicità di spostamento, ha costituito un aspetto trainante della discussione. Ci si è posti domande in merito a quali possano essere gli strumenti per avvicinare maggiormente i cittadini ad una prospettiva di Europa che vada oltre l’aspetto economico e giuridico, anche in vista delle imminenti elezioni europee. Comprendere quale sia l’identità di appartenenza a cui i cittadini si sentano più prossimi è senza dubbio la chiave di lettura per comprendere cosa l’Unione Europea sia effettivamente, se l’Europa è ancora una costruzione dei popoli e dei cittadini. In particolare è necessario concentrarsi sull’obiettivo dell’articolo 3 del Trattato sull’Unione Europea che intende realizzare  “un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale”.