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Flussi migratori in tempo di pandemia: esperienze acquisite e nuovi strumenti per una migliore gestione del fenomeno

Modalità digitale, 11/02/2021, Workshop Internazionale

Il contesto internazionale, europeo e nazionale è cambiato in modo significativo dall'inizio della pandemia da Covid-19 mettendo ancora più in risalto le questioni migratorie. Il movimento di persone non è cessato e i flussi migratori verso l'Europa rimangono importanti, pur se asimmetrici: ad esempio, è diminuito il movimento verso la Grecia, ma è aumentato di circa tre volte verso l’Italia, con flussi provenienti principalmente dalla Tunisia e dalla Libia. Le restrizioni dovute alla pandemia hanno ridotto i movimenti di persone attraverso alcune rotte tradizionali, aumentando però quelli attraverso altre rotte: la Spagna, ad esempio, ha visto ridursi il numero di migranti provenienti dal Mediterraneo, ma aumentare gli arrivi dalla rotta atlantica. E non si prevede una contrazione significativa dei flussi a causa della crisi economica causata un po' ovunque dalla pandemia.

Migliorare la collaborazione con i paesi di origine e di transito dei flussi migratori diventa pertanto indispensabile assieme ad un rafforzamento della solidarietà fra i paesi europei. C’è un vasto consenso sull’esigenza che la cooperazione tra Unione Europea e i paesi terzi includa un dialogo che assicuri sentieri legali di migrazione e la reintegrazione dei migranti che tornano nei paesi di origine.

Emerge tuttavia dalla crisi pandemica, secondo molti esperti, che l’Europa non ha una vera politica migratoria e di asilo. Il problema è già stato affrontato nel 2016, ma quel piano è fallito per le limitazioni imposte da alcuni paesi. A settembre del 2020 la Commissione Europea ha presentato una nuova proposta che prevede la creazione di opportunità di sviluppo nei paesi di origine, più resilienza ai confini - con una gestione “federale” dei confini per non lasciare questa incombenza ai singoli stati - procedure efficienti per il rilascio dei visti e l’incremento dei canali legali di migrazione.




Migrazioni, l’impegno italiano
11/02/2021

Luciana Lamorgese
Ministro dell'Interno

Stabilire regole interne all’Unione Europea che siano chiare ed efficaci porterà ad una equa condivisione del peso delle migrazioni, che così non graverebbe più sui soli paesi di prima entrata, ma sarebbe distribuito tra tutti gli stati membri, agevolando la gestione dell’intero sistema.

L’obiettivo di questa nuova proposta è, dunque, collegare in maniera organica e fluida tutte le componenti del sistema attraverso un maggiore coordinamento a livello europeo e un dialogo bilaterale tra Unione Europea e singoli stati, in particolare con quelli più esposti agli arrivi. L’equilibrio tra solidarietà e responsabilità è importante per definire politiche migratorie ad hoc: se l’Unione Europea offre soluzioni, ne beneficeranno anche gli equilibri politici all’interno degli stati, con una conseguente messa in ombra delle spinte populiste e nazionaliste.

Gli strumenti di cui già si dispone andranno migliorati con investimenti finalizzati anche al rafforzamento di una forza europea che operi per il controllo dei confini. Ulteriori investimenti andranno verso i paesi terzi, al fine di consentire una vita dignitosa che eviti le ondate migratorie. Dovranno essere rafforzati in particolare i partenariati con paesi di peso geopolitico, come Turchia, Libia, Tunisia, Egitto e Siria: si tratta di partenariati che vanno consolidati attraverso coraggiosi investimenti non solo finanziari, ma anche culturali, intellettuali, politici e simbolici. La logica di questi interventi è chiara: privilegiare efficaci intese in favore di canali legali contribuirebbe a bloccare le migrazioni irregolari.

Un ulteriore strumento che sembra funzionare e che potrebbe essere migliorato, è costituito dai “corridoi umanitari”, accordi che prevedono l’ingresso legale di persone in condizioni di vulnerabilità. Questo modello, che si basa su partnership pubblico-privato, sul coinvolgimento della società civile e sponsorizzazioni mirate alla copertura dei costi, garantisce chi accoglie e chi è accolto. Inoltre, l’Europa potrebbe trovare convergenze sulla base dei propri interessi per ottenere una migrazione finalizzata, come avviene ad esempio in Canada.

Costruire una strategia basata sui dati dei flussi migratori è essenziale per comprendere i modelli migratori globali e come i diversi fattori politici ed economici dei paesi di origine e di destinazione possano essere correlati ai flussi. Gestire i flussi migratori richiede l’utilizzo di strumenti politici, diplomatici, legislativi e tecnologici e la tecnologia, grazie alla grande quantità di dati di cui si dispone, consente di ordinare i dati stessi per una efficiente gestione dei flussi. Si tratta di saper sfruttare al meglio, grazie a database condivisi e condivisibili, tutti gli strumenti che l’Intelligenza Artificiale mette a disposizione, come la blockchain - utilissima per il “tracciamento” ad esempio - lo IoT (Internet of Things) e il machine learning. Questi strumenti affinano i dati grazie a specifici algoritmi, costruendo così un modello che consenta ai policymaker e alle autorità di pubblica sicurezza di leggere gli scenari più complessi.

Anche le procedure di rilascio dei visti possono beneficiare delle tecnologie, considerando che i visti hanno valore economico in termini di competitività, attrattività e sicurezza del sistema. Facendo particolare riferimento all’attrattività, l’Italia è il terzo paese per numero di visti concessi nell’area Schengen e questo consente il networking commerciale e l’attrazione di lavoratori ad alto potenziale economico creando un impatto positivo in termini anche di competitività del sistema-paese. La necessità di raccogliere ed elaborare i dati attraverso metodologie adeguate è emersa come una priorità urgente e, al tempo stesso, un coordinamento sistematico tra i paesi, regole più efficaci, cooperazione tra pubblico e privato e strumenti tecnologici possono offrire soluzioni efficaci.