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Europe in the G-20 world

Berlino, 29/04/2010 - 30/04/2010, Conferenza Internazionale
Rassegna stampa
Rassegna audio-video

La conferenza è stata introdotta da una discussione generale su un quesito di fondo: nei nuovi equilibri internazionali, l’Europa è destinata in ogni caso a perdere rilevanza? Al di là delle grandi linee di tendenza internazionali che riducono oggettivamente il peso relativo della UE (i fattori demografici, ad esempio), sono state identificate varie cause interne che limitano il potenziale europeo: anzitutto la difficile convivenza delle prerogative nazionali e dell’autorità di Bruxelles, e poi il delicato rapporto tra l’Europa allargata a 27 e l’“approfondimento” dell’integrazione (sebbene vi sia un vasto consenso sul fatto che gli allargamenti fossero necessari).

In altri termini: una lettura puramente deterministica delle tendenze in atto (l’ascesa dell’Asia come causa di un inevitabile declino dell’Europa) non è convincente. Se l’Europa – questa una delle tesi espresse – riformasse e applicasse al contesto globale il suo particolare modello di sovranità “ibrida”, avrebbe dei sostanziali vantaggi comparati.

Rispetto alle maggiori aree di crescita e rilevanza geopolitica, rimane per l’Europa una responsabilità particolare da esercitare sia verso la Russia che in Medio Oriente, sebbene sia indubbio lo spostamento del baricentro verso l’Asia-Pacifico. Di nuovo: il problema è che solo un’Unione più unita verrà riconosciuta dagli altri attori come un interlocutore vero.

La parte centrale della discussione, dedicata alle implicazioni della crisi greca e al futuro dell’euro, è stata aperta da Wolfgang Schäuble e Giulio Tremonti. Il Ministro Schäuble ha descritto in dettaglio l’approccio e le priorità che spiegano le posizioni della Germania, con l’esigenza di bilanciare la coesione dell’eurozona nel breve termine e la sua solidità nel medio e lungo termine: in tal senso, la salvaguardia dell’euro passa proprio per il rispetto delle regole comuni. La valutazione della maggior parte dei partecipanti è stata che una soluzione alla crisi greca appare ora probabile a breve termine: il crisis management fondato sulla cooperazione fra IMF e UE funzionerà; ma in assenza di riforme di fondo nella gestione dell’euro-zona (inclusa la creazione di un Fondo europeo di stabilizzazione) resteranno sul tappeto i problemi strutturali che questa crisi acuta ha evidenziato. La via per affrontarli e prevenirli in futuro è insomma l’elaborazione di strumenti e procedure ex ante – e quindi non soltanto di tipo reattivo – che rendano più chiari gli impegni collettivi.
 
Altri partecipanti hanno sottolineato che il principio politico della solidarietà è centrale in questo dibattito, e va perfino al di là degli impegni formali assunti dai membri dell’euro. Un certo grado di solidarietà si rende infatti indispensabile a causa dell’alto grado di interdipendenza tra le economie odierne e della straordinaria rapidità dei possibili contagi: se fosse valso dall’inizio, questo principio avrebbe ridotto tempi e costi della crisi greca.
 
Nel suo keynote speech, il Ministro polacco Jacek Rostowski ha illustrato le caratteristiche e le politiche specifiche che hanno consentito alla Polonia – come del resto ad alcuni altri dei nuovi membri della UE – di reagire meglio di altri paesi europei alla crisi economico-finanziaria.
 
Una conclusione fortemente condivisa è stata che una reazione efficace e sostenibile alla crisi greca è diventata precondizione per accrescere la credibilità internazionale della UE nel suo insieme. Solo dalla solidità interna si possono infatti trarre la forza negoziale e l’autorità politica per un ruolo attivo sulla scena globale. Secondo alcuni dei partecipanti, le attuali difficoltà della zona euro potrebbero rivelarsi una fase di passaggio a cui seguirà un rafforzamento dell’unione economica e monetaria e dei suoi fondamenti sia macroeconomici che politici e decisionali. Dalla crisi a un aumento di integrazione: questa una delle ipotesi discusse.
 
E’ stato rimarcato un ulteriore legame tra dimensione interna ed internazionale: gli squilibri nell’ambito della stessa eurozona sono parte del problema molto più ampio – i global imbalances - di cui soffre l’economia mondiale.
 
La tesi emersa è che la crisi finanziaria abbia in effetti ridotto lo scarto tra le maggiori aree economiche, con un aumento del risparmio americano e una parziale riconversione cinese verso la domanda interna (grazie a uno dei più efficaci pacchetti di stimolo adottati); ma si è trattato, finora, di un riaggiustamento in gran parte spontaneo e non sufficiente. Per trasformarsi in un riallineamento strutturale, questo trend ha bisogno di politiche concordate – che sono già discusse nel G-20 ma che restano, a livello nazionale, di difficile attuazione.