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The challenge of pandemic under-preparedness: the size of the problem, its impact and the best strategies for efficient health systems

Modalità digitale, 13/05/2021, Conferenza Internazionale

La pandemia di COVID-19 ha aumentato le pressioni sui sistemi sanitari di tutto il mondo, aggravando le risorse (già limitate) e le capacità esistenti. Per garantire la qualità e l'efficienza della salute per tutti, è necessario che i sistemi sanitari incrementino e migliorino le loro capacità di preparazione per essere in grado di rispondere alle crisi, rafforzando al contempo le loro funzioni primarie fondamentali. Nel corso dell’incontro si è discusso degli aspetti cruciali da tenere in considerazione per garantire sistemi sanitari più efficienti, per rafforzare la prevenzione. Si è inoltre discusso delle proposte presenti nel  Policy brief del gruppo di lavoro internazionale coordinato da Aspen Institute Italia e in particolare sul piano d'azione in sei punti per il G20, volto a migliorare la resilienza sanitaria globale attraverso l'approvvigionamento congiunto, l'armonizzazione delle politiche e l'educazione sanitaria.




Sistemi sanitari, nuovi modelli post-pandemia
13/05/2021

Roberto Speranza
Ministro della Salute


 

Ecco i punti principali emersi nella nostra discussione:

-        Una prima questione riguarda gli investimenti nel settore sanitario: se da un lato è vero che i sistemi sanitari vadano riformati e riorganizzati, la destinazione di maggiori risorse economiche diventa essenziale a questo scopo, attraverso maggiori investimenti verso la sanità di prossimità, ovvero la sanità territoriale. Investire sull’assistenza domiciliare, sulla telemedicina e sulla digitalizzazione della sanità, aiuterebbe a garantire sistemi sanitari resilienti e soprattutto pronti ad affrontare situazioni impreviste e imprevedibili. Altrettanti investimenti dovrebbero essere garantiti per la formazione del personale medico/sanitario, e ancora, nella ricerca di base che in campo medico potrebbe garantire risposte tempestive ed efficaci. È necessario, quindi, intervenire sull’attuale assetto “ospedale-centrico”, tipico peraltro dei paesi sviluppati, che ha assorbito risorse impoverendo la capacità di assistenza, cura e risposta a livello territoriale e che si è dimostrato insufficiente di fronte al dilagare dei casi di Covid e conseguenti ricoveri. L’assistenza domiciliare bene organizzata diventa un fattore chiave per alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere, garantendo così adeguate cure e assistenza per tutti.

 

-        Una seconda questione al centro del dibattito sulla salute globale è la “preparedness”: è necessario un impegno sostenuto, duraturo e costante da parte della politica per “prevenire, preparare e gestire le pandemie”. Uno dei problemi più importanti emersi dalla pandemia è proprio la preparazione dei sistemi sanitari ad affrontare le criticità quando si presentano. Gli elementi chiave da implementare/perfezionare sono l’approvvigionamento, lo stoccaggio e la distribuzione rapida di medicinali e attrezzature sanitarie attraverso una condivisione di informazioni a livello internazionale. Nessuno può essere solo davanti a fenomeni oramai sempre più globali: la pandemia ci ha insegnato che un tempestivo scambio di informazioni rende più efficiente la prevenzione, la preparazione e l’organizzazione di strategia di tutela e cura della popolazione.

 

-        È pertanto indispensabile, soprattutto a livello dei paesi G20, una maggiore cooperazione internazionale nello scambio di dati, informazioni e scoperte scientifiche ed è auspicabile la rinuncia ad un po' di sovranità in cambio di un maggiore equilibrio e prevenzione delle crisi sanitarie. Altrettanto cruciale è la gestione delle disuguaglianze sia all’interno dei paesi che tra paesi: nessuno può essere lasciato indietro poiché il rischio sistemico posto dalle crisi sanitarie globali presenta un forte potenziale di interruzione nelle prestazioni dei sistemi sanitari e il loro impatto sull’assetto economico e sociale. L'evidenza dei fatti mostra che i servizi di assistenza sanitaria variano molto da un paese all'altro e prevedono diversi modelli, tipologie di accordi e livelli di sviluppo - e questi accordi sono anche influenzati dalle diverse minacce e problematiche sanitarie presenti nel loro contesto. Per poter rispettare i principi di “One health”, le persone dovrebbero essere al centro e si dovrebbe perseguire in maniera efficace la copertura sanitaria universale finalizzata a garantire a tutti l’assistenza e le cure adeguate. La salute deve essere sempre più considerata un bene pubblico in tutti i suoi aspetti.

 

-        Si dovrebbe ricorrere ad un’armonizzazione delle politiche sanitarie. In Europa, ad esempio, si sta valutando la proposta di creare un'Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA), che avrebbe l’obiettivo di offrire un possibile modello su come garantire il coordinamento della preparazione e delle capacità di risposta sanitaria, rispettando al contempo le competenze e la sovranità delle autorità nazionali per una risposta unitaria europea in un’ottica di salute globale. La riuscita di questo progetto potrebbe costituire un modello anche per i paesi del G20.

 

-        Si è anche proposto di creare un organismo sovranazionale da affiancare al G20. L’impatto della crisi sanitaria sui sistemi economici è importante: il prezzo da pagare sarà alto non solo in termini di economia reale ma anche di spesa pubblica. La mancanza di preparazione ad affrontare crisi come questa insegna che l’impatto anche economico sulle società è altissimo: da qui l’esigenza di creare una Commissione globale sanitaria a livello di Ministri della Salute e dell’Economia per dare uno scenario legale, efficiente, efficace e tempestivo nella gestione delle crisi sanitarie globali.

In conclusione, e in un’ottica propositiva nei confronti del G20 a Presidenza italiana, si evidenzia che sistemi sanitari resilienti devono avere la capacità di fornire cure primarie efficaci e di qualità in un contesto basato sulla sanità di prossimità, che garantisca l'accesso a tutti (Universal Health Coverage), indipendentemente dalle modalità di finanziamento prevalenti. I paesi membri sono chiamati ad una maggiore cooperazione nell’approvvigionamento di scorte e nella distribuzione di forniture mediche, nell’armonizzazione delle politiche investendo contemporaneamente nel monitoraggio, nella “horizon scanning” e nella formazione. In questo modo potranno migliorare la preparazione del loro sistema sanitario ad affrontare crisi impreviste e improvvise.