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Aspen Forum Italia-Francia

Roma, 28/11/2019 - 29/11/2019, Workshop Internazionale

Il quadro europeo che emerge con le nuove istituzioni, e soprattutto la conferma della Commissione Von der Leyen, crea alcune oppurtunità per nuove iniziative anche a livello italo-francese. Vi sono certamente sfide da affrontare e problemi di fondo tuttora irrisolti, da cui si deve comunque partire con spirito pragmatico. Anzitutto, alla luce dei numeri del Parlamento e delle spinte nazionali, le famiglie politiche europee tradizionali dovranno d’ora in poi trovare assetti più complicati, con uno sforzo di creatività e di concretezza. In secondo luogo, l’architettura dell’Unione Europea è stata costruita per svolgere funzioni interne – mercato unico e in parte eurozona – e fatica, inevitabilmente, a trasformarsi in un attore geopolitico a tutto tondo per gestire questioni esterne, regionali e addirittura globali. 
Alcuni dossier sono già stati ben identificati come prioritari per il lavoro delle istituzioni, tutti cruciali tanto per l’Italia quanto per la Francia. Il primo è il quadro finanziario fino al 2027; c’è poi  la definizione di un pacchetto di investimenti pubblico-privati per realizzare la grande trasformazione sintetizzata nello European Green Deal; un terzo punto è il completamento dell’unione bancaria; le politiche della concorrenza sono strettamente intrecciate con la proiezione internazionale degli interessi europei, oltre che con la tutela del mercato unico e dei consumatori; infine, va decisamente razionalizzata la gestione dei flussi migratori, anche per ragioni di coesione sociale interna e di rapporti meno tesi tra i paesi membri.
Su questo sfondo si colloca anche la recentissima iniziativa franco-tedesca sul futuro dell’Europa per una possibile riforma dei trattati.
 
Il quadro finanziario pluriennale fino al 2027 non determina alcuna rivoluzione – si tratta comunque di una cifra relativamente piccola, cioè l’1,1% del RNL dei paesi membri. L’aspetto più rilevante, e potenzialmente innovativo, è la strumentazione per muovere le leve di investimento. E’ previsto infatti un “fondo difesa” e un fondo per la gestione delle migrazioni, e si rafforzano Horizon e Digital Europe. In questi settori si aprono concrete opportunità, come anche nella transizione ecologica soprattutto sul piano energetico, tenendo conto dell’impatto industriale e infrastrutturale: la sfida è rendere questi investimenti efficaci per fare anche un salto tecnologico che benefici la competitività complessiva del sistema europeo.
Italia e Francia stanno lavorando su tutti i settori in questione, puntando alla crescita di “campioni europei” anche per contrastare la capacità di attori esterni di acquisire aziende europee grazie a massicci aiuti di stato e altre pratiche competitive non trasparenti. Il contesto in cui inserire il dibattito in corso è effettivamente quello della competizione globale, adattando le regole interne attuali ai nuovi equilibri di potenza internazionali.
Sullo European Green Deal, l’astensione dei Verdi nel voto sulla Commissione non dovrebbe frenare i progressi nelle politiche europee, essendo molto probabile un sostegno successivo dei Verdi su questo specifico dossier. Sarà importante fissare delle regole che incentivino gli investimenti necessari, superando in parte gli attuali vincoli di bilancio e relativi al deficit. Anche se è chiaro a tutti che la grande maggioranza degli investimenti dovranno venire dal settore privato per una vera riconversione efficiente e duratura.
Il settore finanziario presenta aspetti positivi e negativi, con alcune persisteni preoccupazioni diffuse. Il completamento dell’unione bancaria è necessario per realizzare il potenziale economico della UE, e si potrebbe rivelare decisivo per avere a disposizione strumenti migliori utili a gestire una prossima fase di crisi finanziaria ed economica.
A dieci anni dalla grande crisi, il sistema finanziario europeo è più piccolo e meno competitivo globalmente rispetto a quello americano. L’industria bancaria europea ha oggi livelli di competitività – guardando e rendimenti e valore – più bassi rispetto a quella americana. La remunerazione del capitale è la chiave di un sistema finanziario attrattivo, mentre è stato osservato che l’atteggiamento prevalente in Europa vede nel settore l’origine del problema e non – o comunque non a sufficienza – un elemento cruciale della crescita e dell’innovazione. 
Sul versante positivo, i differenziali tra i titoli del debito pubblico europei si sono ridotti nell’ultimo anno, con una situazione finanziaria complessivamente meno pericolosa rispetto a pochi mesi fa. In Italia, in particolare, manca un mercato dei capitali soprattutto a fronte della presenza prevalente di imprese medie e piccole – mentre in tal senso è migliore la situazione in Francia. Questo è comunque un problema comune all’intero sistema europeo, visto che le regole internazionali tendono a favorire le grandi aziende, su forte impulso americano.
Rimane comunque un contesto di scarsa crescita, che rischia di stimolare la tesi per cui il mercato non è in grado di garantire crescita e impiego – con la tentazione, considerata da molti esperti e operatori come un grave problema, di ricorrere allo strumento delle nazionalizzazioni. E’ indispensabile trovare un punto di equilibrio tra normative tecniche e ricerca del consenso politico, presentando la UE e l’eurozona come strutture in grado di dare soluzioni tangibili ai problemi dei cittadini in un clima di collaborazione e condivisione dei costi. Vi sono qui forti interessi comuni tra Italia e Francia rispetto alle resistenze tedesche verso le garanzie necessarie (in particolare il fondo di tutela dei depositi europei) per far funzionare al meglio il sistema del credito.
I settori del digitale e delle telecomunicazioni sono oggi totalmente intrecciati, e in uno “scenario peggiore” la scelta sembra essere per l’Europa se diventare una colonia americana o una colonia cinese: tutto il dossier innovazione – e l’agenda digitale – diventa dunque assolutamente cruciale per un futuro più dinamico. Come in vari altri campi, soltanto una massa critica europea potrà sostenere la profonda transizione che si rende necessaria per tenere il passo con la competizione globale.
La decisione della Commissione di bloccare la fusione Alstom-Siemens conferma tutte le difficoltà relative alle fusioni. E’ stato notato che spesso si travisa l’approccio cinese ma anche quello americano: in realtà il sistema cinese è oggi competitivo nel far emergere i “campioni” su cui poi si fa convergere il sostegno statale (dunque, con un meccanismo ibrido); l’approccio americano prevalente da diversi anni sull’antitrust è incentrato sul criterio di garantire prezzi favorevoli ai consumatori (a prescindere da considerazioni di principio sulla dimensione delle azienzde in quanto tale e sulla loro integrazione verticale). Secondo alcuni partecipanti la vera sfida per l‘Europa è interagire e competere proprio con il modello americano, cosa al momento penalizzante viste le restrizioni imposte agli operatori europei (che di fatto limitano anche il potenziale innovativo in settori-chiave). Secondo questa linea, è necessario adottare in pieno il principio della “preferenza europea”, soprattutto nei settori strategici, per difendersi da comportamenti “predatori” e sleali.
L’industria della difesa, molto integrata con le tecnologie di avanguardia (anche civili o dual-use), può beneficiare del meccanismo di varie forme di cooperazione rafforzata e “minilaterale”, compresa la PeSCo (Permanent Structured Cooperation) che finora si è dimostrata promettente. Certamente lo sviluppo di strumenti condivisi e di capacità aggregate nel campo militare e della sicurezza richiede anche la reale disponibilità a coordinare le politiche estere in senso più ampio, e qui vi sono alcuni dossier prioritari per Italia e Francia su cui le posizioni potrebbe convergere più che in passato, con vantaggi reciproci: la stabilizzazione della Libia, la delicata gestione del ruolo turco anche come Paese-NATO con una linea ormai molto autonoma da quella dell’Alleanza, il futuro del continente africano come naturale “vicino” europeo, e la prospettiva di ulteriori allargamento della UE verso i Balcani occidentali.
La Cina è naturalmente il più grande problema di portata strategica e sistemica di questi anni: una posizione europea coesa è essenziale per cogliere le opportunità e coltivare i rapporti economici senza ignorare i rischi posti da posizioni dominanti da parte di Pechino in settori critici, come anche le pressioni americane per una scelta netta tra la sponda transatlantica e le aperture a Pechino. Roma e Parigi condividono un atteggiamento pragmatico ma certo non ingenuo rispetto ai rapporti con la Cina.
Nel settore energetico, per molti aspetti siamo di fronte a mercati non realmente globali, ma piuttosto regionali. Il contesto è profondamente cambiato, con la definizione – da parte della Commissione Von der Leyen – dei cambiamenti climatici come vera emergenza continentale. E’ uno dei pochi campi in cui l’Europa è realmente all’avanguardia mondiale, sia in termini di sensibilità politico-sociale sia in termini di tecnologie. Il settore è caratterizzato poi da notevoli divergenze tra regioni europee, sia come mix energetico sia come tecnologie, con ripercussioni anche geopolitiche diverse tra Paese e Paese.
Sul tema migratorio, una gestione europea dei rimpatri e dei corridoio umanitari è ormai pienamente un oggetto di discussione, ma le difficoltà restano notevoli su questa strada.
In chiave di rapporti bilaterali italo-francesi, anche nelle fasi di relativa difficoltà politica è sempre stato importante fare leva sugli stretti legami economici e accademico-culturali, che hanno tradizionalmente fatto da collante tra i due Paesi. Del resto, una maggiore integrazione europea, in chiave di efficienza e tutela degli interessi comuni, deve poggiare anche su un tessuto di idee comuni e sulla memoria dei valori su cui poggiano le migliori tradizioni continentali.