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Aspen Forum Italia - Francia

Roma, 18/10/2018 - 19/10/2018, Conferenza Internazionale
Rassegna stampa

Francia e Italia  hanno naturalmente priorità nazionali a volte divergenti, ma anche responsabilità e interessi comuni sia in ambito europeo che transatlantico che vanno dai necessari progressi su aspetti decisivi della riforma dell’eurozona, ad una maggiore cooperazione industriale anche in tema di difesa e sicurezza. Anche il contesto globale va tenuto pienamente in conto: stiamo vivendo una sorta di shock geopolitico che sta colpendo l’Europa con nuovi equilibri globali dai contorni incerti (e con rischi per la coesione stessa della UE), e al contempo una rivoluzione tecnologica in atto che impatta la società e la politica: diventa allora indispensabile ragionare in chiave sistemica, e la collaborazione italo-francese è un tassello necessario per farlo.

Alcune rigidità delle regole economiche  europee sono già state superate negli ultimi anni ed è chiaro che i parametri tecnici vanno applicati con intelligenza, attraverso un dialogo continuativo e costruttivo. Le varie spinte disgregatrici oggi presenti in Europa richiedono una stretta collaborazione italo-francese, con il coinvolgimento della Germania, per rilanciare le riforme necessarie a rendere le strutture della UE più efficaci e più sensibili alle pressanti richieste dei cittadini.

È stato evidenziato il paradosso di una Francia che recentemente ha assunto posizioni fortemente europeiste (e meno sovraniste), proprio mentre l’Italia ha assunto posizioni apertamente sovraniste (sulla base di sondaggi di opinione che mostrano un forte aumento della “minoranza euroscettica”). In entrambi i casi non sempre alla retorica corrispondono comportamenti conseguenti, ma certo il dato rimane significativo.

La dicotomia e la polarizzazione prevalente sembra essere tra quelli che possiamo definire europeisti “classici” – oggi sulla difensiva – e sovranisti – con atteggiamenti a volte quasi giacobini. Ma i due schieramenti nascondono varie incoerenze interne, negando parte della realtà in modi opposti: i primi sottovalutano i gravi limiti della governance comune, mentre i secondi non propongono una vera alternativa. È dunque ancora più importante coltivare un terreno di dialogo pragmatico, cercando – secondo alcuni partecipanti – di incoraggiare anche una sorta di “populismo ragionevole” e, al contempo, spingendo gli europeisti ad uscire da posizioni troppo statiche e lontane dalle richieste di cambiamento che arrivano dai cittadini in vari settori.

Il contesto politico è oggettivamente difficile perché la crisi economica, in sostanza superata da un punto di vista tecnico, ha lasciato una lunga scia di risentimento politico-sociale che è stata sfruttata da vari movimenti politici e sta comunque influenzando la percezione prevalente tra i cittadini rispetto alle istituzioni comuni.

Guardando al quadro globale, è vero che il trend di aumento dei dazi commerciali è iniziato prima dell’amministrazione Trump, ma quando la maggiore economia mondiale prende questa strada in modo così netto le prospettive di una gestione multilaterale cambiano in modo significativo. L’atteggiamento di Washington verso le organizzazioni multilaterali è un vero cambio di passo soprattutto rispetto alle modalità con cui gestire il continuo aumento del peso della Cina.

Il principale interesse europeo è, secondo la maggioranza dei partecipanti, fare fronte comune sui vari nuovi accordi commerciali in fase di negoziazione e conservare una forte influenza nella maggiori organizzazioni internazionali per frenare la spinta cinese.

Guardando più specificamente ai rapporti Italia-Francia, la collaborazione bilaterale in campo finanziario e industriale produce potenzialmente economie di scala e la capacità di competere a livello europeo e globale. Si sono di fatto costituiti degli attori che vanno visti come semplicemente europei: l’identità nazionale è in tal senso meno decisiva rispetto alla dimensione necessaria per muoversi sui grandi mercati, anche se il superamento dell’ottica strettamente nazionale presuppone inevitabilmente un lavoro paziente. Roma e Parigi possono svolgere un ruolo di impulso decisivo anche per favorire un’azione coordinata a livello europeo nell’ambito delle tensioni commerciali. Riprendendo un concetto espresso dal Presidente Macron, un’Europa sovrana significa un aggregato con posizioni coerenti che sia in grado di competere sul piano globale e contribuire a nuove forme di governance delle grandi sfide internazionali. Ma ciò passa ovviamente per solidi accordi tra i maggiori Paesi, sia sul piano governativo che del business.

Italia e Francia sono legate da un alto livello di integrazione consolidata, che risente di opportunità e mutamenti nel mondo del business, ma poggia comunque su legami strutturali e interessi in larga misura condivisi.

Ciò vale anche per alcuni settori tecnologici di punta, come quello della sicurezza e della difesa: c’è qui un rapporto diretto tra crescita della dimensione di impresa e capacità di soddisfare esigenze collettive europee – con l’obiettivo di arrivare ad una vera politica di difesa comune.