Il rapporto tra economia (commercio, tecnologia e le connessioni tra i due aspetti) e sicurezza (difesa, ma anche tecnologie e materiali critici, infrastrutture, intelligence) sta cambiando gli assetti politico-strategici globali, e dunque inevitabilmente anche il legame transatlantico.
Non abbiamo soltanto una situazione in cui è nettamente cresciuta l’attenzione ai fattori economici come strumenti di competizione internazionale e degli equilibri (o squilibri) di potere; stiamo anche assistendo al dispiegamento attivo dei fattori economici come armi (a scopo dimostrativo, offensivo, difensivo, di deterrenza, di escalation graduale) in vari tipi di conflitti ibridi, cioè multidimensionali. È quella che possiamo definire come un’aggressiva “weaponizzazione” dei mercati, che va ancora oltre la più prudente e pragmatica “sicuritizzazione” dei rapporti economici.


