Mettere a confronto, attraverso il dialogo, un gruppo di esperti nelle diverse discipline per riflettere sul tema della “ricerca”. Questo è il punto di partenza per un dialogo interdisciplinare “originale” che aiuti a comprendere come gli studiosi possano imparare dagli artisti, considerando l’intuizione, gli imprevisti e le sperimentazioni come parte del processo creativo e conoscitivo.
Pur accomunando scienziati, artisti e umanisti, il tema della “ricerca” è raramente esplorato in questi termini. Storici, accademici, scienziati, artisti, scrittori sono quindi chiamati a riflettere sulla ricerca intesa non solo come preparazione a un’opera finita, ma come forma espressiva autonoma.
Gli approcci al concetto di “ricerca” sono naturalmente diversi. Per il mondo artistico, la parola chiave è soggettività e alcuni artisti focalizzano il ragionamento sulla differenza tra ricerca e indagine: la ricerca nel mondo artistico non è un processo accademico rigido, ma un percorso aperto, più esplorativo che strutturato. Ossia un percorso più assimilabile a un’indagine. Spesso l’artista produce non oggetti, ma situazioni ed esperienze che emergono senza seguire i modelli standard della ricerca accademica. Un simile approccio gli permette di sviluppare il proprio lavoro in modo più libero rispetto ai metodi tradizionali di applicazione del sapere.
In un certo senso, il lavoro dell’artista mette in discussione non solo i confini tra arte e conoscenza, ma anche le modalità stesse di produzione del sapere nell’ambito artistico. L’idea di indagine diventa così un metodo di lavoro che privilegia il processo rispetto al risultato, l’esperienza rispetto alla forma e l’apertura rispetto a un metodo prestabilito.
La “ricerca artistica” si differenzia così dalla “ricerca scientifica”, che si basa invece sul concetto di oggettività. Produrre conoscenza va di pari passo con la capacità di comprensione dei fenomeni che, a sua volta, richiama un approccio esperienziale. In ambito scientifico, sperimentare e conoscere significa porsi nuove domande e quindi continuare il processo di comprensione che richiede un metodo, spesso rigoroso, determinato dall’esigenza di ordine e controllo. L’esperienza, mettere in pratica ciò che si cerca di comprendere, produce conoscenza. Una conoscenza che genera nuove domande, che producono nuove ricerche. Ovviamente in questo ragionamento si fa riferimento ad una ricerca “libera” e alla libertà della ricerca: ricerca in sé e per sé (ricerca pura) e non finalizzata al risultato applicativo o tecnologico (ricerca applicata).
Nella “ricerca umanistica” invece prevale il concetto di contro-narrazione, facendo particolare riferimento alla scrittura, intesa sia come narrativa che come scrittura storica, o alla poesia. La contro-narrazione è una narrazione o una storia che mette in discussione, analizza, decostruisce o ripensa una narrazione dominante o guidante. Quindi queste “contro-narrative”, in modalità diverse, si confrontano con l’osservazione della realtà.
Le storie create in contro-narrativa attingono spesso a momenti chiave e a figure specifiche e reali, emarginate socialmente, politicamente ed economicamente, riportandole alla luce; queste storie dialogano con correnti più ampie di idee, discorsi, strutture sociali e movimenti. Le contro-narrazioni non descrivono eroi, ma piuttosto persone complesse che plasmano e sono plasmate dai tempi in cui vivono e immerse nell’ambiente che lentamente prende forma nell’immaginario del pubblico.
Attraverso la “ricerca”, intesa in senso ampio, si ricostruisce, quindi, un ambiente. Tale metodo di valorizzazione di un percorso, di una evoluzione, di un “viaggio” nel tempo, è quanto si può osservare visitando un museo, luogo in cui la ricostruzione di un contesto si realizza in un legame tra arti visive, scrittura e poesia e si manifesta in tutte le sue sfaccettature, ricerca inclusa. Nell’esposizione nulla è lasciato al caso e sottende una ricerca scrupolosa.
Tale affascinante percorso dimostra una interconnessione del concetto di “ricerca” nelle discipline artistiche, scientifiche e umanistiche, e ha come cardine la “conoscenza”. Esso lega la creazione di conoscenza, derivante da una situazione in qualche modo performativa, a un conseguente processo di esperienza e comprensione della conoscenza stessa.
Alla fine del viaggio resta una riflessione: nel mondo della ricerca la comprensione è orientata alla produzione di conoscenza e non alla produzione dell’esperienza della comprensione. E rimane aperta un’altra grande questione, ossia quale sarà il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nel mondo della “ricerca” e quali vantaggi e svantaggi potrà portare. L’Intelligenza Artificiale di oggi riorganizza i dati e l’evidenza disponibile, ma è ancora la mente umana ad andare oltre. In questo senso c’è un futuro, per la ricerca, ancora da costruire.


