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La ricerca scientifica: driver per lo sviluppo del Paese?

Roma, 28/09/2017, Interesse Nazionale

I trend economici e demografici delle economie avanzate danno a ricerca e innovazione un ruolo sempre più strategico per la crescita e la qualità della vita. Funzione molto evidente nel campo delle scienze della vita, sul quale si è concentrato lo studio “Il posizionamento competitivo dell’Italia nel nuovo paradigma della ricerca scientifica”, realizzato da Farmindustria e Fondazione CERM per Aspen Institute Italia.

I trend internazionali delle ricerca vedono l’affermarsi del modello della network innovation. In questo contesto sono vincenti – e sempre più lo saranno - team di ricerca anche relativamente piccoli e focalizzati, con un approccio multidisciplinare contrassegnato da nuove complementarità tecnologiche. Come quelle, nel caso delle Life Sciences, con le imprese ICT che valorizzano i big data e favoriscono la medicina di precisione.

Un contesto che può vedere l’Italia più competitiva rispetto al passato. Dall’analisi di indicatori quali brevetti, pubblicazioni scientifiche e citazioni emerge il quadro di una ricerca nazionale di qualità, con risultati generalmente soddisfacenti nelle graduatorie di produttività, ai primi posti al mondo nella ricerca medica.

L’Italia ha saputo inoltre posizionarsi come Paese all’avanguardia in numerose innovazioni e, negli ultimi anni, come hub internazionale per la produzione e la ricerca farmaceutica. Un fenomeno molto importante perché, come mostrato da un’analisi del CERM, la conoscenza generata nei settori biofarmaceutici genera spillover all’interno di tutto il sistema di ricerca nazionale, sia grazie all’attività di ricerca di base sia a quella di ricerca clinica.

Negli ultimi anni ci sono state politiche nuove e più favorevoli a ricerca e innovazione, con incentivi importanti (es. credito di imposta, patent box, industria 4.0, iper e super ammortamento), azioni strategiche come il forte supporto alla localizzazione dell’EMA in Italia o l’impegno per Human Technopole, e un nuovo approccio verso il settore della salute che ha saputo rendere l’Italia più attrattiva per gli investimenti. Questo perché il SSN nel nuovo mondo della ricerca ha un ruolo strategico e per l’Italia può rivelarsi come un vantaggio comparato rispetto ad altri Paesi

Bisogna confermare questo cambio di passo che ha saputo mettere a sistema le diverse leve per la crescita della ricerca, con un orizzonte di stabilità dato alle aziende e mantenuto credibilmente, risorse aggiuntive e incentivi crescenti (compatibilmente con il bilancio pubblico). Infatti nelle scienze della vita le politiche sanitarie sono anche politiche industriali, quindi lo sviluppo nasce da una visione olistica delle policy.

Per mantenere la competitività, le sfide che il mondo della ricerca deve affrontare derivano, da un lato, dalla diffusione delle tecnologie digitali che permettono una “virtualizzazione” sempre più spinta dei modelli di collaborazione e, dall’altro, dai processi di convergenza tra traiettorie scientifico-tecnologiche in passato concepite come distanti: oggi le iniziative più promettenti sono all’intersezione tra biomedicale, biofarmaceutico, ICT, nuovi materiali.

È in questo scenario che occorre muoversi per mantenere il sistema della ricerca italiano al centro della rete internazionale. Per fare ciò è necessario riconoscere che contano molto la qualità del contesto generale e dell’ambiente istituzionale di riferimento. Occorre individuare, sulla base del merito, una rete specializzata di poli di eccellenza, che sia aperta anche alla contaminazione internazionale. Decisive saranno inoltre la capacità di adottare modelli organizzativi innovativi, di creare laboratori multidisciplinari e di aggiornare i curricula formativi, nonché la spinta ai processi di internazionalizzazione, per favorire la circolazione di idee e talenti, e un lavoro più intenso dal lato del trasferimento tecnologico, per trasformare le idee in concrete opportunità di business.