true
Versione Stampabile

Il settore fieristico italiano per la politica industriale

Milano, 24/09/2018, Conferenza Nazionale

L’industria fieristica è una leva fondamentale di cui l’Italia dispone per la promozione della propria economia. Non solo le manifestazioni di successo hanno un importante impatto economico sul territorio che le ospita, con un moltiplicatore che può superare le 10 volte, ma le fiere offrono anche un sostegno cruciale alle imprese.

La prima e più evidente ricaduta per il tessuto industriale è il miglioramento delle performance relative alle esportazioni; tuttavia i dati empirici segnalano che la partecipazione a eventi fieristici è un volano anche per la modernizzazione e l’innovazione delle aziende, soprattutto delle piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura economica del Paese.

L’industria fieristica italiana, se vuole servire al meglio lo sviluppo economico, deve però affrontare ancora diversi nodi. Quello italiano è, infatti, un sistema che, pur essendo al secondo posto in Europa, presenta ancora diversi squilibri ed elementi di fragilità. Se da un lato esiste un eccesso di offerta di spazi vendibili, dall’altro l’industria fieristica fa perno su un solo forte operatore - FieraMilano - che copre più di un terzo del mercato degli spazi venduti.

Il primo passo per riportare il sistema in equilibro è guardare alle fiere con un’ottica manageriale: l’Italia ha quartieri fieristici che macinano alti tassi di crescita, mentre altri sono costantemente in perdita, sostenuti solamente da aiuti pubblici. In quest’ottica è necessaria una chiara allocazione di risorse pubbliche perché il sostegno degli enti locali non sia un mero sussidio campanilistico, ma un investimento legato a ricadute tangibili  sull’economia del territorio.

Inoltre, qualsiasi riforma del sistema fieristico deve passare da una riflessione sulla governance, particolarmente complessa per un settore che coinvolge una pluralità di soggetti: dagli enti pubblici alle imprese, passando per le associazioni di categoria. Il rischio è che questa complessa articolazione freni la competitività di un sistema che, nonostante stia registrando un certo miglioramento dal punto di vista dei risultati economici, sta ancora perdendo terreno rispetto al principale concorrente: la Germania. 

La soluzione è creare un sistema di alleanze che elimini le inefficienze e offra ai diversi operatori fieristici una missione chiara. Se è vero che il principale polo, Milano, non può lavorare da solo, bisogna anche trovare il miglior modo di garantire un equilibrio fra le vocazioni dei diversi territori e la loro capacità di attrarre operatori internazionali.

Infine, non si può dimenticare l’effetto di globalizzazione e rivoluzione digitale, due fattori che stanno modificando lo scenario del settore fieristico a livello mondiale. L’Italia deve cogliere la sfida della modernizzazione e, per questo, ha bisogno di investimenti consistenti sia per i quartieri sia per gli organizzatori. Del resto in un mondo a competizione crescente, in cui anche le fiere sono interessate da un’intensa attività di fusioni e acquisizioni, non affrontare le criticità del sistema fieristico significa perdere un’opportunità di crescita non solo per il settore, ma per una gran parte delle medie aziende esportatrici nazionali.