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Joe Biden e Aspen Institute Italia

Le posizioni in politica estera di Joe Biden erano già chiare quando le espresse  in una conferenza internazionale organizzata da Aspen Institute Italia. In primo luogo una chiara propensione al multilateralismo, un’attenzione al modello europeo e alla sua governance, ai rapporti economici e di sicurezza, con la Nato al centro della strategia. Joe Biden chiederà agli europei di fare di più, non di meno: di più nella difesa, assumendosi impegni più consistenti nella NATO (anche il famoso 2% del PIL per le spese della difesa resterà sul tavolo) e di più verso la Cina, adottando una logica strategica e non solo commerciale.

Il nuovo presidente è un internazionalista, per il suo record nella Commissione esteri del Senato, e crede nelle alleanze. Riporterà l’America nell’accordo di Parigi sul clima, verserà i fondi all’Organizzazione mondiale della sanità, farà grandi elogi della NATO e correggerà l’ostilità istintiva di Trump all’Unione europea. E Washington porrà comunque agli europei il problema di unirsi agli Stati Uniti per una politica di contenimento della Cina, vista in ogni caso come il principale rivale degli Stati Uniti. Il che anzitutto significa controllo delle tecnologie strategiche (la famosa querelle sul G5 resterà sul tavolo).

I consiglieri di Biden in politica estera pensano che la futura presidenza potrebbe proporre una Lega delle democrazie, che vedrà insieme Usa, Europa e democrazie asiatiche (Giappone, Corea del Sud e forse India) per adattare le regole del sistema internazionale (a cominciare da una riforma del WTO) e contenere le potenze autoritarie.

Ci si aspetta quindi la valorizzazione delle istituzioni multilaterali insieme ad un deciso rafforzamento della governance internazionale per gestire problemi strutturali e non soltanto congiunturali. In agenda anche il “modello europeo” di governance, soprattutto nell’eurozona, chiamata a dare prova di solidità e sostenibilità per essere in grado di traghettare l’Europa oltre una fase di notevole instabilità globale.

L’attenzione a vantaggi e rischi della globalizzazione trova fondamento anche nella consapevolezza di come uno dei maggiori pericoli per la stabilità internazionale sia il rapido aumento delle disuguaglianze, fenomeno speculare ad alcuni indubbi benefici che la globalizzazione stessa ha indotto in molti paesi in via di sviluppo e in molte economie emergenti.