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Il tempo del clima: la sfida di COP26

Modalità digitale, 20/09/2021, Aspenia

La COP26 è un’occasione cruciale nella lotta al cambiamento climatico. Dopo il confronto  al G20 di Napoli, la conferenza di Glasgow sotto la presidenza italiana e inglese sarà il momento in cui le principali economie faranno il punto sugli impegni presi con l’Accordo di Parigi del 2015 e sui passi futuri.

Il quadro politico internazionale invia segnali positivi, ad iniziare dalla posizione della nuova amministrazione americana che ha inserito la diplomazia climatica in cima alle sue priorità. Eppure, non è possibile ignorare che ci saranno delle disomogeneità fra gli impegni dei diversi Paesi nella lotta al cambiamento climatico. L’Italia sarà fra le economie che più investiranno in questa sfida, anche grazie ai fondi che il Next Gen EU metterà a disposizione per la transizione ecologica. Il Paese, però, ha ancora del lavoro da fare, a partire dall’adeguamento del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) che dovrà essere aggiornato rispetto gli obiettivi europei di decarbonizzazione.

L’Unione con il pacchetto Fit for 55, del resto, ha fissato un importante traguardo: la riduzione del 55% entro il 2030 delle emissioni di anidride carbonica rispetto ai livelli del 1990, con l’obiettivo ultimo della carbon neutrality nel 2050. Si tratta di orizzonti per cui sono necessari investimenti, interventi normativi, ma anche un’azione sul lato dei comportamenti individuali, in primo luogo le abitudini di consumo e la mobilità. L’industria sarà inevitabilmente uno dei settori maggiormente colpiti dalla transizione, soprattutto se si guarda alle produzioni legate al carbone, la risorsa energetica che più contribuisce alle emissioni. L’aumento di efficienza energetica di interi settori economici deve diventare quindi l’opportunità per un aumento della competitività di tutto il sistema industriale.

Alcune tecnologie sono già disponibili, ma guardando al 2050 è necessario svilupparne di nuove su larga scala. Per questo non serve solo il sostegno finanziario, che pur il PNRR garantisce, ma anche strumenti per favorire gli investimenti privati, in primo luogo una semplificazione normativa capace di accelerare i processi di transizione. La sfida per l’Italia è quella di non limitarsi a importare tecnologia, ma a utilizzare gli investimenti e le competenze industriali per generare occasioni di sviluppo legate all’economia verde e al definitivo abbandono delle fonti fossili. Lo sforzo non può essere limitato solo alle economie più ricche. Le emissioni non hanno confini e per affrontare una sfida globale è necessario l’impegno di tutti. Se i Paesi meno sviluppati sono chiamati a fare la propria parte, è importante ricordare che quelli più ricchi non hanno ancora rispettato gli impegni presi nel 2009 in termini di finanziamenti al Sud del mondo.

Per questo la COP26 non può prescindere da quell’approccio globale che è stato il vero passo avanti dell’Accordo di Parigi del 2015. E lo deve fare in un anno importante che si pone all’inizio di un decennio altrettanto cruciale per il processo di decarbonizzazione. Il percorso non sarà semplice e i risultati sono ambiziosi. Raggiungerli è possibile grazie a un impegno comune non solo degli Stati, ma anche dei diversi attori della società civile in tutto il mondo.