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Rapporti transatlantici nel quadro globale: weaponizzazione degli scambi economici e sicurezza

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  • 30 Novembre 2026

        L’economia non è più solo commercio e PIL. Oggi mercati, tecnologie e materie prime vengono attivamente “weaponizzati” – trasformati cioè in strumenti offensivi e difensivi nei conflitti tra potenze. Dai dazi dell’Amministrazione americana al controllo cinese sulle terre rare, dai microchip taiwanesi alle batterie elettriche, il potere globale si gioca sempre più sul controllo dei chokepoint: quei punti strategici lungo le catene del valore che possono paralizzare economie intere. Il risultato? Un mondo dove la logica del libero scambio soccombe sistematicamente a considerazioni di sicurezza nazionale, con effetti a cascata sulla frammentazione dei mercati e sulla tenuta delle alleanze.

        Per l’Europa e l’Italia, questo scenario crea un dilemma quasi irrisolvibile. Come aumentare le spese per la difesa – richiesta pressante di Washington – mentre si è coinvolti in una guerra commerciale strisciante proprio con gli Stati Uniti? Come perseguire l’autonomia strategica senza rompere con l’alleato americano da cui si dipende per la sicurezza? In questo contesto, diventa strategico guardare oltre l’asse tradizionale: estendere la rete di accordi economici non è solo un’opportunità commerciale in settori critici, ma uno strumento di influenza diplomatica e sicurezza che può ridurre le dipendenze e ampliare i margini di manovra europei.

        Lo studio, inserito nel progetto di “Comunità italiana di Politica Estera”, delinea una via d’uscita per l’Italia in un quadro necessariamente europeo: dalla gestione pragmatica dei rapporti con Washington, Pechino e il Sud globale alla trasformazione del risparmio europeo in investimenti strategici, dall’integrazione tra tecnologia e difesa fino all’adozione di una Strategia di Sicurezza Nazionale che fornisca parametri chiari per orientare le scelte del Paese. In un momento in cui Francia e Germania perdono peso, l’Italia può assumere un ruolo di co-leadership europea – a condizione di evitare la tentazione degli accordi bilaterali che, nel breve termine sembrano convenienti, ma nel lungo periodo indeboliscono la capacità negoziale collettiva degli europei. La dimensione europea, infatti, è assolutamente indispensabile in chiave transatlantica per poter esercitare reale influenza nei quadranti regionali di maggiore rilevanza e nei negoziati con Washington.