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Leadership: dalle esperienze alle proposte

Roma, 20/03/2018, Conferenza Aspen Junior Fellows Alumni

Diversi sono i temi di riflessione oggetto della prima conferenza biennale degli Aspen Junior Fellows Alumni, un patrimonio di giovani emergenti che ha già saputo interpretare con impegno lo spirito di Aspen Institute Italia, partecipando all’iniziativa Aspen Junior Fellows. L’incontro ha avuto l’obiettivo, attraverso lo scambio di esperienze ed opinioni, di interpretare le sfide per la leadership del futuro. Tali sfide sono di particolare attualità considerando che il decennio di età anagrafica degli Alumni, dai 35 ai 45 anni, rappresenta il punto di svolta per la loro crescita professionale verso posizioni di alta responsabilità. Tale evoluzione si inserisce, inoltre, in un periodo storico di grande cambiamento e incertezza degli scenari e dei modelli di riferimento. È più complesso prevedere i risultati delle proprie decisioni, si riduce la proprietà delle informazioni e il controllo della loro diffusione, il luogo di lavoro è diventato virtuale (smart working), il confine dell’etica sembra circondato da un’area grigia di incertezza.

Il percorso della conferenza si è articolato in due sessioni. La prima si è concentrata sul confronto fra esperienze professionali diverse, su cosa imparare dai casi individuali. Quali sono i limiti e i punti di forza sperimentati, personali e del contesto italiano o internazionale. Su quest’aspetto, ad esempio, le significative esperienze degli Alumni, di alta formazione o professionali, hanno sollecitato una riflessione su come promuovere un circolo virtuoso nella mobilità dall’Italia all’estero, e ritorno (brain circulation vs. brain drain).

Un altro argomento sempre più oggetto della riflessione sulla qualità di una leadership moderna e internazionale, è la capacità di relazione con le diversità, valorizzandole come risorsa. Le diversità possono essere interne ed esterne all’organizzazione, avere numerose declinazioni (di genere, culturali, valoriali, comportamentali) e richiedono un approccio innovativo caratterizzato da una mente aperta e disponibile all’ascolto. Assume una specifica rilevanza la parità di genere, una sfida irrisolta ed anche collegata al valore e ai vincoli di un equilibrio di vita (life balance), che comprende la cura oltre che dei figli, anche dei genitori. Tema sul quale si confrontano diverse soluzioni, ma su cui si raggiunge una condivisione nel riconoscere che parità significa consentire a tutti di avere le stesse opportunità e quindi possibilità di scelta.

Se la prima sessione ha fatto il punto sull’offerta, sulla produzione di valore ed esperienze che gli Alumni hanno maturato, la seconda sessione riguarda la loro domanda di “risorse” per l’esercizio di una leadership fondata su valori, il binomio ispiratore di Aspen Institute. Ci si è interrogati, nuovamente, su quali siano i principi etici cui ispirarsi, quali valori debbano ritenersi universali e stabili nel tempo e quali siano invece cambiati. Come conciliare, machiavellicamente, virtù (competenze e capacità) e fortuna (le condizioni esterne) in un’epoca di crescente velocità e incertezza. Come rafforzare, attraverso una formazione continua e l’elaborazione di relazioni interpersonali, la capacità di previsione e di anticipazione, così come si costruiscono gli argini per contenere i fiumi in piena, citando il filosofo fiorentino.

I modelli di riferimento per l’esercizio della leadership, basati sulla gerarchia e sul controllo, lasciano il passo a modelli condivisi, strutture basate sul team, scambio delle informazioni in rete (al contrario di pochi decenni fa), integrazione fra competenze tecniche e nuove soft skills. L’ambiziosa frontiera di Kennedy “è il tempo di una nuova leadership, persone nuove che sappiano confrontarsi con problemi nuovi e nuove opportunità” non può essere letta come cancellazione del ruolo dei leaders più anziani, ma come prosecuzione del loro contributo, anche se in forme diverse. Il metabolismo della leadership implica il suo ricambio e trasformazione. “Learn, earn and serve” è l’utile riferimento della tradizione civica e d’impresa americana: c’è un tempo per formarsi (learn), uno per mettere a frutto (earn)  ed un altro per restituire alla società, sotto forma di servizio e attenzione agli altri (serve). I giovani Alumni riconoscono una funzione fondamentale nel confronto con i maestri e, in generale, non condividono le rotture traumatiche, la perdita di riferimenti o dei mentors (di ispirazione anglosassone). Sostengono il network, come importante elemento di rafforzamento, coltivano e affermano princìpi non negoziabili attraverso azioni coerenti, utilizzano responsabilmente le proprie competenze e sono accountable, cercano di promuovere, con un maggiore lavoro di squadra che in passato, un percorso e i relativi obiettivi, per creare valore condiviso, non solo economico, ma anche sociale.