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Arte e democrazia

Milano, 19/03/2018, Incontro-dibattito

Arte e democrazia sono espressioni dell’umanità strettamente connesse l’una all’altra. L’arte ha accompagnato l’uomo fin dalla preistoria. Le culture che si sono avvicendate nel corso dei secoli hanno prodotto un patrimonio artistico che era rappresentazione della propria comunità e dei suoi valori fondanti. Il momento di maggior sviluppo della modernità secolare dell’umanità è stato senza dubbio il Rinascimento, non solo nella sua dimensione artistica ed estetica, ma anche tecnica e politica: è con Macchiavelli che la politica inizia a essere oggetto di studio e di analisi.

Come si pone l’artista rispetto alla politica? Di certo non può collocarsi al di fuori di essa, sia in un regime totalitario – dove l’arte può essere o ignorata, o repressa, oppure ancora modellata per farla diventare arte di regime – sia in democrazia. Oggi i tempi sono difficili, e i mestieri intellettuali sembrano non avere diritto di cittadinanza. Con il prevalere di tensioni e divaricazioni sono invece proprio questi mestieri ad avere la responsabilità di porre domande e tentare di individuare percorsi per ricomporre le fratture nella comunità. In questa chiave di lettura si colloca la testimonianza di Michelangelo Pistoletto, che ha proposto Ominiteismo e Demopraxia, il suo manifesto per la trasformazione responsabile della società attraverso l’arte.

L’arte e la cultura possono, dunque, essere una risposta alle mancanze della democrazia? Possono colmare il vuoto – politico, culturale, informativo – così sentito dalla società e soprattutto dalle nuove generazioni, che non riescono più a dare un significato al concetto di rappresentanza? Di certo, c’è una forma d’arte che dà voce ai disagi soprattutto dei giovani nelle periferie: è la Street Art, che richiama l’attenzione su una parte di società che si sente scollata dal mainstream: i linguaggi dell’arte contemporanea sono, quindi, assimilabili a campanelli d’allarme che inducono ad osservare e prendere coscienza dei fenomeni che accadono nella comunità.

In quest’ottica, un’importante riflessione nella relazione tra arte contemporanea, democrazia e politica riguarda la rappresentazione di un fenomeno dirompente: la questione dei migranti. Nonostante celebrity culture e individualismo siano la forma con cui è generalmente descritto il mondo dell’arte contemporanea, di fatto sta emergendo un fenomeno di Arte politica 2.0 che esprime la critica sociale di artisti che, pur con accenti differenti e seguendo traiettorie non sempre contigue, avvertono l’esigenza di raccontare un fenomeno drammatico.

Se l’arte contemporanea veicola un racconto e un riconoscimento della città e della comunità che in essa vive, come far sì che arrivi alla gente? Questa la domanda che la Fondazione Nicola Trussardi si è posta nel momento in cui ha deciso di esercitare in modo assolutamente democratico la propria mission di diffondere la cultura contemporanea. Così sono nati progetti originali, in cui l’arte viene portata nei percorsi abituali e significativi di Milano, facendo sì che le persone “inciampino” nelle opere d’arte, per poi spiegare loro cosa hanno di fronte. Questo rapporto dell’arte contemporanea con la città si esprime, inoltre, in progetti mirati a valorizzarne il patrimonio artistico e culturale antico, utilizzando spazi storici abbandonati come “contenitori” di mostre di arte contemporanea, restituendoli alla comunità.

L’accesso ai prodotti artistici e culturali oltre i confini della città è un aspetto rilevante nella relazione tra arte e democrazia. Oggi vengono in aiuto le tecnologie digitali, grazie alle quali le informazioni culturali possono essere disponibili a tutti, ovunque nel mondo. Per perseguire questo obiettivo, è fondamentale collaborare con le istituzioni culturali, aiutandole a trovare dei linguaggi – digitali – per dialogare con un pubblico che li utilizza sempre di più. Una vera democratizzazione dell’accesso culturale ha bisogno di riconoscere la diversità geografica della cultura, dare priorità allo strumento mobile per veicolare le informazioni, proporre soluzioni che siano low tech e low cost, coinvolgere le nuove generazioni, trovare spunti per rendere più appetibile e divertente l’offerta culturale.

L’arte è innanzitutto un’opportunità, e può essere uno strumento di soft power per il Paese, a livello sia di comunicazione sia di diplomazia informale. Rappresenta un settore economico forte, che ha un impatto rilevante sulla ricchezza e, non da ultimo, può dare un contributo significativo a ripensare la democrazia stessa. Finché c’è arte, c’è democrazia.