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Government, finance and business team up on economic recovery and competitiveness

Digital format, 21/05/2020, National Roundtable

Italia ed Europa stanno provando a superare la fase dell’emergenza legata alla pandemia di coronavirus. Si tratta di un frangente delicato in cui gli Stati, le banche e le imprese devono lavorare insieme per lasciare alle spalle la crisi e costruire una "nuova normalità”. Se in questo momento la priorità è offrire liquidità alle imprese e gli strumenti messi in campo sono le moratorie, le garanzie pubbliche e il sostegno del canale bancario, nel futuro diventerà cruciale riparare ai danni creati dal virus e sostenere la capitalizzazione delle aziende. In uno scenario in cui i consumi si attendono limitati durante tutto il 2021 la vera sfida riguarda l’equity. Accelerare gli investimenti già programmati e sostenere i consumi e l’occupazione rimarranno, quindi, fattori chiave.

Tuttavia, ancora più cruciale sarà l’alleanza e la collaborazione fra tutti gli attori coinvolti nella definizione di quello che sarà il new normal dopo la fine della pandemia. Questa crisi, infatti, deve essere utilizzata per elaborare un progetto di ricostruzione che crei la discontinuità necessaria a superare quei fattori che hanno rallentato la crescita dell’economia italiana e impedito una vera coesione a livello europeo.

Per la modernizzazione del Paese un elemento chiave è l’investimento in infrastrutture materiali e immateriali: dalla digitalizzazione ai trasporti, passando per una riforma della giustizia che permetta tempi rapidi e maggior certezza del diritto per chi investe.

Un altro tema centrale sarà una riforma del sistema formativo, per garantire ai giovani le competenze necessarie in un mondo completamente trasformato, così come l’investimento in tecnologie per la transizione verde e il rilancio del sistema sanitario per attrezzarlo alle sfide presenti e future.

Si tratta di un’agenda difficile e ambiziosa che deve e può partire dalle energie liberate dall’emergenza. Il settore finanziario ha dimostrato in questi mesi la propria capacità non solo di sostegno all’economia, ma anche di consulenza verso il settore pubblico per individuare gli strumenti più adeguati nel far fronte all’emergenza.

La speranza è che in una nuova normalità in cui gli aiuti pubblici saranno centrali, l’operosità e la responsabilità manifestata dal tessuto sociale durante le fasi acute dall’emergenza non vengano meno. E soprattutto va evitata la tentazione di lasciare che i sussidi corrompano la società anziché aiutarla nella ricostruzione. Per vincere questa sfida è necessaria una presa di responsabilità collettiva, una riunione delle risorse migliori che porti a un progetto di lungo periodo.

In un tale quadro difficile e di grande incertezza la buona notizia è che l’Europa per la prima volta si è schierata con grande velocità e in modo concreto. Molto rimane da fare, ma i progressi sono degni di nota: le istituzioni europee, modificando il proprio atteggiamento, sembrano aver appreso la lezione dell’ultima crisi. L’obiettivo ora è non sprecare quella attuale.