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Sinergia tra pubblico e privato per la riqualificazione e innovazione del territorio

Modalità Ibrida - Roma, 05/07/2022, Tavola rotonda Nazionale

La riqualificazione del territorio urbano continua a essere una sfida importante per le città di tutto il mondo. Diversi sono i modelli presenti in questo campo: dal recupero di aree industriali dismesse (brownfield) a una rigenerazione diffusa portata avanti da una pluralità di attori, fino a un classico volano di investimenti come i grandi eventi. Questi hanno assunto negli ultimi anni una nuova dimensione: se nel passato si ponevano come principale obiettivo la preparazione delle strutture nei tempi previsti, con lo stanziamento di risorse aggiuntive e l’avvio di procedure speciali, adesso la logica guarda oltre la singola manifestazione per valutarne la legacy e capire come possa diventare uno strumento per lo sviluppo del territorio e per la sua innovazione.

In questo senso l’Expo 2015 rappresenta un caso di studio, non solo per la sua capacità di rilanciare l’immagine di Milano, ma anche per il metodo con cui la città è arrivata a definire il futuro del sito espositivo che oggi sta vedendo nascere un importante distretto dell’innovazione. Nel caso milanese la collaborazione e le sinergie fra pubblico e privato sono state centrali, anche grazie ad attori intermedi a controllo pubblico, ma a forte orientamento di mercato, come Arexpo proprietaria delle aree, che hanno favorito il dialogo fra investitori e pubbliche amministrazioni.

Lo snellimento delle procedure e le garanzie sulla realizzazione effettiva dei progetti rimangono un elemento cruciale per attrarre competenze e capitali internazionali nei processi di rigenerazione. Il ruolo di guida del pubblico non è in discussione, mentre il privato è chiamato a portare innovazione, capitali di rischio e orientamento al mercato. Aziende partecipate o controllate da enti pubblici possono favorire il dialogo e la creazione di sinergie: nel post-Expo a Milano è stata fondamentale l’attrazione sull’area di grandi attori pubblici come l’Università degli Studi e Human Technopole che hanno fatto da traino agli investitori privati.

Il modello di Expo 2015 è sicuramente studiatile e replicabile, pur con le opportune specificità, in altre realtà. È il caso, ad esempio, di Roma che si candida ad ospitare l’Esposizione del 2030. Per la capitale si tratta di una grande opportunità di rilancio che si inserisce sulla scia del Giubileo 2025 e può contare sugli investimenti senza precedenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

L’obiettivo, in questi come in altri casi futuri, rimane quello di creare valore non solo per gli attori pubblici e privati coinvolti, ma per tutta la società. Generare un circolo virtuoso che veda nella riqualificazione del territorio un’occasione di sviluppo diffuso e di opportunità per i cittadini è del resto il miglior modo per creare consenso intorno alle opere di trasformazione che interesseranno le città negli anni a venire.