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Regolamentazione dell'attività di lobbying in Italia

Roma, 15/02/2018, Incontro-dibattito

In Italia si intravedono segnali di ripresa economica, anche se a valori dimezzati rispetto all’Europa e ancor di più rispetto alla Spagna, un Paese solitamente con livelli simili. Resta ancora molto basso il livello degli investimenti esteri: ad esempio è molto sbilanciato il rapporto Italia-Stati Uniti. Se è positivo il fatto che sia molto cresciuto l’ammontare degli investimenti italiani negli Usa resta ancora molto inferiore il valore degli interventi americani in Italia. Tutto questo pregiudica molte occasioni di crescita e testimonia le difficoltà ancora forti del sistema economico italiano. A questo sia aggiungono una serie di cambiamenti sociali e istituzionali di non poco conto: sono venuti a mancare i tradizionali portatori di interessi, vale a dire quei corpi intermedi che in passato avevano assicurato il ruolo di cinghia di trasmissione tra politica, istituzioni, società civile e mondo dell’impresa. In un momento di rapide e grandi mutazioni, non esiste praticamente più  la funzione di colore che informavano la classe politica delle aspettative e delle richieste di cittadini e  imprese.

Per un paese moderno e impegnato a competere su scenari globali è dunque fondamentale dotarsi di forme efficaci di rappresentazione degli interessi, così come già avviene in molti dei Paesi nostri competitors.

In Italia si è tentato molte volte di introdurre un quadro normativo complessivo che regolamentasse la funzione delle lobby sia per quanto riguarda i rapporti con gli organi costituzionali che con la Pubblica Amministrazione.

Vi sono alcuni punti fermi che trovano d’accordo sia chi dovrà porre in essere la regolamentazione sia chi svolge l’attività di lobby. Innanzitutto bisogna prevedere forme di riconoscimento professionale – anche mediante un albo apposito – che tutelino sia chi svolge tale attività sia coloro che intendano avvalersi della opera dei portatori di interesse. È stato infatti evidenziato che una scarsa chiarezza su tale figura professionale incentiva comportamenti scorretti e la persistenza di giudizi negativi su una attività pienamente lecita. Altro punto in comune è che il contatto con gli esponenti delle istituzioni sia all’insegna della trasparenza, peraltro facilitata dagli strumenti messi a disposizione dalla rivoluzione tecnologica. Infine, vi è concordia sulla necessità che vi sia una unicità regolatoria comune ai vari livelli istituzionali e amministrativi e che tenga conto anche di quanto previsto in sede comunitaria.