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L'Intelligenza Artificiale e una nuova generazione di opportunità

Modalità digitale, 25/11/2021, Conferenza Aspen Junior Fellows

Il 24 novembre 2021, il governo italiano ha adottato il Programma Strategico Intelligenza Artificiale 2022-2024 elaborato congiuntamente dal Ministero dell’Università e della Ricerca, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale. In un contesto mondiale di corsa allo sviluppo tecnologico, il Programma delinea una roadmap di politiche volte a promuovere la competitività del Paese tramite il rafforzamento a livello nazionale di competenze professionali e di ricerca nel campo dell’Intelligenza Artificiale.

Gli ambiti di applicazione dell’Intelligenza Artificiale sono molteplici e avranno impatto pressoché su tutti i campi e settori. Si pensi ad esempio al settore medico, dove l’Intelligenza Artificiale può aiutare in diagnosi e interventi, ma anche all’industria per quanto riguarda l’automazione dei processi o il mondo economico-finanziario dove la correlazione tra enormi volumi di dati già permette di prevenire frodi e delineare scenari e previsioni prima d’ora impossibili. Prioritari sono anche il settore giuridico e quello della Pubblica Amministrazione, dove l’introduzione di sistemi tecnologici avanzati è volta a migliorare la qualità dei servizi al cittadino ed efficientare i processi burocratici.

L’applicazione sarà pervasiva e per questo sono richieste riflessioni su tematiche antropocentriche di relazione uomo e macchina, ma anche di etica e di affidabilità della tecnologia stessa. A fronte di un dibattito pubblico internazionale ricco di preoccupazione sull’impatto sociale di medio-lungo periodo dell’Intelligenza Artificiale, è lecito ricordare che gli algoritmi e i sistemi tecnologici ad oggi in via di implementazione sono fortemente dipendenti dagli input umani. In particolare, si tratta di soluzioni tecnologiche in grado di elaborare e sintetizzare enormi volumi di dati e informazioni e offrire soluzioni a domande complesse poste da operatori specializzati in base a conoscenze prettamente umane. Per questo motivo, rispetto a scenari distopici che vedono macchine sostituire l’uomo in pressoché tutte le sue funzioni, è più realistico aspettarsi una conversione graduale del mondo del lavoro per come lo conosciamo oggi, dove l’Intelligenza Artificiale complementi ruoli professionali con funzioni di calcolo, analisi e previsione – oltre che pura forza fisico-meccanica – impossibili da svolgere per l’uomo.

Per cogliere le opportunità che derivano dallo sviluppo di tecnologie intelligenti è sicuramente necessario rafforzare le competenze del Paese e colmare il divario esistente tra domanda e offerta di conoscenze tecniche e professionali. È stimato che ad oggi sul mercato manchino 350.000 figure specializzate e il divario è destinato ad ampliarsi ulteriormente. Formare le figure del futuro sarà, quindi, la chiave per riuscire a mettere a scala l’innovazione auspicata, ma soprattutto per rendere il Paese competitivo in un contesto internazionale di forte evoluzione e spinta tecnologica.

Il Piano Strategico 2022-2024 risponde concretamente a questa necessità, mettendo a punto programmi di formazione superiore e accademica, supportando la ricerca e l’applicazione di tali sistemi innovativi in diversi ambiti strategici. Gli atenei italiani hanno già in parte aggiornato i propri percorsi in questo senso con corsi di laurea ad hoc, ma ancora molto è da fare, oltre che per la formazione di competenze tecniche - data scientists, informatici, ingegneri - soprattutto per la diffusione di conoscenze di base in tutti i corsi di studi e professionali, resa necessaria dalla natura pervasiva  e trasversale delle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale.

Affinché l’Intelligenza Artificiale diventi parte integrante della società mitigandone la potenza disruptive, è importante che l’argomento venga discusso anche in termini di etica. Se, infatti, è impossibile opporsi all’innovazione in un mondo globalizzato, è necessario che la tecnologia venga sviluppata e gestita secondo principi etici e condivisibili affinché sia strumento per il progresso collettivo. La questione è molto articolata e serviranno un insieme di regole e norme sia giuridiche che sociali per permettere l’implementazione di una tecnologia che sia antropocentrica e affidabile. Quanto più si affideranno previsioni e decisioni alle macchine, tanto più sarà necessario che gli algoritmi su cui sono programmate siano scevri di pregiudizi, trasparenti e accessibili. A questo scopo, serve una forza lavoro più competente e inclusiva, in grado di tradurre nel mondo informatico, con il proprio linguaggio e i propri processi di discernimento e analisi, la complessità di pensiero e la molteplicità di punti di vista ed esperienze che caratterizzano il mondo umano. Tra gli obiettivi del Piano Strategico c’è anche questo: favorire l’accesso e l’occupazione nel mondo del lavoro di un numero maggiore di donne, di giovani e di professionisti internazionali. La finalità del bene comune deve rimanere come prioritaria se si vuole far coincidere il progresso tecnologico con il progresso del Paese.