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La città intelligente in un mondo policentrico: infrastrutture, servizi, mobilità sostenibile

Venezia, 12/07/2013 - 14/07/2013, Aspen Seminars for Leaders

Nell'attuale processo di globalizzazione policentrica le città stanno diventando snodi di reti sempre più intelligenti capaci di catalizzare e creare nuove energie per l'innovazione e la crescita. Basta una fotografia satellitare per catturare un'immagine composta di spazi urbani allargati e interconnessi, crocevia e punti di incontro di infrastrutture tangibili e intangibili. Questo network  che supera i confini geografici tracciati nel XIX secolo e rende inadeguati ambiti di governo sorti nel secolo scorso, ha come motore le smart cities, le “città intelligenti”, luogo centrale di un nuovo processo di sviluppo urbano.

L'innovazione e i cambiamenti nella struttura urbana non sono solo però elementi sufficienti per rendere smart una città. I centri urbani per diventare “intelligenti” devono rispondere in primo luogo alle esigenze di chi li abita e li fa vivere: la sfida di una smart city consiste, quindi, nell'offrire risposte differenziate, ma coerenti e organiche, a cittadini, city users e imprese. Il processo di trasformazione in atto si basa su tre pilastri: la tecnologia, l'educazione dei cittadini, la governance. La tecnologia, pur essendo portatrice di grandi cambiamenti, si presenta come una soluzione ai diversi problemi delle città più che un elemento problematico del loro sviluppo. Più complesso è, invece, l'aspetto che riguarda la governance: per trasformare una città serve una visione di lungo periodo e sono necessarie linee guida chiare e costanti nel tempo, due elementi non sempre facili da conciliare con i tempi e le esigenze di un sistema politico come quello italiano.

Per questo non si può portare a termine un processo di trasformazione così complesso senza un'attenzione alla formazione e all'educazione dei cittadini: non possono esistere, infatti, smart cities se non esistono smart citizens. La chiave si trova in una scolarizzazione intelligente che sincronizzi la formazione con le trasformazioni di lungo periodo di cui le città hanno bisogno. Le smart cities però, come snodi di reti tangibili e intangibili, hanno anche bisogno di infrastrutture e servizi per la mobilità: l'esigenza è facilitare quei flussi di merci, dati e persone che ogni giorno vengono prodotti, arrivano e partono dai centri urbani. La mobilità dei cittadini e dei city users è un problema che le amministrazioni affrontano da tempo, con l'obiettivo di migliorare la gestione degli orari di spostamento fra abitazioni, scuole e luoghi di lavoro. In questo campo le tecnologie possono fornire un valido aiuto: la creazione di smart workcenter e la rilocalizzazione nei quartieri di nuove funzioni produttive “leggere” permettono, infatti, di ridurre i flussi di mobilità pendolare e rivitalizzare zone esclusivamente residenziali.

Il trasporto delle merci, invece, deve affrontare un aspetto, quello della logistica, in cui l'Italia presenta ancora ritardi rispetto al resto d'Europa. Oggetto di investimento, anche nella logica della creazione di smart cities, devono essere i grandi snodi del trasporto globale: porti e aeroporti. Si tratta di strutture che vivono e si trovano all'interno delle aree urbane e che per questo devono sperimentare interazioni intelligenti con il tessuto circostante, ovviando a problemi cronici di traffico e congestione.

La dotazione infrastrutturale e la sua gestione efficiente rimangono un elemento fondamentale per competere sul mercato globale: bisogna evitare di disperdere risorse scarse su troppe opere e agire in un'ottica integrata di sistema. Anche per questo non bisogna dimenticare che le città e le loro reti costituiscono un'architettura sulla quale si sviluppa una pluralità di servizi: assicurare qualità, efficienza e modernità è indispensabile per rispondere alle esigenze dei cittadini e delle imprese. Del resto i servizi che una smart city può erogare non riguardano solo le funzioni di base, tradizionalmente gestite dalle municipalizzate, come trasporti e utility. Una “città intelligente” genera, con il crescere del numero di sensori smart di cui è dotata, una massa crescente di dati disponibili per le più diverse applicazioni. Per questo è cruciale la corretta gestione di questi dati ed è necessaria un'accurata riflessione su quali risorse rendere disponibili - nella logica open data già sperimentata in diverse città del mondo - e quali sottoporre al rispetto della privacy dei cittadini.

Un dibattito che porti a una strategia di sviluppo condivisa e di lungo periodo sembra, in questo e in altri campi, l'unica via per eliminare le inefficienze che caratterizzano le città e contribuire alla crescita del sistema economico e sociale urbano. Con i centri urbani diventati i veri nodi del processo di globalizzazione, rendere più smart e sostenibili le città rimane, infatti, una delle principali leve per stimolare la crescita e lo sviluppo negli anni a venire.