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Infrastrutture e mobilità sostenibile

Milano, 01/07/2019, Tavola rotonda Nazionale

Il tema della sostenibilità è centrale nelle riflessioni odierne sullo sviluppo economico territoriale, e l’ambito della mobilità delle persone e delle merci, che conta per circa il 29% delle emissioni di CO2 globali, ne è toccato in maniera particolare.

La sostenibilità è da intendersi sia in senso ambientale e sia in senso più strettamente economico. In primo luogo negli aspetti micro come quello della durabilità, delle condizioni di gestione delle reti e dei servizi, garantite dalla certezza e stabilità del contesto regolatorio. E poi in senso macro avendo come obiettivo sviluppo e competitività dei territori. Infine va considerato l’aspetto sociale puntando a livelli adeguati di occupazione, di inclusività e accessibilità dei servizi.

Quanto alla mobilità appare fondamentale il ruolo della tecnologia che consente azioni di implementazione dei servizi di trasporto rispettosi delle esigenze degli utenti. Ad esempio il MaaS – Mobility as a service; i servizi di sharing e multimodali: in questo caso sono richiesti spostamenti complessivamente meno complessi, più veloci, meno costosi, sfruttando le opportunità offerte dalle diverse modalità, incluse le vie del mare.

Se il futuro auspicato per la mobilità delle persone è quello dell’interconnessione e multimodalità, è necessaria una profonda concertazione e l’individuazione di meccanismi che non solo rendano tali soluzioni attrattive per gli utenti, ma che incentivino i soggetti protagonisti dell’offerta a considerare questa opzione come strategica. Serve per esempio un nuovo tipo di operatore economico in grado di gestire in modo integrato il sistema intermodale, senza le possibili distorsioni che avrebbe un operatore “settoriale”.

Rilevanza strategica assumono le decisioni di programmazione relative alle connessioni interne ed esterne degli agglomerati urbani. I trend di sviluppo urbanistico e demografico dicono che nel prossimo futuro aumenterà la centralità delle grandi aree metropolitane (MegaCity); già oggi le città, pur contando per circa il 3% della superficie del territorio europeo, ospitano più del 50% della popolazione e generano tra il 50 e il 70% del Pil. Per converso, esse contribuiscono a circa il 70% dell’inquinamento, sintomo evidente della mancanza di lungimiranza e di sensibilità ai temi di sostenibilità nelle scelte strategiche di pianificazione effettuate in passato.

Oggi questa sensibilità è in aumento e ne sono segnali concreti sia l’adozione, da parte delle amministrazioni pubbliche, di Piani (quali il Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile e i vari PUMS a livello urbano) a specifica vocazione di sostenibilità; sia iniziative come il piano “Full Electric” di ATM (Milano) che prevede la riconversione all’elettrico dell’intera flotta di bus (1200 unità), per un risparmio annuo di 75 mila tonnellate di CO2, e la costruzione di nuovi depositi dal concept moderno, a basso impatto ambientale e che prevedano la restituzione al pubblico di ampi spazi utilizzabili per servizi ai cittadini.

Per lo sviluppo della mobilità elettrica va affrontato con un ragionamento strategico il tema delle infrastrutture di ricarica e dell’impatto che essa potrebbe avere sulla bolletta elettrica in Italia (già molto elevata); nelle best practice europee è alta la quota di ricariche effettuate in casa o presso l’azienda, ciò che può facilitare la gestione dei picchi. Il tema tecnologico, peraltro, è qui centrale, considerando che è il costo ancora elevato delle batterie a costituire il principale ostacolo dal punto di vista economico alla diffusione delle auto elettriche: il trend è in diminuzione, ma si prevede che esso scenda sotto i 100 $/kWh non prima del 2023.

D’altronde, è probabile e auspicabile che nell’ambito delle modalità alternative di alimentazione non si affermi un’unica soluzione, ma che le diverse opzioni (elettrico, biometano, idrogeno, e quant’altro) convivano e contribuiscano alla sostituzione dei combustibili fossili tradizionali. La fase di transizione, che si prevede per i prossimi 20 anni, è da pianificare e gestire con attenzione. Essa deve passare necessariamente non solo attraverso il recupero dei deficit infrastrutturale e lo sviluppo tecnologico, ma anche da una modifica della cultura e delle abitudini di comportamento e di consumo.