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Il futuro della salute tra tecnologia e sostenibilità dei sistemi di welfare

Aspenia Talks
Roma, 21/11/2017, Aspenia
Rassegna stampa

Vivere fino a 120 anni è già possibile e lo sarà in futuro. Il nuovo scenario,  indotto dai grandi progressi della scienza e dalla sempre maggiore affermazione della medicina personalizzata, porta però con sé il problema di come preservare la qualità di una vita così lunga e di come fare in modo che il sistema economico e sociale sia in grado di sostenere questa diversa realtà.

In oncologia i passi in avanti sono evidenti: a fronte di una diagnosi  tumorale sono 2 su 3 i pazienti che sopravvivono. La mortalità per AIDS è molto scesa, così come quella per malattie cardiovascolari.  Molto è merito della ricerca di base che oggi si indirizza verso terapie personalizzate e terapie geniche, peraltro molto costose, che prevedono per poter guarire l’assunzione di un farmaco per una volta soltanto.  

La centralità della ricerca, e soprattutto della ricerca di base, è un dato molto evidente e deve essere finanziata essenzialmente dallo Stato come dimostra l’esempio USA. Ma anche i privati hanno un ruolo importante: nella sola area di Boston ci sono più di 200 aziende biotech finanziate da venture capitalist. E quando collaborano università e industria si crea un circolo virtuoso che porta sia a grandi scoperte sia ad applicazioni di queste scoperte a vantaggio del cittadino. Nel nuovo contesto l’intelligenza artificiale e le analisi dei dati sono di grande aiuto e aprono nuove frontiere. Inoltre la tecnologia nello sviluppo della ricerca non deve in ogni caso essere considerata un costo.

In Italia ad esempio già oggi l’80% delle spese del servizio sanitario nazionale si concentra sull’ultimo anno. Ma l’ulteriore allungamento del percorso di vita degli individui   - vivere fino a 120 anni - significa per la società un onere finanziario non più sostenibile con i parametri attuali. Va ripensato allora l’approccio al sistema: il welfare così come è concepito oggi - dalla culla alla tomba - non sarà più sostenibile. E tutto sommato oggi ci sono già poche culle e poche tombe.

Nel 2017 in Italia la spesa sanitaria pubblica ha raggiunto i 114 miliardi e quella privata 40 miliardi, ancora troppo bassa. Va rafforzata quindi la parte dei privati perché la loro presenza è un fattore che affianca al soggetto pubblico un altro con lo stesso interesse: prestazioni a prezzi convenienti.  Nei contratti aziendali integrativi prendono sempre più piede una serie di prestazioni sanitarie al posto del corrispettivo in denaro in busta paga.  L’ente assicurativo propone o il rimborso oppure la prestazione diretta: nel primo caso accade a volte che i prezzi siano molto superiori. Ecco dove interviene il controllo delle prestazioni, un classico caso win win tra Stato e cittadino. E il mondo assicurativo tende a dare una mano al sistema anche tramite l’aiuto della tecnologia: 10 sono i miliardi di euro investiti in e-health e il 70% dei due miliardi di investimenti delle società di insurance high tech sono investiti nella salute.

Globalmente però i farmaci - soprattutto gli oncologici - sono carissimi. Soprattutto negli Stati Uniti, ma non solo, sono le aziende farmaceutiche a fare i prezzi. E, soprattutto nella cura del cancro, si è arrivati a cifre molto alte: si è calcolato che un paziente oncologico per un anno costa 1 milione di dollari. Il perché è presto spiegato con un esempio: su un nuovo farmaco costato due miliardi e mezzo, 100 milioni di euro sono stati spesi per l’acquisizione della start up che ha fatto la ricerca e l’ha brevettata, e gli altri 2 miliardi e 400 milioni per l’iter regolatorio, la vera fonte dell’onerosissimo  costo del processo.

In che modo il servizio pubblico potrà permettersi farmaci a prezzi altissimi? Certamente il tema apre quesiti di natura etica e non solo. Perché la sostenibilità non è un parametro solo economico, ma anche morale e sociale. Pochi investono in antibiotici e vaccini perché non hanno un alto valore di ritorno economico. Va cambiata la rotta perché nel medio e lungo termine il sistema non sarà più sostenibile. Se i farmaci sono troppo costosi e nessuno li compra generano poi anche conflitti sociali, soprattutto in un’Europa che conta ormai 120 milioni di cittadini sull’orlo della povertà. Serve che la politica si assuma allora le proprie responsabilità ed elabori proposte per trovare una soluzione. La salute è oggi più che mai non solo un problema di prevenzione e corretti stili di vita, ma anche un tema strategico di responsabilità sociale.