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I protagonisti italiani all’estero

Roma, 15/04/2012 - 16/04/2012, Interesse Nazionale
Rassegna audio-video

La quarta edizione della Conferenza “I protagonisti italiani all’estero” è stata aperta dall’intervento del Presidente del Consiglio Mario Monti. Dall’incontro è scaturita una proposta Aspen - Ministero degli Affari Esteri - Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca di avviare una task force congiunta per rafforzare la rete internazionale di scienziati, ricercatori e imprese attive nella ricerca.

Nel corso dell’incontro sono state anche presentate due ricerche frutto di due gruppi di lavoro di membri della Comunità.  La prima Brain drain, brain exchange e brain circulation è stata presentata nella prima sessione “Il capitale sociale a sostegno del Paese: identità, regole, posizionamento internazionale” dove si sono discusse questioni quali la necessità di nuovi incentivi per l’attrazione di capitale umano e per la circolazione dei ricercatori, attraverso il ringiovanimento della classe docente, l’aumento ad hoc dei salari per i giovani docenti meritevoli, la valorizzazione dell’esperienza di dottorato per le imprese, l’aumento dell’indipendenza dei giovani ricercatori e la diminuzione dell’incertezza con un vero percorso di tenure track, misure quali il master and back e il double appointment.

In riferimento alle politiche universitarie, è stata inoltre sottolineata la necessità di aderire a un mercato del lavoro del futuro caratterizzato da professionalità ad alta e media qualificazione, per cui è necessario aumentare le risorse dedicate all’istruzione, soprattutto con investimenti mirati in quei campi ad alta innovazione indicati in Europa2020 e in quei settori interdisciplinari che le università italiane, spesso organizzate a compartimenti stagni, non riescono ancora ad effettuare.

Il sistema universitario, inoltre, deve adottare sempre di più una politica estera e una strategia geopolitica, per legarsi al mondo del lavoro nelle scelte delle nicchie produttive adottate dal sistema-Paese e per agganciarsi alle nuove leve della crescita, come mostrato dal ritardo nell’attrazione degli studenti dei BRIC (8000 studenti in Italia contro 46000 in Gran Bretagna) e dalla scarsa rappresentanza dei docenti stranieri. L’obiettivo di fondo è la connessione sempre più forte dell’Italia con l’estero, per cui serve un cambio di passo anche nel settore privato, investendo sulla diversità nazionale, di genere e di background nei consigli d’amministrazione. Infine, è stata proposta la costituzione di una task force collegata al governo con il compito di preparare una roadmap con proposte concrete per la circolazione dei talenti.

La seconda ricerca “L’innovazione come chiave per rendere l’Italia più competitiva” è stata presentata nella seconda sessione “Quale capitale umano per affrontare le sfide globali?”dove si è discusso sul ruolo dell’innovazione per lo sviluppo, in una prospettiva di lungo periodo, identificando il ritardo italiano nel confronto con gli altri paesi industrializzati, in termini di allocazione e ottimizzazione delle risorse pubbliche e private. Tra le proposte di intervento, uno shock di innovazione capace di contrastare il provincialismo che ha caratterizzato la proliferazione delle sedi universitarie, la defiscalizzazione delle risorse impiegate in ricerca e sviluppo, la creazione di network di mentor per aiutare le giovani start-up a crescere e a confrontarsi con un orizzonte internazionale e di crescita dimensionale, l’investimento nella ricerca di base non valutabile in tempi brevi ma fondamentale per conseguire innovazione nel lungo periodo.

La conferenza ha voluto cogliere le sfide del capitale sociale e del capitale umano che l’Italia ha di fronte partendo anche dalle diverse prospettive che hanno caratterizzato le celebrazioni del 2011: dopo quelle del 1911, con Roma capitale come tema centrale, e quelle del 1961, che esaltavano il miracolo italiano, il filo conduttore delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia può essere colto nei ripetuti riferimenti del Presidente della Repubblica Napolitano alla formazione dei giovani e al ruolo della scuola per la costruzione di un’Italia “una e indivisibile”. Una chiave di lettura incentrata, dunque, sull’importanza delle strutture formative per costruire un Paese più moderno e consapevole del suo ruolo.