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Come massimizzare il patrimonio energetico dell’Italia? (Quinta edizione)

Modalità digitale, 30/11/2020, Interesse Nazionale

Il 2020 ha imposto uno scenario di analisi completamente diverso rispetto al passato, dominato dagli impatti profondi della pandemia e con caratteristiche così fluide da rendere molto difficile ogni previsione. La domanda fondamentale riguarda la strutturalità o meno del cambiamento e, in ambito energetico, se il cambiamento stesso potrà accelerare o rallentare la decarbonizzazione, fermo restando che l’industria energetica rimane un settore su cui puntare per cogliere appieno le opportunità della fase di ripartenza.

Al di là delle caratteristiche specifiche della ripresa, occorre mettere a fuoco come possa essere intervenuto un cambiamento sistemico a livello economico e di mercato, la cui strutturalità nel tempo dipenderà da un elemento chiave: le abitudini del consumatore. In questo contesto la buona notizia è che le emissioni di CO2, nel 2020, sono attese in diminuzione del 7%, portandosi ad un totale di poco superiore ai 30 miliardi di tonnellate, pari alle emissioni di un decennio fa.

Tuttavia è rischioso considerare l’abbassamento delle emissioni come un dato strutturale, anzi la crisi pandemica rischia di scatenare forze che possono rallentare i processi di decarbonizzazione, primo fra tutti il crollo degli investimenti nel settore a livello globale. Qualche segnale ottimistico in merito al percorso di decarbonizzazione c’è, poiché a fronte del calo degli investimenti energetici la domanda di energia da fonti energetiche rinnovabili è stabile, come dimostra anche l’incremento – pur su valori ancora marginali – dell’immatricolazione di auto elettriche.

Venendo all’Italia, è evidente che lo sforzo richiesto sarà significativo, sia in termini di sviluppo di fonti rinnovabili, sia in termini di efficienza. Altrettanto importante sarà la capacità di sbloccare e sviluppare su larga scala tecnologie mature come l’idrogeno e la Carbon Capture Utilization and Storage. Lo sforzo elettrico può, infatti, arrivare fino ad un certo punto, ma il resto del percorso sarà basato su molecole, con un ruolo crescente proprio dell’idrogeno. Per parlare di idrogeno però occorre distinguere tra le varie tecnologie. In questo ambito la parola chiave è partnership, imitando il modello tipico dalle major petrolifere e collaborando tra i diversi business per la creazione di idrogeno.

Quando si parla di obiettivi climatici derivanti dal Green Deal non a tutti è chiara la portata della sfida. L’innalzamento degli obiettivi 2030 al 55% di riduzione di emissioni di CO2 rispetto al 1990 significherebbe per l’Italia un target di fonti di energie rinnovabili al 40% sul mix totale, e al 55% sulla generazione elettrica. Per raggiungere questo obiettivo Elettricità Futura stima che occorrerebbe investire 100 miliardi di euro tra generazione e accumuli. Per quanto riguarda la capacità installata occorrerebbe installare 6,5 Gw per anno, contro la media storica di 1 Gw. Di questo passo gli obiettivi sarebbero raggiunti nel 2085.

Tra i rischi, occorre segnalare che il mondo finanziario non sembra credere moltissimo che il settore energetico sia in grado di rispondere con agilità al cambiamento, il quale dovrà essere velocissimo e compiersi nello spazio di una generazione. La tragedia della pandemia indica che si sta tentando di superare il concetto di conflittualità tra crescita e sfida climatica, come dimostrato dalla strategia UE. Tuttavia, se la strategia è chiara, ancora manca il dettaglio operativo per tradurre l’obiettivo in azione.

Un ulteriore elemento rilevante da considerare nella fase di ripresa riguarda la deformazione anelastica della struttura del comparto energetico: è questa una diversità importante rispetto alla crisi del 2009, la cui ripresa “a V” seguiva sostanzialmente gli stessi criteri, dogmi, regole e prospettive del periodo pre-crisi. Oggi, in generale, occorre creare un sistema economico che sia più resiliente e in questo il settore energetico ha un ruolo centrale. Non basteranno sussidi e aiuti pubblici, dove peraltro le risorse sono per loro natura limitate – specialmente in questa fase dove occorre fronteggiare anche l’emergenza sociale.

Se è vero che l’emergenza Covid19 ha accelerato la transizione, come dimostra l’innalzamento degli obiettivi europei annunciati proprio durante la pandemia, è anche vero che è indispensabile identificare gli strumenti finanziari e regolatori per decarbonizzare, in quanto l’occasione è propizia per accoppiare crescita e sviluppo sostenibile.

Attenzione però alle accelerazioni troppo veloci, in quanto le stesse possono creare un senso di urgenza distorto, che potrebbe tradursi in una perdita di controllo. Il sistema nazionale ha dimostrato resilienza, ma il ruolo delle nuove tecnologie e dell’innovazione sarà cruciale. È inoltre importante affrontare il tema con un approccio olistico e con la consapevolezza che le fonti tradizionali e la produzione domestica di energia hanno un ruolo chiave nella transizione, soprattutto in termini di sicurezza delle forniture, di contributo alla creazione di ricchezza e di contenimento dei costi energetici.