true
Versione Stampabile

Anatomia di una ripresa. Il ruolo dell’export

Modalità digitale, 30/09/2021, Aspenia

Il made in Italy e la sua propensione all’export sono da sempre una risorsa imprescindibile per l’economia italiana, con un ruolo cruciale nello sviluppo e nella crescita del tessuto imprenditoriale nazionale. Le esportazioni di beni continuano ad essere il motore della competitività del sistema-Paese, grazie a un progresso che nel 2021 supererà l’11%, con la prospettiva di mantenere nel triennio successivo un ritmo medio superiore a quello del periodo pre-pandemico.

La crescita nella fase attuale è trainata dal recupero del PIL mondiale e del commercio internazionale. Si tratta però una ripresa eterogenea sia a livello di settori sia a livello geografico: le scenario è caratterizzato da una debolezza dei consumi in Cina e da una forte attenzione, negli Stati Uniti, per il ‘buy american’. Tali ostacoli per ora non hanno frenato la crescita dell’export italiano, capace di mantenere un forte presidio su quei mercati, oltre che in paesi europei come la Germania. Anche le prospettive di crescita in questo senso sono positive con un’attenzione che si può allargare ad altre economie dell’Asia-Pacifico, così come verso il Golfo e la Russia.

Localizzare i mercati dove il recupero sarà più intenso e dove ci saranno maggiori opportunità rimane un fattore fondamentale. L’Italia è attrezzata per sostenere le imprese nel processo di internazionalizzazione e per migliorare il posizionamento delle filiere italiane sui mercati esteri. La sfida degli attori di questo sistema, ad iniziare da Sace, rimane tuttavia quella di accompagnare la crescita non solo dell’export, ma anche del numero di imprese attive nelle esportazioni.

Un’altra sfida è quella di sostenere il processo di crescita internazionale in una fase che rimane di forte incertezza. Diversi sono i mutamenti in atto, ad iniziare da un movimento delle catene globali del valore. Questo non implica il ricorso massiccio al reshoring (o al nearshoring) che non si è verificato, quanto piuttosto una correzione resa necessaria dalla pandemia e destinata ad equilibrare efficienza e sicurezza delle forniture.

A tale riguardo è importante sottolineare che i processi di aggiustamento post-pandemia evidenziano come quella correlata al Covid sia una crisi diversa da quella finanziaria del 2008: non è endogena e, pur colpendo pesantemente domanda e offerta, non sembra destinata a creare gravi effetti persistenti. Il commercio internazionale, del resto, dopo la forte contrazione nel 2020, vede una robusta ripresa e le esportazioni italiane si inseriscono pienamente nella tendenza.

In questo quadro l’Italia deve utilizzare al meglio i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che rappresentano una grande opportunità per creare un sistema più competitivo in chiave di sviluppo sostenibile e innovazione digitale. Le riforme e gli investimenti legati al PNRR offrono speranza sul PIL, ma anche sulla produttività dei fattori, in particolare del lavoro, che è il grande tema strutturale del Paese. Si tratta di cambiamenti che posso avere riflessi sulla competitività di prezzo, innescando un circolo virtuoso per le esportazioni italiane che negli ultimi anni sono state trainate soprattutto dalla crescita del valore aggiunto.