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L’Europa in evoluzione: la prospettiva e gli obiettivi dei giovani

Modalità Ibrida - Roma, 24/05/2022, Incontro Aspen Junior Fellows

Una riflessione sul futuro dell’Europa che parte dall’attualità, ma ambisce a immaginare la situazione interna e il contesto mondiale nel medio-lungo termine ha caratterizzato la prima tavola rotonda in modalità ibrida che ha riunito gli Aspen Junior Fellows.

L’idea stessa di futuro si rivela complicata dalla pandemia e dalla guerra in corso. Inoltre, in un arco temporale molto esiguo si sono verificati cambiamenti molto intensi, con la nascita, il trionfo e il declino della globalizzazione. Il nuovo mondo potrebbe quindi essere meno globale, ma comunque permeato da scambi internazionali. Sarebbe necessario pensare a una nuova Bretton Woods per riscrivere un catalogo comune di regole.

La Conferenza sul futuro dell’Europa ha riconosciuto come l’Unione europea che conosciamo non sia efficace su alcune aree e che essa dovrebbe, ad esempio, acquisire competenze in materia sanitaria. Allo stesso tempo, è emersa con chiarezza la volontà di mantenere a livello nazionale le competenze che qui funzionano meglio. La difficoltà sta nella necessità di apportare revisioni ai Trattati con l’accordo di tutti i governi, da sottoporre poi a ratifica da parte dei parlamenti nazionali. È più realistico immaginare che gli Stati maggiori possano fare da traino sulle funzioni che l’Unione può esplicare, anche tramite cooperazioni rafforzate.

Un dibattito riguarda le regole sulla presa di decisioni all’interno del Consiglio dell’Unione europea. Se aumentassero gli ambiti in cui è sufficiente una maggioranza qualificata invece dell’unanimità, l’Unione potrebbe agire in maniera più rapida per rispondere alle esigenze dei cittadini. Questa modifica è ancora più importante nel caso di un aumento degli Stati membri, poiché altrimenti l’Unione non riuscirebbe a decidere e sarebbe inoltre caratterizzata da un numero di commissari eccessivamente alto.

Tuttavia, l’Italia potrebbe patirne alcuni effetti negativi, dal momento che non si tratta del Paese europeo più forte o con maggiore potenziale di formare coalizioni. Inoltre, il dibattito politico non dovrebbe più essere su scala nazionale, ma europea; a questo riguardo, liste transnazionali per le elezioni al Parlamento europeo darebbero meglio espressione all’impulso del corpo elettorale europeo. D’altro canto, al momento non pare esserci una cointeressenza sufficiente tra Paesi europei per partiti che abbraccino più Stati.

L’Unione dovrebbe, innanzitutto, cercare di definire l’interesse europeo, che non si riduce al minimo comune denominatore o alla somma degli interessi di ciascuno Stato membro. L’interesse europeo include ad esempio lo sviluppo di un’autonomia strategica in ambiti quali l’energia, la difesa, l’immigrazione, il debito pubblico e la crescita economica. Riguardo alla difesa europea, si tratterà di un progetto complementare alla difesa transatlantica, che dovrà prendere atto che le crisi “minori” - che la difesa europea potrebbe teoricamente gestire in modo autonomo - sono sempre di meno a fronte di crisi di più ampia portata. Riguardo all’economia, la mancata armonizzazione fiscale permane un vulnus alla piena integrazione avviata con la moneta unica.

 

L’Unione dovrebbe poi porsi l’obiettivo di costruire resilienza in un mondo che è divenuto più stretto, con minore fiducia nelle istituzioni, proliferazione di populismi, filiere in via di accorciamento, mito della globalizzazione illimitata in declino. Queste tendenze sono state esasperate dal COVID-19, rispetto al quale sono mancate le risposte concertate a livello globale che avevano invece caratterizzato la reazione alla crisi finanziaria dal 2007 in poi.

Un altro tema di discussione è stata la prospettiva dell’allargamento dell’Unione europea. Già attualmente sono presenti differenze significative tra Stati membri. Un’ulteriore estensione potrebbe ridurre il margine di consenso potenziale tra i decisori. A livello internazionale, la conflittualità è in aumento, con un più marcato dualismo tra Stati Uniti e Cina, cui si aggiunge una Russia dotata di potere di ricatto. Il risultato è un mondo anarchico, con meno spazio disponibile per iniziative autonome dell’Europa, che più difficilmente potrà smarcarsi dall’interdipendenza con gli alleati.

Infine, la guerra di aggressione russa in Ucraina rappresenta un’ulteriore nube tossica: col tempo, le linee di divisione all’interno dell’Unione potrebbero accentuarsi. L’esito sarà determinante: una soluzione negoziata consentirà di riaprire il discorso su ordine e sicurezza in Europa, che sarebbe viceversa impossibile in caso di un protratto conflitto a bassa intensità.