Una conversazione sulle "fake news" e la Scienza

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 Le chiedo come va. Come stai Ilaria? Ilaria Capua, virologa, è una scienziata. Secondo Scientific American, fa parte dei 50 scienziati più influenti al mondo. Da un anno vive e lavora in Florida. Dopo avere resistito all’uragano giudiziario italiano - è stata prosciolta da accuse infondate e insensate perché “il fatto non sussiste” - ha appena vissuto l’impatto dell’uragano Irma in terra americana: “Meglio Irma, mi dice scherzando. Non dimenticarti: per me era stato chiesto l’ergastolo per procurata epidemia. Sono partita per l’America da imputata ed il proscioglimento è arrivato tre settimane dopo. Forse era destino... Adesso sto bene, sto vivendo gli effetti della “post verità” , ricomincio di nuovo. Dirigo lo “One Health Center of Excellence” all’Università della Florida, è uno dei lavori migliori che avrei potuto desiderare. L’amarezza che mi porto dentro è legata al fatto che io ho sempre voluto fare ricerca in Italia; invece, sono stata costretta ad andarmene. Dopo un uragano, si deve ricominciare. Sradicare una famiglia, allontanarsi dagli affetti e dalle cose di tutti i giorni è difficile. Ma è sempre così: le decisioni importanti e le loro ramificazioni sono impegnative, specie per noi donne che dobbiamo tenere tutto insieme”.

Ilaria è in questi giorni a Venezia per un seminario di Aspen sulle Scienze della vita. Cerco di capire con lei, in una pausa dei lavori, quale sia l’impatto delle fake news – delle notizie false o delle bufale, per usare un’espressione che rende meglio l’idea – sul futuro della Scienza. Dopo tutto, Ilaria è stata una vittima diretta di una campagna di denigrazione fondata sul nulla. L’attacco alla Scienza, nell’epoca della “post-verità”, comincia dall’attacco gratuito agli scienziati?

“Esiste anche questo fenomeno, non c’è dubbio: le fake news che definirei “strumentali”, rivolte a screditare, per varie ragioni, chi esprime un parere scientifico.  Ma lasciami prima impostare meglio il problema. La Scienza ha sempre avuto degli avversari, anche perché ha sempre posto dei dilemmi etici importanti. La tensione fra Scienza ed etica, insomma, è fisiologica. E molto spesso entrambe, la Scienza e l’Etica, hanno avuto una parte di ragione. Oggi, tuttavia, è intervenuto un terzo elemento, di disturbo e di confusione, che complica tutto. Questo terzo attore sono appunto le fake news, il cui peso è reso possibile ed è amplificato dai social media. Al di là del merito, quello che spaventa è la rapidità di movimento e la sua potenziale diffusione. E quindi eccoci qui: la discussione fisiologica, naturale, fra Scienza ed Etica sta assumendo aspetti patologici. Proprio perché si è inserito un elemento di disturbo – userei il termine inglese “confounder” – senza precedenti”.

Facciamo allora l’esempio di una discussione alquanto confusa, quella sui vaccini. L’Italia, come altri paesi europei, ha deciso di tornare al passato: per andare all’asilo devi essere vaccinato. Per la semplice ragione che il numero dei bambini che “vivono di rendita”, che sono insomma protetti dalle vaccinazioni altrui, sta aumentando oltre livelli di guardia. In condizioni del genere, il diritto alla salute di tutti prevale sulla scelta di alcuni. Cosa pensi sulla obbligatorietà dei vaccini? “Intanto, quella sui vaccini è tipicamente una discussione viziata dalle fake news.  La presunta correlazione fra il vaccino contro il morbillo e l’autismo, per esempio, è stata sconfessata, e il suo proponente radiato dall’ordine dei medici. Punto. Siamo nel campo delle bufale vere e proprie, non della Scienza. L’obbligatorietà diventa obbligatoria, passami questo gioco di parole, quando i singoli cominciano appunto a scaricare sugli altri l’onere della salute pubblica. A quel punto, è necessario intervenire; altrimenti, oltre ai numeri in fortissima ascesa di casi di morbillo, avremo anche malattie di ritorno che pensavamo di avere debellato. Certo: sarebbe stato meglio non dover imporre, in sanità bisogna educare e convincere. Le imposizioni sono sempre pericolose perché attaccabili”.

Non pensi, Ilaria, che l’altra faccia delle imposizioni sia il fatto che esista, nelle materie scientifiche, una ignoranza abbastanza diffusa? “Sì, anche perché insieme alle fake news vere e proprie e a quelle strumentali aggiungerei una terza categoria: le notizie ignorate, buone o cattive che siano. Viene ignorato, ad esempio, che la Gavi Alliance, l’alleanza internazionale per le vaccinazioni creata nel 2000, con sostegni pubblici e privati, è riuscita a vaccinare il 60% dei bambini di tutto il mondo. Sono numeri incredibili, impensabili fino a pochi decenni fa. Sul lato negativo, omettiamo invece di dire che oltre 50.000 bambini all’anno muoiono ancora di rabbia, una malattia che impone fra l’altro sofferenze terribili. I risultati ottenuti fino ad oggi nel campo della salute globale sono insomma contraddittori; avremmo bisogno, per sostenere i progressi possibili, di una informazione capace di spiegare, non di deformare, la complessità dei problemi. Per fare un esempio molto importante: la resistenza agli antibiotici, ovvero i cosiddetti “superbatteri” sono già un problema molto serio e l’Italia ha la maglia nera. .Bisogna che il nostro paese faccia la sua parte, anche attraverso il coinvolgimento dei cittadini. Ma per capirlo e per agire correttamente bisogna essere informati”.

E’ il momento di tornare al seminario di Aspen, il tempo è volato veloce. Saluto Ilaria Capua chiedendole quale sia il suo impegno di ricerca principale oggi, all’Università della Florida: “Mi occupo di grandi epidemie, che è poi l’asse della mia carriera scientifica. Anche in questo caso, per tornare al punto da cui siamo partite, le fake news possono avere un effetto nefasto. Perché aumentano il tasso di apprensione, “omettendo” le informazioni rilevanti per i cittadini. Quello che ho imparato, dalla mia vicenda personale e dalla mia vita professionale, è che tutto dipende dalla resilienza: delle persone e dei sistemi. E alla fine, sono le persone che fanno funzionare i sistemi. La vera epidemia nei confronti della quale siamo totalmente impreparati ed impotenti non è causata da un batterio o da un virus. E’ causata dalle parole. Si chiama fake news”. 



Una versione ridotta di questa conversazione è stata pubblicata su La Stampa del 26 ottobre 2017.




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