Dove va l'Arabia Saudita?

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Mohammed Bin Salman

Il Regno saudita è in subbuglio e sta muovendosi ad una velocità sconosciuta. Il paese è un “game changer” nel mondo arabo, quindi la prima domanda è: si tratta di un rischio o di un’opportunità? Possiamo rispondere che è presto per dirlo e che nessuna analisi può essere conclusiva. Tutti sono stati colti di sorpresa quando Re Salman nominò nel 2015 il diletto figlio Mohammed Bin Salman (MBS), appena trentenne, all’inedita carica di Vice Principe Ereditario.

Oggi MBS è formalmente Principe Ereditario e cumula tanto potere che ormai ci si domanda quando diventerà Re. Oltre a dirigere le Forze Armate, è diventato capo delle forze di sicurezza interna e della Guardia Nazionale, schierata soprattutto alle frontiere.

Ci sono però dei “ma” e dei “se” da prendere in seria considerazione, perché le cose non sono facili come sembrano, neanche sul piano interno. Alcuni osservatori pensano che il regno potrebbe entrare in crisi per essere stretto fra troppe pressioni nello stesso tempo.

Storicamente il paese si era sempre mosso cautamente e le successioni al trono venivano gestite secondo collaudate procedure, mentre i proventi dell’energia mettevano tutti al sicuro.

Gli Stati Uniti sono stati dalla parte di Riad, da quando Re Ibn Saud incontrò Roosevelt nel 1945 a bordo dell’incrociatore Quincy. Si dice che Ibn Saud abbia commentato al riguardo “meglio un protettore potente e lontano che debole e vicino”. Comunque sia, da allora l’asse Washington-Riad resiste ad ogni crisi e si fonda su solidi rapporti commerciali ed industriali.

Quando nel 2017 MBS diviene Principe Ereditario, si verifica un notevole cambiamento rispetto alle tradizioni, per cui il re veniva interpretato come primo fra eguali e distribuiva con attenzione ed equilibrio i posti importanti fra i membri della famiglia allargata. Un elemento che era visto come una garanzia per il mantenimento del potere reale.

Questo equilibrio si è rotto e non sappiamo quali sviluppi ci riservi il futuro. Si diffondono in particolare le  voci che una serie di principi influenti cerchino di coalizzarsi per impedire che MBS acquisti ulteriore potere; la tradizione può essere dalla loro parte, ma basterà, non è troppo tardi?

La struttura interna di potere è da sempre complessa. Una struttura di pesi e contrappesi che si riflette anche a livello istituzionale e amministrativo. Ecco un piccolo esempio di vissuto quando ricoprivo il ruolo di Vice Segretario Generale della NATO.

Dopo il Summit di Istanbul, nel 2004, la Nato decise di promuovere un partenariato con i paesi del Golfo. Nella mia veste ufficiale andai a Riad, invitato dall’ambasciatore saudita a Bruxelles, per poi ritrovarmi in una residenza di stato senza avere gli incontri che erano stati prospettati. Successivamente mi fu spiegato che esistono tre servizi di Cerimoniale, rispettivamente della casa reale, del Ministero degli Esteri e del Ministero della Difesa. Un coordinamento, il loro, evidentemente difficile.

Il Segretario Generale della Nato – allora Jaap de Hoop Scheffer – escluse ulteriori visite se non si fosse certi dell’accoglienza in loco. Entrò allora discretamente in scena un’importante personalità che dopo alcuni mesi  mi fece sapere che a Riad vi era via libera. Disse i che era riuscito a far firmare al Re un decreto al riguardo. In effetti ebbe poi luogo nella capitale un grande evento pubblico sui rapporti fra il Regno e l’Alleanza Atlantica a cui venne  invitato l’intero corpo diplomatico.

In conclusione, la tradizione saudita è di procedure non facili da decifrare dall’esterno. Non bisogna però neanche immaginare un paese primitivo. Esiste una società che è cresciuta nel tempo e che comprende personalità di livello internazionale oltre ad una buona diplomazia che ha importanti mezzi a sua disposizione.

Ad oggi, il giovane principe è comunque popolare in un paese che lo vede nel ruolo di riformatore, una figura sempre mancata. Chi torna a Riad dopo qualche anno di assenza fa notare un alleggerimento delle regole sociali e religiose, l’atteggiamento verso le donne più rilassato e meno formale.


Riad

Bisogna tener presente che metà della popolazione ha meno di 25 anni e si vede a disagio in una società decisamente conservatrice con forti differenze sociali, dove la corruzione è un fenomeno diffuso. L’opinione pubblica sembra quindi avere accolto con soddisfazione i recenti arresti, senza precedenti, di centinaia di influenti personalità sotto l’accusa di malversazione e corruzione.

Lo scorso novembre è stato anche costituito con decreto reale Il Comitato Supremo anti-Corruzione, presieduto dallo stesso MBS, con vasti poteri di indagine, arresto e confisca di beni.

Questi aspetti giocano a favore del Principe sul fronte interno e gli danno credito di fronte all’opinione pubblica. Altre cose appaiono più vaghe, come il lancio (con molta pubblicità ma senza grande precisione) di una ”Visione 2030” per un economia più robusta e meno dipendente dalle risorse energetiche.

L’altra faccia della medaglia è il declino dei salari e dei sussidi a causa della diminuzione del prezzo del petrolio, uno sviluppo certamente non gradito dalla popolazione, abituata ad un buon livello di benessere assicurato dal governo. Nello stesso tempo bisognerà tener d’occhio l’andamento degli investimenti esteri visto il cambiamento delle regole del gioco che è in corso. Come sappiamo é presente una numerosa comunità straniera, prevalentemente asiatica, ma non solo. Sono quelli che fanno girare le ruote del sistema economico. Da quanto si intuisce sono preoccupati da possibili sviluppi economici e legislativi che li danneggino.

Venendo al piano internazionale, MBS dimostra grandi ambizioni e vuole posizionare il paese come leader del fronte sunnita, soprattutto (ma non solo) nei confronti di Teheran.  

In Occidente viene ricevuto con tutti gli onori, tanto da essere invitato a pranzo dalla regina Elisabetta. Nella regione invece le cose vanno peggio. La guerra in Yemen continua da tempo con gravi disagi per le popolazioni civili, senza una conclusione sul piano militare. L’Esercito saudita, con la collaborazione degli Emirati Arabi Uniti, ha ottimi mezzi tecnologici ma evidentemente il tipo di conflitto non è congeniale alle sue capacità.

Se poi guardiamo alla situazione siriana, i vincitori sono Russia, Turchia ed Iran, oltre naturalmente a Bashar al-Assad. Riad ha fatto molti sforzi per sostenere milizie di segno contrario, con insoddisfacenti risultati.

Nel Libano le cose rimangono poco trasparenti: MBS vorrebbe ridurre l’influenza degli Hezbollah teleguidati dall’Iran; per questo lo scorso novembre aveva indotto il Presidente libanese Hariri a dare pubblicamente le dimissioni (poi rientrate), ma il resto della storia resta ancora da scrivere.

Riad può contare su un solido sostegno del Cairo, a cui versa importanti finanziamenti essenziali per l’economia nazionale, ma l'Egitto attraversa difficoltà sul piano interno e mantiene un profilo basso nel quadro internazionale.

Il Regno è capofila della coalizione che ha bloccato le frontiere con il Qatar, accusato di sostegno al terrorismo, e imposto sanzioni. Si tratta di una controversia che dura ormai da diversi mesi, in cui il Kuwait cerca di esercitare una mediazione senza apparenti risultati. L’ex Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, aveva anche cercato di intervenire, ma adesso capiamo bene che non aveva il peso necessario.

In realtà vi è una ruggine storica fra le case regnanti a Doha e a Riad e non è la prima volta che le relazioni diplomatiche sono interrotte. L’Arabia Saudita mal sopporta da tempo le pretese di indipendenza del Qatar il quale a sua volta, forte delle sue enormi risorse di gas naturale, vuole avere un ruolo autonomo in politica estera. In termini economici Il Qatar paga certamente il prezzo più alto in questa controversia, che appare un po’ forzata, e di cui non si vede la fine.

La conclusione è che siamo di fronte ad uno sforzo di innovazione senza precedenti, che ha aspetti e sfaccettature di segno diverso non ancora ricomposte in un quadro unitario. L’Arabia Saudita necessita da tempo di riforme e da questo punto di vista il cambiamento in corso ha una logica ben comprensibile e vi è da augurarsi che la modernizzazione continui.

Si può aggiungere l’auspicio che i popoli arabi prendono nelle loro mani il proprio futuro, e riescano a trovare un equilibrio regionale senza interventi di potenze esterne.




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