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Verso la mobilità ecosostenibile: gli impatti sociali ed economici della transizione

Roma, 12/09/2018, Tavola rotonda Nazionale
Rassegna stampa

Un accordo sostanzialmente unanime raccoglie l’obiettivo di giungere ad una mobilità ecosostenibile, necessario per rispettare l’accordo di Parigi che prevede di mantenere l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2°C. Si tratta in primo luogo di una questione di salute della generazione presente e di quella futura: nel 2016, il settore dei trasporti è diventato la più grande fonte di CO2 e, secondo le stime della European Environmental Agency, oltre l'85% della popolazione è stata esposta a concentrazioni di inquinanti atmosferici superiori ai limiti imposti delle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per particolato fine (PM2,5).

Infine, ma non ultimo, l'Unione Europea importa attualmente l’89% del suo petrolio greggio, la stragrande maggioranza del quale è utilizzato per il trasporto. Questo aspetto espone inevitabilmente l'economia alla volatilità dei prezzi globali del greggio e ad una dipendenza geopolitica dai paesi produttori.

Se l’obiettivo è condiviso, le strategie per perseguirlo sono soggette a confronto e gli interessi e gli obblighi dei vari attori trovano difficoltà a comporsi.

Il primo dei tre stakeholders sono i cittadini, che devono essere interessati ad acquisire mezzi ecosostenibili e ad adottare nuovi modi di utilizzo o comportamenti inerenti la mobilità (car sharing e car pooling ad esempio). Se questo processo deve avvenire nei prossimi 20-30 anni, si tratta non solo di attrarre gli attuali consumatori con incentivi economici ma anche di formare, attraverso il sistema educativo, la consapevolezza nei consumatori futuri dell’importanza di scelte e comportamenti ecosostenibili.

Il secondo protagonista è il modo produttivo chiamato a realizzare i mezzi – pubblici o privati – per la mobilità ecosostenibile. Non si tratta solo delle case automobilistiche, ma di filiere ad esse connesse e sarà, quindi, necessaria una revisione dei sistemi produttivi, degli investimenti e delle risorse umane.

Il terzo attore è il settore  pubblico, centrale e locale, che dovrà operare scelte e politiche coerenti nonché durature nel tempo. Si auspica da più parti la messa a punto di un piano che non solo venga condiviso tra i vari livelli dell’amministrazione pubblica, ma che preveda anche una chiara collaborazione pubblico-privato.

Partendo dai dati dello studio “Fuelling Italy’s Future”, realizzato da European Climate Foundation, Cambridge Econometrics; Transport and Environment nonché Enel Foundation, i partecipanti hanno affrontato i vari temi e le possibili strategie percorribili.

Se a livello europeo le risoluzioni in tema di riduzione delle emissioni di CO2 sono chiare e puntano in maniera decisa verso l’obiettivo, permane il problema di come tramutare queste direttive in scelte politiche e nella capacità di accrescere gli investimenti nel settore della mobilità ecosostenibile. Il rischio di tale dissonanza è di veder aumentare il divario tra UE, USA e Cina, paesi, questi ultimi, dove il settore automotive viene sostenuto con leggi ed iniziative ad hoc.

Indubbiamente un ruolo importante lo avranno sia le politiche fiscali, come dimostrano le iniziativa intraprese da alcuni paesi europei, sia la capacità di progettare e realizzare le infrastrutture necessarie alla mobilità ecosostenibile.

Secondo alcuni partecipanti l’approccio alla transizione non deve partire dall’assunto di un utilizzo di veicoli come gli attuali, ma dall’analisi delle reali percorrenze ed utilizzo, soprattutto se, come sembra,  il futuro sarà caratterizzato da auto a emissioni zero. Nel caso dei trasporti urbani, dove la breve percorrenza è la norma, si dovrebbero utilizzare veicoli di minore grandezza e alimentati non attraverso colonnine di ricarica, ma con siti di scambio delle batterie scariche con quelle cariche. Si avrebbero così tempi di fermo del veicolo inferiori e migliore gestione dei picchi di ricarica.

Il tema della progettazione delle batterie non deve solo riguardare la loro capacità e velocità di ricarica – due aspetti dove è maggiore lo sforzo della ricerca – ma anche la necessità - in fase di progettazione - di adottare tecnologie pensate per gestire al meglio il riciclo e lo smaltimento degli accumulatori esausti.

Se il futuro della mobilità ecosostenibile appare, almeno da un punto di vista tecnologico,  più vicino grazie a modelli di veicoli in avanzata fase di sperimentazione con capacità, autonomia e costi accessibili, resta il nodo di come attenuare i costi economici e sociali di questa evoluzione. Auto ecologiche e a guida autonoma, nuovi modi di assicurare la mobilità e probabilmente nuove forme di logistica comporteranno riduzioni nella produzione di mezzi di trasporto e, dunque, una minore occupazione. Anche se alcuni assicurano che tale forza lavoro potrà essere riconvertita nei nuovi settori, questo è sicuramente un problema molto sentito e che può influire sulla velocità della transizione. Inoltre, si dovrà tenere conto a livello mondiale delle problematiche poste dai quei paesi con una economia fortemente caratterizzata dalla disponibilità delle risorse fossili.

In questo scenario l’Italia deve necessariamente recuperare i suoi ritardi della trazione ibrida, dell’auto a emissioni zero, del car sharing e rinnovare nel trasporto pubblico un parco circolante largamente composto da veicoli vecchi e altamente inquinanti. Solo così potrà trarre dalla transizione in atto importanti occasioni per il suo sistema produttivo, senza dimenticare che una drastica riduzione dell’inquinamento renderebbe maggiormente attraenti le bellezze artistiche e naturali che ne caratterizzano il territorio.